L’ipotesi di un’estensione geografica del conflitto al di fuori del Medio Oriente scuote le diplomazie internazionali.
Secondo quanto rivelato dal Financial Times, l’Iran avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi nell’Europa meridionale e sud-orientale nell’eventualità in cui il presidente Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto.
Tra i bersagli presi in esame figurerebbero la base aerea di Bezmer in Bulgaria e infrastrutture sull’isola di Cipro, oltre ai cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz.
La reazione dell’Alleanza Atlantica non si è fatta attendere. Un funzionario della NATO ha confermato l’elevato stato di prontezza delle difese alleate: “Come dimostrato all’inizio di quest’anno, quando le difese aeree della Nato hanno intercettato con successo, in quattro occasioni distinte, missili balistici diretti in Turchia dall’Iran, la nostra capacità di deterrenza e difesa è solida ed efficace. La Nato è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e farà sempre tutto il necessario per difendere tutti gli Alleati.”
Gaza: raid dell’IDF sulla polizia e inchiesta penale sul caso della piccola Hind Rajab
La situazione sul campo resta drammatica nella Striscia di Gaza. Un attacco dell’IDF contro il quartier generale della polizia a Gaza City ha provocato 9 morti e 15 feriti, a cui si aggiungono sei vittime per un raid nei pressi del porto.
Parallelamente, l’esercito israeliano ha richiesto l’avvio di un’inchiesta penale sui colpi d’arma da fuoco che causarono la morte della piccola Hind Rajab, la bambina di cinque anni uccisa a gennaio 2024 insieme ai familiari e ai soccorritori della Mezzaluna Rossa. L’iniziativa giunge mentre l’IDF ha completato le indagini interne su diversi incidenti operativi trasmettendoli alla Procura militare. Contestualmente, le truppe israeliane hanno sigillato oltre due chilometri di tunnel sotterranei attribuiti ad Hamas.
Tensione in Libano e blitz in Siria: la condanna della Lega Araba
Il conflitto continua a travolgere anche i Paesi confinanti. Nel sud del Libano proseguono le operazioni di dinamitaggio e i raid aerei dell’IDF sulle alture di Ali Taher e a Mansuri, mentre la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha fatto visita ai contingenti UNIFIL.
Dal canto suo, il deputato di Hezbollah Hassan Ezzeddine ha assicurato che il movimento non abbandonerà la roccaforte strategica: “Ali Taher è una delle posizioni chiave della resistenza e il Partito di Dio compirà il proprio dovere nazionale in caso di attacco”.
Sul versante siriano, la Lega Araba ha fermamente condannato il recente attacco israeliano all’aeroporto militare di Abu al-Duhur.
Il segretario generale Nabil Fahmy ha definito l’azione come “una flagrante violazione della sovranità siriana e del diritto internazionale, nonché l’ennesimo crimine nella serie di ripetuti attacchi israeliani contro la Siria.” Fahmy ha bollato le incursioni come “provocatorie, ingiustificate e assolutamente inaccettabili”.
Nel frattempo, da Baghdad, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha rivendicato l’estensione dell’influenza di Teheran, affermando che “la resistenza è andata oltre i confini dell’Iran, dell’Iraq e della regione ed è diventata globale”.












