Ci sono due video destinati a diventare centrali nell’inchiesta sulla morte di Domenico Campana, il 26enne di Mirto Crosia morto in seguito alle gravissime ferite riportato nello scontro tra un gommone e una barca al porto di Vibo Marina la scorsa settimana. Il primo osserva la tragedia dalla terraferma e potrebbe aver registrato, con la freddezza di una telecamera di sorveglianza, la posizione delle imbarcazioni, i loro movimenti, la collisione e i soccorsi. Il secondo nasce invece dall’interno della barca colpita: l’inquadratura rivolta verso il cielo, le urla, le richieste di aiuto e uno dei ragazzi che tenta disperatamente di soccorrere i compagni. Due prospettive opposte dello stesso dramma. Una potenzialmente decisiva per ricostruire la dinamica dello scontro avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì 14 agosto. L’altra capace di restituire la concitazione e la tensione dei momenti immediatamente successivi all’impatto costato la vita al 26enne di Mirto Crosia e provocato il ferimento di alcuni dei suoi amici.
La telecamera che avrebbe ripreso l’intera sequenza
Il filmato più importante dal punto di vista investigativo è stato acquisito questa mattina dalla Capitaneria di porto di Vibo Valentia. A registrarlo è stata una telecamera di videosorveglianza installata in una posizione dalla quale sarebbe stato possibile osservare quanto accaduto nello specchio d’acqua antistante lo scalo. Le immagini sono state estratte il 18 agosto dai proprietari dell’impianto e consegnate ai militari. Il video è adesso nelle mani degli uomini coordinati dal comandante Guido Avallone, ai quali la Procura di Vibo Valentia ha delegato le attività di polizia giudiziaria.
La registrazione documenterebbe l’intera sequenza: la posizione e i movimenti dei due natanti prima dell’incidente, il momento della collisione e ciò che accade nei minuti immediatamente successivi, compreso l’arrivo dei soccorsi. Una sorta di occhio esterno che, se la qualità e l’angolazione delle immagini lo consentiranno, potrebbe aiutare gli investigatori a ricostruire con precisione quei pochi secondi nei quali la giornata di vacanza del gruppo di ragazzi si è trasformata in una tragedia. Il filmato dovrà essere analizzato fotogramma per fotogramma e messo in relazione con punti di riferimento fissi, orari e distanze. Potrà così offrire indicazioni sulla velocità dei due mezzi, sulle rispettive traiettorie, sulle manovre compiute e sul punto esatto nel quale si è verificato l’impatto.
Le urla e le richieste di aiuto registrate dal telefonino
C’è poi un secondo video, completamente diverso. Uno dei giovani che si trovavano sulla piccola imbarcazione aveva il telefonino in modalità registrazione. Il dispositivo ha continuato a riprendere durante i momenti immediatamente successivi allo scontro. La telecamera è rivolta prevalentemente verso il cielo e non restituisce una visione complessiva della scena. Dal basso compare soltanto uno dei ragazzi, impegnato ad aiutare i compagni. È soprattutto l’audio, però, a raccontare la drammaticità di quegli istanti: le urla, le invocazioni e le concitate richieste di soccorso provenienti dalla barca appena colpita.
Immagini frammentarie, confuse, inevitabilmente segnate dal caos seguito alla collisione. Proprio per questo rappresentano una testimonianza diretta di ciò che accadde a bordo. Il filmato potrebbe non essere determinante per stabilire le cause dello scontro, ma potrà aiutare a ricostruire la successione temporale degli eventi, le condizioni dei ragazzi dopo l’impatto e le prime iniziative adottate per prestare loro aiuto.
Velocità e traiettorie sotto esame
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Viviana Punzo, è stata aperta per l’ipotesi di omicidio nautico. Nel registro degli indagati è stato iscritto il professionista originario e residente a Bologna che si trovava alla guida del gommone. Da una parte navigava la piccola imbarcazione noleggiata dal gruppo di amici arrivati sulla costa vibonese per trascorrere alcuni giorni a ridosso di Ferragosto. Per condurre quel tipo di mezzo non era necessaria la patente nautica. Dall’altra procedeva il gommone guidato dal medico odontoiatra e chirurgo bolognese, regolarmente in possesso del titolo abilitativo. La disponibilità o meno della patente, naturalmente, non consente da sola di stabilire alcuna responsabilità. Saranno le condizioni di navigazione, le precedenze, le rotte, le velocità e le manovre compiute dai conducenti a dover essere ricostruite tecnicamente.
Tra le ipotesi vagliate fin dalle prime ore figura quella di una velocità del gommone non adeguata alle condizioni e al tratto di mare attraversato. Si tratta, allo stato, di un’ipotesi investigativa che dovrà trovare conferma o essere esclusa attraverso dati oggettivi. Ed è proprio su questo punto che il video della telecamera di sorveglianza potrebbe assumere un peso particolarmente rilevante.
Il confronto con i danni riportati dalle imbarcazioni
Le immagini saranno incrociate con le testimonianze già raccolte, con i rilievi effettuati sui natanti e con la consulenza del tecnico navale incaricato di esaminare i due mezzi, entrambi sottoposti a sequestro. Gli accertamenti dovranno verificare la compatibilità tra ciò che appare nei filmati e i danni provocati dalla collisione. Secondo la prima ricostruzione, il gommone avrebbe colpito e squarciato il fianco sinistro della piccola barca, investendo Domenico e provocandogli le devastanti lesioni rivelatesi fatali.
L’autopsia eseguita all’Istituto di Medicina legale dell’Università di Catanzaro ha individuato proprio nelle ferite laceranti riportate al capo e al fianco la causa della morte del giovane. La relazione definitiva sarà depositata nelle prossime settimane, dopo il completamento degli esami istologici e tossicologici disposti dai medici legali.
Nessuna notizia ufficiale su alcoltest e narcotest
Rimane intanto coperto dal massimo riserbo un altro passaggio rilevante dell’inchiesta. Nelle ore successive all’incidente, il conducente del gommone è stato accompagnato dagli investigatori all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia per essere sottoposto agli accertamenti medico-legali, compresi alcoltest e narcotest. Al momento non sono state diffuse notizie ufficiali sugli esiti degli esami. Si tratta però di un punto sul quale, non appena le esigenze dell’indagine lo consentiranno, appare opportuno fare chiarezza in un senso o nell’altro. La conoscenza degli esiti tutela la ricerca della verità, la famiglia della vittima e gli altri ragazzi coinvolti, ma anche la posizione dello stesso indagato, che deve essere considerato innocente fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità.












