13 Settembre 2026
13 Settembre 2026
spot_img

Morta a Vibo dopo l’emorragia, il caso Romania Piccolo: l’esposto del marito, i soccorsi sotto esame e l’autopsia decisiva

La Procura di Vibo ricostruisce l’intero percorso sanitario della collaboratrice scolastica, dalle cure affrontate nei mesi precedenti fino al ricovero allo Jazzolino. Nell’esposto del marito viene prospettata l’ipotesi di omicidio colposo

spot_img
spot_img

Non soltanto le ultime drammatiche ore allo Jazzolino di Vibo Valentia. L’inchiesta sulla morte di Romania Piccolo, collaboratrice scolastica di 42 anni, originaria di Tropea e residente a Longobardi, dovrà ricostruire un percorso sanitario molto più lungo: gli interventi affrontati nei mesi precedenti, l’ultima operazione eseguita nel Cosentino, il decorso post operatorio, l’improvvisa emorragia e infine la corsa in ospedale conclusasi con la morte della donna. È questo il perimetro dentro il quale si muovono gli accertamenti avviati dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia dopo l’esposto presentato dal marito Bruno Virdò, assistito dall’avvocato Giovanni Vecchio. Nell’atto presentato ai carabinieri viene prospettata l’ipotesi di omicidio colposo, ma si tratta, allo stato, della qualificazione indicata dalla parte denunciante. Sarà la magistratura, sulla base degli accertamenti, a stabilire quale sia l’esatta configurazione giuridica della vicenda e se emergano responsabilità a carico di qualcuno.

L’autopsia, il primo passaggio decisivo

Uno dei passaggi centrali sarà l’autopsia, programmata per martedì a Germaneto. L’esame medico-legale dovrà stabilire innanzitutto da dove abbia avuto origine la violenta emorragia che ha portato Romania in condizioni disperate all’ospedale di Vibo e quale rapporto possa eventualmente esserci con il precedente intervento chirurgico. La Procura ha già disposto il sequestro della salma e della documentazione sanitaria, mentre i carabinieri stanno ricostruendo le diverse fasi del percorso clinico. Dopo l’autopsia la salma potrà essere restituita alla famiglia per i funerali, previsti a Vibo Marina, dove Romania, il marito e il figlio si erano stabiliti negli ultimi mesi.

Un percorso sanitario attraverso più strutture

L’esposto non concentra l’attenzione su un unico momento. La famiglia chiede che vengano verificati i diversi passaggi delle cure affrontate da Romania in strutture sanitarie tra Potenza, Messina, Catanzaro, il Cosentino e Vibo Valentia. La 42enne soffriva da tempo di seri problemi vascolari a una gamba e aveva affrontato diversi interventi. Secondo quanto ricostruito dalla famiglia, il 2 settembre era stata sottoposta nel Cosentino a una nuova operazione finalizzata a migliorare l’afflusso sanguigno all’arto, con l’utilizzo di una protesi vascolare. Nei giorni successivi aveva proseguito il decorso a casa, mantenendo contatti con i sanitari. Proprio questa fase sarà ora oggetto di approfondimento: condizioni della paziente, controlli post operatori, sintomi manifestati e indicazioni ricevute.

L’emorragia e la chiamata al 118

Il quadro precipita nella prima mattinata di giovedì. Secondo il racconto contenuto nell’esposto, intorno alle 5 del mattino sarebbe comparso un improvviso e copioso sanguinamento nella zona interessata dall’intervento. Il marito avrebbe cercato di tamponare l’emorragia mentre veniva richiesto l’intervento del 118. Ed è proprio sui tempi dei soccorsi che la famiglia solleva uno degli interrogativi principali. Virdò sostiene che l’ambulanza sarebbe arrivata con un ritardo significativo e contesta le modalità con cui sarebbe stato gestito il trasferimento della moglie. Si tratta, anche in questo caso, di circostanze denunciate dai familiari che dovranno essere riscontrate attraverso gli orari delle chiamate, le registrazioni della centrale operativa e la documentazione del servizio di emergenza.

L’arrivo allo Jazzolino e i tre arresti cardiaci

Romania arriva allo Jazzolino in condizioni estremamente critiche. La donna, secondo quanto finora ricostruito, era ancora cosciente all’arrivo in ospedale, ma la perdita di sangue aveva già determinato un quadro gravissimo. Nel corso dei tentativi di salvarla ha avuto tre arresti cardiaci, è stata intubata e successivamente trasferita in sala operatoria per un intervento d’urgenza. Ogni tentativo si è però rivelato inutile. Anche su questa fase il marito chiede verifiche, sostenendo che debbano essere accertati i tempi delle trasfusioni, della presa in carico e del trasferimento in sala operatoria. Non sono, allo stato, responsabilità accertate: sono gli interrogativi posti nell’esposto e sui quali dovrà pronunciarsi l’inchiesta attraverso documenti, testimonianze e consulenze tecniche.

I messaggi di Romania nei mesi prima della morte

A raccontare quanto difficile fosse diventata la sua vita erano anche le parole che Romania aveva affidato nei mesi precedenti ai social network. La 42enne aveva raccontato pubblicamente una lunga battaglia contro il dolore, iniziata molti mesi prima. In alcuni commenti parlava di una grave ischemia all’arteria femorale, di un’infezione e di diversi interventi chirurgici affrontati senza, a suo giudizio, ottenere il miglioramento sperato. Romania raccontava di essere stata a lungo allettata e di vivere giornate segnate da dolori molto forti. In alcuni interventi sui social aveva anche espresso giudizi durissimi sulle cure precedentemente ricevute, attribuendo agli interventi subiti il peggioramento delle proprie condizioni. Parole che, da sole, non provano alcuna responsabilità medica, ma che potrebbero rappresentare un ulteriore elemento utile a ricostruire il suo percorso clinico e soprattutto la successione dei problemi denunciati dalla paziente nel corso dei mesi.

Il telefono potrebbe entrare nell’inchiesta

Gli investigatori hanno già acquisito la documentazione clinica e tra gli elementi che potrebbero essere valutati c’è anche il telefono cellulare di Romania. Messaggi, telefonate e comunicazioni con i sanitari potrebbero infatti contribuire a ricostruire le condizioni riferite dalla donna nei giorni successivi all’ultimo intervento e le indicazioni ricevute. L’obiettivo dell’inchiesta è mettere in fila ogni passaggio, evitando conclusioni premature: cosa è accaduto dopo l’operazione, quali segnali si sono manifestati, come sono stati valutati e cosa è successo nelle ore dell’emergenza.

Il marito: “Voglio sapere cosa è successo”

Dietro gli atti giudiziari resta il dramma di una famiglia. Romania lascia il marito e un bambino di quattro anni. È proprio per il figlio e per la moglie che Bruno Virdò ha deciso di rivolgersi alla magistratura, chiedendo che venga ricostruito senza zone d’ombra ciò che è accaduto. L’autopsia sarà il primo snodo. Poi arriveranno l’analisi delle cartelle cliniche, la ricostruzione dei soccorsi e la valutazione dell’intero percorso sanitario. Soltanto allora sarà possibile stabilire se quella morte sia stata l’esito imprevedibile di un quadro clinico gravissimo o se, lungo la catena delle cure, qualcosa avrebbe potuto o dovuto essere fatto diversamente.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img
spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor