29 Agosto 2026
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Maxi blitz contro la ’Ndrangheta, il patto delle cosche per spartirsi Reggio Calabria: ecco chi sono i 79 arrestati (NOMI)

Nel mirino della Dda i presunti vertici dei De Stefano, Tegano, Condello e Logiudice, gli affari nei servizi ferroviari, le estorsioni, le armi e due organizzazioni del narcotraffico

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Una federazione tra le storiche cosche di Reggio Calabria, capace secondo gli investigatori di ridisegnare gli equilibri criminali della città, controllare il territorio, condizionare attività economiche e gestire traffici di droga, estorsioni e investimenti di denaro illecito. È il quadro che emerge dalla imponente operazione antimafia scattata all’alba di oggi, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Più di 500 uomini della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri hanno eseguito tre distinte ordinanze emesse dal gip del Tribunale reggino: complessivamente sono state applicate 79 misure cautelari, delle quali 73 in carcere e sei agli arresti domiciliari.

Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto di armi, anche da guerra, riciclaggio, rapina e trasferimento fraudolento di valori. Alcuni reati sono aggravati dall’avere agevolato la ’ndrangheta. Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari. Per tutte le persone coinvolte vale il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

La federazione delle cosche storiche

Le indagini sono state condotte dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Reggio Calabria, dalla Squadra mobile, dalla sezione reggina della Sisco e dalla Sezione operativa della Compagnia Carabinieri del capoluogo. Gli investigatori ritengono di avere individuato soggetti considerati esponenti di vertice delle cosche De Stefano, Tegano, Condello e Logiudice, ricostruendo le dinamiche interne dei diversi gruppi e i rapporti esistenti tra le famiglie criminali. Il modello descritto dagli inquirenti sarebbe quello di una vera e propria federazione tra le storiche ’ndrine del mandamento “Centro”, collegate sul piano operativo e, secondo l’impostazione accusatoria, subordinate al gruppo dirigente di Archi. L’inchiesta avrebbe consentito anche di tracciare la mappa delle articolazioni periferiche attive nell’area collinare della città, con particolare riferimento a Ortì, Aretina, Oliveto e Croce Valanidi.

Le riunioni riservate e la spartizione dei proventi

Alcuni degli indagati avrebbero partecipato a riunioni mafiose riservate durante le quali sarebbero stati ridefiniti gli equilibri tra le famiglie che controllano il centro di Reggio Calabria. In quelle occasioni, secondo gli investigatori, sarebbero state stabilite le posizioni di comando, assegnate responsabilità, spartiti i proventi delle attività illecite e gestiti i rapporti, non sempre pacifici, con le altre consorterie criminali. Le riunioni sarebbero servite anche a pianificare riti di affiliazione e il conferimento di “doti” e “cariche” all’interno della ’ndrangheta.

Estorsioni e pressione sull’economia

L’inchiesta descrive una presenza criminale capace di esercitare una pressione asfissiante sul tessuto economico reggino. Tra le condotte contestate figurano atti intimidatori ed estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori, oltre al controllo del territorio e al sostegno economico garantito ai sodali detenuti. Parte dei capitali provenienti dalle attività illecite sarebbe stata riciclata attraverso imprese e attività formalmente intestate a prestanome. Secondo la Procura, i diversi indagati avrebbero svolto funzioni differenti sulla base del rispettivo livello gerarchico all’interno delle organizzazioni.

Gli interessi nel polo ferroviario

Uno dei capitoli più delicati riguarda gli appalti per la manutenzione e la pulizia dei treni e degli impianti industriali del polo ferroviario di Reggio Calabria, settore considerato dagli investigatori strategico per le cosche. Il presunto condizionamento mafioso si sarebbe manifestato attraverso l’ingerenza nei rapporti con le imprese affidatarie, nella gestione delle maestranze, nelle assunzioni e nei licenziamenti. L’influenza criminale si sarebbe estesa anche all’utilizzo di relazioni e dinamiche sindacali, ritenute funzionali a conservare il controllo sul comparto e a garantire vantaggi economici alle ’ndrine.

Arghillà, il presunto “braccio armato”

Le indagini avrebbero inoltre individuato la componente considerata attualmente egemone nel quartiere di Arghillà. Questa fazione sarebbe diventata il “braccio armato” delle cosche, operando alle dirette dipendenze delle famiglie di Archi. I vertici delle ’ndrine storiche sarebbero intervenuti anche per risolvere frizioni nate con altre componenti criminali, accusate di avere compiuto azioni predatorie senza il necessario nullaosta. Un elemento che, secondo la ricostruzione investigativa, confermerebbe la capacità dei gruppi storici di esercitare un controllo sulle iniziative criminali realizzate nel territorio cittadino.

Cocaina, eroina e marijuana

L’operazione ha colpito anche due presunte associazioni dedite al traffico e allo spaccio di droga. Le sostanze commercializzate sarebbero state soprattutto cocaina, eroina e marijuana. Il primo gruppo avrebbe avuto la propria base logistica nel quartiere di Santa Caterina, con collegamenti e proiezioni sull’intero territorio regionale. Alla sua guida, secondo l’ordinanza cautelare, vi sarebbe stato un uomo già condannato come esponente di vertice della cosca Tegano.

