Il giorno prima dell’aggressione, un vicino lo aveva visto camminare lentamente verso il piccolo parco vicino casa, accompagnato dalla donna che da circa un mese si occupava di lui. Antonio “Totò” Reggio, 91 anni, non era un uomo chiuso tra quattro mura. Continuava a uscire, a parlare con le persone, a coltivare quella socialità che aveva accompagnato tutta la sua vita di docente, educatore e amministratore pubblico. Poche ore più tardi, nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 agosto, la villetta di un tranquillo quartiere residenziale di Vibo Valentia si è trasformata nel teatro di una violenza che nessuno, ancora oggi, riesce a spiegare. Reggio è stato trovato con numerose ferite da taglio al torace e all’addome, inferte – secondo l’ipotesi degli investigatori – dalla persona che avrebbe dovuto assisterlo.
Le urla nella notte e la chiamata al 118
Alcuni residenti avrebbero sentito delle urla provenire dall’abitazione. La telefonata al 118, secondo quanto emerso nelle ultime ore, sarebbe però partita dalla stessa badante, una donna ucraina sulla cinquantina arrivata nella casa soltanto per una sostituzione temporanea. Quando i soccorritori sono entrati nell’appartamento si sono trovati davanti a una scena drammatica. Antonio Reggio perdeva sangue ed era in condizioni disperate. È stato trasportato in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale Jazzolino, dove gli esami hanno evidenziato ferite profonde e un versamento pleurico. La gravità del quadro clinico ha reso necessario il trasferimento d’urgenza a Catanzaro. Il 91enne è stato ricoverato con prognosi riservata e sottoposto alle cure dei sanitari. Le sue condizioni restano critiche ma stabili: un equilibrio ancora delicatissimo, dopo ore nelle quali si è temuto il peggio.
Coltello, forbici e forchettone: gli oggetti sequestrati
Dentro l’abitazione gli investigatori avrebbero recuperato un coltello da cucina, un paio di forbici e un forchettone, tutti oggetti comuni che potrebbero essere stati utilizzati durante l’aggressione. Spetterà agli accertamenti scientifici stabilire quali strumenti abbiano effettivamente provocato le ferite e se siano stati impiegati uno dopo l’altro. I primi rilievi descrivono comunque un’azione rapida, violenta e caratterizzata da un apparente accanimento. Non un singolo gesto, dunque, ma una sequenza sulla quale la Squadra mobile di Vibo Valentia sta cercando di fare piena luce. Gli oggetti sono stati repertati, mentre all’interno della villetta sono state cercate tracce capaci di restituire l’esatta dinamica di quei minuti. Resta da accertare anche che cosa sia accaduto immediatamente prima. Se vi sia stata una discussione, se Reggio abbia tentato di difendersi e quanto tempo sia trascorso tra il primo colpo e la richiesta di aiuto.
La badante arrivata da appena un mese
L’attenzione degli investigatori si è concentrata quasi subito sulla badante ucraina, che assisteva il professore da circa un mese. Una presenza recente, chiamata a sostituire temporaneamente la donna che si era presa cura di lui per due anni. La cinquantenne è stata fermata dagli uomini della Mobile e interrogata a lungo. Si trova adesso in carcere ed è stata sottoposta all’interrogatorio di garanzia. E’ accusata di lesioni gravissime. Resta soprattutto da comprendere il movente. Gli investigatori stanno passando al setaccio la breve convivenza, i rapporti quotidiani e gli eventuali aspetti economici, ma al momento non è emerso un elemento certo capace di spiegare l’esplosione di violenza. Anche la telefonata ai soccorsi effettuata dalla donna rappresenta un passaggio da ricostruire: bisognerà chiarire che cosa abbia riferito agli operatori, in quale momento abbia chiesto aiuto e quale versione abbia fornito nel corso degli interrogatori.
Il professore che per il quartiere era “il nonno di tutti”
Originario di Nicotera ma residente da molti anni a Vibo Valentia, Antonio Reggio è stato uno storico docente di Storia e Filosofia del liceo classico Michele Morelli. Un professore conosciuto da generazioni di studenti, ricordato per la cultura, l’eleganza nei modi e la capacità di costruire rapporti che andavano oltre l’orario delle lezioni. Alla scuola aveva affiancato l’impegno pubblico come amministratore comunale a Nicotera. Anche dopo il pensionamento era rimasto una presenza attiva e riconoscibile. Usciva, passeggiava e si fermava a parlare con chi incontrava.
Nel quartiere delle villette a schiera dove abitava, con i familiari residenti poco lontano, lo chiamavano semplicemente “il nonno”. Una definizione affettuosa che racconta meglio di qualsiasi curriculum il rapporto costruito con quella piccola comunità. Agnese, la donna che lo aveva assistito in precedenza per due anni, lo descrive come “una persona gentilissima, molto brava, sempre gentile”. Parole pronunciate con fatica davanti alla casa dove aveva lavorato e nella quale nessuno avrebbe immaginato potesse consumarsi una simile aggressione.
Il silenzio del quartiere e il mistero del movente
Adesso intorno alla villetta restano incredulità e silenzio. I vicini continuano a ripetere di non avere mai notato segnali preoccupanti. Soltanto il giorno precedente Antonio era stato visto passeggiare con la nuova badante, apparentemente senza tensioni. Ma è proprio dentro quella normalità che la polizia sta cercando il punto di rottura. Un litigio improvviso, un contrasto maturato nella gestione quotidiana, una questione economica o un gesto privo di una spiegazione razionale: sono soltanto ipotesi e, al momento, nessuna può essere indicata come prevalente. Le risposte dovranno arrivare dai rilievi effettuati nella casa, dagli esami sugli oggetti sequestrati, dalle testimonianze dei vicini e dalle dichiarazioni della donna. Fino ad allora resta soltanto la sproporzione tra la fragilità di un uomo di 91 anni e la violenza che gli è stata scagliata contro. Antonio Reggio continua a combattere in ospedale. Nel quartiere aspettano notizie e ripetono la stessa frase: “Totò è il nonno di tutti”. Il professore che per una vita aveva insegnato a comprendere la storia si trova adesso al centro di una storia della quale manca ancora la spiegazione più importante: perché.


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