La giustizia calabrese deve fare i conti con organici insufficienti, carichi di lavoro insostenibili e carenze strutturali che rischiano di compromettere il funzionamento degli uffici giudiziari e l’effettività dei diritti dei cittadini. È l’allarme lanciato dalla Camera penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro, che ha deciso di rivolgersi direttamente al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Consiglio superiore della magistratura.
In una lettera datata 17 ottobre 2026, il presidente Francesco Iacopino raccoglie e rilancia le preoccupazioni espresse dal presidente del Tribunale di Catanzaro, Giuseppe Spadaro, e dal procuratore generale Giuseppe Lucantonio.
Il messaggio è netto: senza investimenti, personale e risorse adeguate non può esserci una giustizia realmente efficiente. E a pagarne le conseguenze non sono soltanto magistrati e dipendenti degli uffici giudiziari, ma anche i cittadini che attendono risposte dai tribunali.
Catanzaro, giudici sopraffatti dal lavoro: la denuncia di Spadaro
La presa di posizione dei penalisti nasce dalle parole pronunciate dal presidente del Tribunale Giuseppe Spadaro, che ha descritto una situazione di forte sofferenza all’interno degli uffici giudiziari.
Nella lettera viene richiamata la sua testimonianza sui «giudici sopraffatti dal lavoro, stremati da carichi insostenibili, fino alle lacrime».
Una descrizione che, secondo la Camera penale, restituisce la gravità di condizioni lavorative ormai difficili da sostenere.
Per gli avvocati penalisti, il problema nasce anche dalla sproporzione tra la complessità dei procedimenti giudiziari e il numero di magistrati effettivamente disponibili.
Una difficoltà particolarmente evidente in Calabria, dove gli uffici sono chiamati ad affrontare procedimenti complessi, anche legati alla criminalità organizzata.
Secondo la Camera penale, il fabbisogno degli uffici non può essere determinato soltanto attraverso dati statistici che non tengano conto delle caratteristiche delle indagini e dei processi trattati.
L’allarme del procuratore generale Lucantonio: «Magistrati costretti a fare anche gli ingegneri»
Nella lettera indirizzata a Nordio e al Csm trova spazio anche la denuncia del procuratore generale Giuseppe Lucantonio, che ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà quotidiane di chi deve garantire il funzionamento della macchina giudiziaria.
Iacopino riprende l’immagine di un magistrato costretto a improvvisarsi «ingegnere, capocantiere, meccanico e consulente informatico pur di mandare avanti gli uffici».
Una situazione che, secondo la Camera penale, non può essere ulteriormente tollerata.
I penalisti condividono inoltre il richiamo di Lucantonio alla necessità di un dialogo autentico tra chi approva le leggi e chi è chiamato ad applicarle.
«La giustizia non si governa attraverso i talk show, gli slogan o le contrapposizioni di piazza», si legge nella lettera, che richiama le parole del procuratore generale.
Per gli avvocati occorre invece conoscere le condizioni reali degli uffici, valutare gli effetti delle decisioni legislative e assumere iniziative adeguate alle difficoltà riscontrate.
La Camera penale scrive a Nordio e al Csm: «Non chiediamo privilegi per i magistrati»
La posizione della Camera penale di Catanzaro non rappresenta, precisa Iacopino, una richiesta di trattamenti privilegiati per la magistratura.
Gli avvocati ribadiscono la centralità del diritto di difesa e del ruolo autonomo del difensore nel processo penale.
Nella lettera, il presidente ricorda anche il proprio intervento a un incontro sulla criminalità organizzata promosso su invito del presidente della GES di Catanzaro, Giovanni Strangis.
Il principio sostenuto è che la qualità della giurisdizione dipenda dalla possibilità per ogni soggetto processuale di esercitare pienamente le proprie funzioni.
«Le garanzie non sono un ostacolo all’accertamento della verità: ne sono una condizione essenziale», sottolinea Iacopino.
Richiamando inoltre il giurista Alessandro Traversi e il suo libro La difesa penale, il presidente evidenzia il rapporto tra l’effettività del diritto di difesa e la possibilità che una sentenza venga riconosciuta socialmente come giusta.
Processi più difficili e diritti a rischio: le conseguenze della carenza di personale
La Camera penale sottolinea come le difficoltà degli uffici giudiziari non siano soltanto una questione interna alla magistratura.
Carenze di organico, sovraccarico di lavoro e problemi strutturali possono infatti incidere sui tempi dei processi, sulla qualità delle decisioni e sulla concreta tutela dei diritti.
È questo uno dei passaggi centrali della lettera: i principi previsti dalle norme non sono sufficienti se mancano le condizioni materiali e umane per renderli effettivi.
Il problema, secondo i penalisti, riguarda quindi l’intero sistema della giustizia e la sua capacità di assicurare risposte ai cittadini.
Criminalità organizzata in Calabria, Iacopino: «Non bastano gli annunci»
Particolare attenzione viene riservata alla lotta contro la criminalità organizzata, che impone agli uffici giudiziari calabresi un impegno investigativo e processuale rilevante.
Iacopino richiama anche le parole del procuratore Salvatore Curcio, sulla necessità di mantenere alta l’attenzione dell’intera comunità nei confronti dei fenomeni criminali.
Ma, secondo la Camera penale, non è sufficiente aumentare le aspettative nei confronti della giustizia o ampliare le risposte punitive senza garantire strumenti adeguati.
«La lotta alla criminalità organizzata non si rafforza con gli annunci», si legge nella lettera.
Servono invece investimenti concreti, magistrati in numero sufficiente e uffici giudiziari messi nelle condizioni di lavorare.
Nuovi magistrati assegnati, ma per la Camera penale non bastano: l’appello finale a Nordio
La Camera penale riconosce gli sforzi compiuti attraverso la recente assegnazione dei magistrati ordinari in tirocinio, deliberata dal plenum del Consiglio superiore della magistratura.
Un intervento giudicato positivo, ma non sufficiente a risolvere le difficoltà denunciate.
La richiesta rivolta al ministro Nordio e ai componenti del Csm è quella di assicurare risorse umane proporzionate al reale fabbisogno degli uffici e di ridefinire le piante organiche sulla base delle effettive caratteristiche del territorio.
Iacopino ribadisce la disponibilità della Camera penale a partecipare a un confronto istituzionale serio e costruttivo sulle condizioni della giustizia calabrese.
La lettera si chiude con un appello diretto alle istituzioni nazionali:
«Non lasciateci soli. Sono certo che non ci lascerete soli».
Parole con cui il presidente Francesco Iacopino chiede che l’allarme proveniente dagli uffici giudiziari di Catanzaro non rimanga senza risposte.