La seconda organizzazione avrebbe operato principalmente ad Arghillà. A impartire le direttive sarebbe stato, secondo l’accusa, un soggetto già condannato per associazione mafiosa, che avrebbe continuato a comunicare con i sodali anche durante la detenzione in carcere. Gli investigatori ritengono di avere individuato promotori, finanziatori e fornitori, ricostruendo la filiera dell’approvvigionamento e della distribuzione delle sostanze. Nel corso delle attività sono stati effettuati diversi sequestri di droga.

Armi clandestine e sei aziende sequestrate

Durante le indagini sono state rinvenute numerose armi clandestine, perfettamente funzionanti e di diverso calibro. Tra queste figurano fucili a canne mozze e fucili a pompa. Perquisizioni sono state eseguite nella provincia di Reggio Calabria e in altri centri italiani. La magistratura ha inoltre disposto il sequestro preventivo di sei società, ritenute riconducibili agli indagati. Alla fase esecutiva hanno partecipato reparti investigativi e unità operative provenienti da diverse province, insieme ai Reparti prevenzione crimine, agli specialisti dei Reparti volo, alle unità cinofile e allo Squadrone eliportato Carabinieri “Cacciatori” di Calabria.

I nomi delle persone condotte in carcere

In carcere

Damiano Amato, di Melito Porto Salvo, 48 anni;
Santino Berlingeri, di Melito Porto Salvo, 32 anni;
Angelo Civitaliani, di Reggio Calabria, 42 anni;
Michele Mercurio, di Reggio Calabria, 23 anni;
Andrea Morelli, di Reggio Calabria, 43 anni;
Fabio Morelli, di Melito Porto Salvo, 38 anni;
Santo Morelli, di Melito Porto Salvo, 33 anni;
Armando Morello, di Melito Porto Salvo, 31 anni;
Domenico Strangio, di San Luca, 58 anni;
Antonino Vigliarolo, di Scilla, 28 anni;
Giorgio Benestare, di Reggio Calabria, 66 anni;
Antonio Polimeni, di Reggio Calabria, 54 anni;
Fortunato Caracciolo, di Reggio Calabria, 36 anni;
Demetrio D’Agostino, di Reggio Calabria, 40 anni;
Giuseppe D’Agostino, di Reggio Calabria, 78 anni;
Ernesto D’Agostino, di Reggio Calabria, 42 anni;
Fabio Merenda, di Reggio Calabria, 46 anni;
Giuseppe De Stefano, di Reggio Calabria, 31 anni;
Stefano Polimeni, di Reggio Calabria, 38 anni;
Francesco Sapone, di Reggio Calabria, 49 anni;
Giacomo Scarpella, di Reggio Calabria, 47 anni;
Mariano Tegano, di Reggio Calabria, 32 anni;
Guglielmo Telli, di Reggio Calabria, 44 anni;
Rocco Buda, di Reggio Calabria, 34 anni;
Giuseppe Agostino, di Reggio Calabria, 55 anni;
Antonio Amaddeo, di Reggio Calabria, 58 anni;
Davide Barbaro, di Reggio Calabria, 35 anni;
Mario Bavilacqua, di Reggio Calabria, 51 anni;
Fabio Cilione, di Reggio Calabria, 50 anni;
Sebastiano Galimi, di Reggio Calabria, 41 anni;
Francesco Gatto, di Reggio Calabria, 56 anni;
Salvatore Gioè, di Reggio Calabria, 57 anni;
Kaled Lahami, di Reggio Calabria, 30 anni;
Lorenzo Monteleone, di Reggio Calabria, 40 anni;
Domenico Morabito, di Reggio Calabria, 68 anni;
Giovanni Morabito, di Reggio Calabria, 33 anni;
Carmelo Valenzise, di Reggio Calabria, 59 anni;
Michele Morabito, di Reggio Calabria, 35 anni;
Riccardo Morabito, di Reggio Calabria, 30 anni;
Carmelo Consolato Murina, di Reggio Calabria, 62 anni;
Stefano Passalacqua, di Catanzaro, 30 anni;
Salvatore Muscarà, di Polistena, 28 anni;
Marco Antonio Mandalari, di Reggio Calabria, 32 anni;
Samuele Panella, di Reggio Calabria, 22 anni;
Santo Pellegrino, di Reggio Calabria, 32 anni;
Gaetano Morabito, di Reggio Calabria, 39 anni;
Gaetano Chirico, di Reggio Calabria, 51 anni;
Aldo Erbi, di Reggio Calabria, 49 anni;
Nicola Gattuso, di Reggio Calabria, 61 anni;
Fortunato Marino, di Reggio Calabria, 63 anni;
Giuseppe Marino, di Reggio Calabria, 50 anni;
Pietro Megale, di Reggio Calabria, 55 anni;
Vincenzo Messina, di Reggio Calabria, 45 anni;
Demetrio Pitarelli, di Reggio Calabria, 51 anni;
Giuseppe Daniele Saraceno, di Sant’Eufemia d’Aspromonte, 61 anni;
Domenico Sarica, di Reggio Calabria, 38 anni;
Domenico Stillitano, di Reggio Calabria, 24 anni;
Nicola Antonio Zumbo, di Reggio Calabria, 57 anni.

Ai domiciliari

Fortunato Rugolino, di Reggio Calabria, 83 anni;
Joussef Aboul Khair, località ed età non indicate;
Patrizio Berlingeri, di Melito Porto Salvo, 36 anni;
Massimo Bevilacqua, di Reggio Calabria, 50 anni;
Annunziato Luigi Loddo, di Reggio Calabria, 52 anni;
Roberto Morelli, di Melito Porto Salvo, 54 anni.

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