17 Luglio 2026
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Maestrale, la Cassazione accoglie il ricorso: torna in libertà il presunto braccio destro del boss di Zungri

Il 54enne originario di Filandari lascia il carcere dopo la decisione sulla retrodatazione dei termini cautelari. E' stato condannato a 14 anni in primo grado e a 13 anni in appello in Rinascita Scott

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Domenico Cichello è destinato a tornare in libertà. Il 54enne originario di Filandari, coinvolto nelle maxi-inchieste Rinascita-Scott e Maestrale, ha ottenuto una pronuncia favorevole dalla Corte di Cassazione sulla decorrenza dei termini della misura cautelare. La Suprema Corte ha trasmesso gli atti alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare la posizione dell’imputato tenendo conto del principio stabilito dai giudici di legittimità. Dal nuovo calcolo dei termini dovrebbe derivare la cessazione della custodia cautelare e, quindi, il ritorno in libertà di Cichello.

Il 54enne viene indicato dall’accusa come il presunto braccio destro di Giuseppe Antonio Accorinti, ritenuto dagli inquirenti esponente di vertice del locale di ’ndrangheta di Zungri. Si tratta di una ricostruzione accusatoria sottoposta al vaglio dei diversi gradi di giudizio, rispetto alla quale resta ferma la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva. La decisione della Cassazione non riguarda direttamente il merito delle contestazioni, ma esclusivamente la durata e la decorrenza della misura cautelare applicata nell’ambito dei due procedimenti.

Il ricorso sulla retrodatazione della misura

Al centro della vicenda c’è la richiesta presentata dalla difesa di Cichello, rappresentata dagli avvocati Tommaso Zavaglia ed Elisabetta Ascone, per ottenere la cosiddetta retrodatazione dei termini cautelari. Il Tribunale della libertà di Catanzaro aveva inizialmente rigettato l’istanza. Contro quella decisione, i legali hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo che gli effetti della misura disposta nell’inchiesta Maestrale dovessero decorrere dalla data di esecuzione della precedente ordinanza emessa nel procedimento Rinascita-Scott.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento impugnato e trasmettendo gli atti alla Corte d’Appello per una nuova valutazione. I giudici dovranno ora rideterminare la decorrenza dei termini alla luce della pronuncia della Cassazione. Da questo nuovo esame dovrebbe derivare l’estinzione della misura cautelare per decorso del termine di fase e, conseguentemente, la scarcerazione di Cichello.

La tesi della difesa

La linea sostenuta dall’avvocato Zavaglia si fonda sulla presenza, nelle due inchieste, del medesimo ufficio giudiziario e dello stesso apparato investigativo. L’organo inquirente era infatti la Procura distrettuale di Catanzaro, mentre le attività investigative erano state condotte dallo stesso nucleo investigativo di Vibo Valentia.

Secondo la tesi difensiva, il materiale probatorio posto alla base dell’ordinanza cautelare di Maestrale, emessa successivamente a quella di Rinascita-Scott, sarebbe stato già nella disponibilità degli investigatori e della Procura al momento dell’adozione della prima misura. Per questa ragione, gli effetti della seconda ordinanza non avrebbero dovuto iniziare a decorrere dalla sua esecuzione, ma dalla data in cui era stata applicata la prima misura cautelare. Una retrodatazione che, secondo quanto sostenuto dai difensori e riconosciuto dalla Cassazione, determinerebbe il superamento dei termini massimi previsti per quella specifica fase processuale.

Le accuse nei procedimenti Rinascita-Scott e Maestrale

Nel procedimento Rinascita-Scott, Cichello è imputato per associazione di tipo mafioso. Secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe avuto un ruolo di particolare vicinanza a Giuseppe Antonio Accorinti, indicato dalla Dda come figura centrale del gruppo criminale operante nell’area di Zungri.

Nel processo Maestrale, invece, a Cichello vengono contestati diversi episodi, tra cui due presunte estorsioni, una contestazione relativa a minacce o violenza privata e la detenzione di armi. Il procedimento Maestrale si è concluso in primo grado con una condanna a 14 anni e sei mesi di reclusione. Nel processo Rinascita-Scott, la Corte d’Appello ha invece pronunciato nei suoi confronti una condanna a 13 anni e sei mesi. Le decisioni di merito seguono un percorso distinto rispetto alla questione cautelare affrontata dalla Cassazione.

Il nuovo passaggio davanti alla Corte d’Appello

Il provvedimento rappresenta un passaggio rilevante nella posizione processuale del 54enne. La Cassazione ha infatti riconosciuto la fondatezza della questione sollevata dalla difesa e ha trasmesso gli atti alla Corte d’Appello, chiamata a pronunciarsi nuovamente sulla decorrenza della custodia cautelare. Una volta applicato il principio indicato dalla Suprema Corte, dovrebbe essere dichiarata la cessazione degli effetti della misura e disposto il ritorno in libertà di Domenico Cichello, ferme restando le successive fasi dei procedimenti giudiziari ancora in corso.

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