Il consigliere comunale di centrodestra Massimo Ripepi è stato assolto in appello dall’accusa di favoreggiamento personale, dopo la condanna a 6 mesi inflitta in primo grado lo scorso anno. La vicenda risale al 2020, quando a Ripepi era stato contestato di aver aiutato un uomo, oggi deceduto, accusato di violenza sessuale sulla propria nipote di 10 anni, a eludere le investigazioni.
La decisione della Corte d’Appello
La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha accolto la tesi difensiva degli avvocati Carlo Morace e Mario Santambrogio, stabilendo che “il fatto non sussiste”. Si conclude così un processo durato oltre cinque anni, durante i quali il consigliere ha dovuto affrontare accuse considerate infamanti.
Le parole del consigliere
Massimo Ripepi, coordinatore per la Calabria di Alternativa Popolare, ha commentato la sentenza sui social: “Oggi non festeggio solo la fine di un incubo, ma il trionfo della verità. Sentirsi dire che ‘il fatto non sussiste’ è una liberazione che fatico a descrivere. Sono stati oltre cinque anni di sofferenza atroce, legata a un’accusa infamante. Se non avessi creduto nell’unico e vero Dio Gesù Cristo probabilmente non ce l’avrei fatta.”
La sentenza chiude ufficialmente il procedimento di appello e conferma l’innocenza del consigliere rispetto all’accusa di favoreggiamento.









