11 Agosto 2026
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Antonio Perrotta ucciso dopo la lite fuori dalla discoteca, chi sono i due fratelli fermati: i video, gli abiti sequestrati e la macchia di sangue

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al procuratore di Paola. La Procura contesta l’omicidio in concorso e ritiene concreto il pericolo di fuga. Il 13 agosto l’autopsia sul corpo del 34enne

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Le immagini della videosorveglianza, le testimonianze raccolte durante la notte e nelle ore successive, gli abiti sequestrati in un’abitazione di Belvedere Marittimo. E poi una macchia di sangue trovata su una camicia che, secondo la Procura, sarebbe stata già lavata. Sono gli elementi che hanno condotto al fermo di Umberto e Domenico Orsino, rispettivamente di 24 e 22 anni, indagati per la morte di Antonio Perrotta, il 34enne di Fuscaldo deceduto dopo la violenta aggressione avvenuta all’esterno della discoteca “Il Castello” di Sangineto. I due fratelli, nati e residenti in Lussemburgo ma domiciliati a Belvedere Marittimo, sono comparsi davanti al procuratore della Repubblica di Paola Domenico Fiordalisi. Assistiti dall’avvocato Alessandro Gaeta, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Nei loro confronti la Procura contesta, in concorso, il reato di omicidio. Il provvedimento di fermo richiama la presenza di gravi indizi e viene motivato anche con il ritenuto pericolo di fuga, legato alla residenza all’estero dei due indagati. Sarà ora il giudice a dover valutare la tenuta del quadro accusatorio e la legittimità del fermo.

Il diverbio nel locale e l’aggressione all’esterno

La notte tra l’8 e il 9 agosto, all’interno della discoteca, sarebbe scoppiata una discussione per motivi che gli investigatori ritengono futili. Il diverbio avrebbe coinvolto Perrotta, addetto alla sicurezza del locale, e due giovani che sarebbero stati successivamente allontanati. La tensione, però, non sarebbe finita lì. Secondo la ricostruzione contenuta nel decreto di fermo, Perrotta avrebbe raggiunto i due all’esterno, oltre le transenne che delimitavano l’area della discoteca. È in quel punto che si sarebbe consumata la fase più violenta. Le telecamere avrebbero registrato movimenti ritenuti dagli investigatori compatibili con una colluttazione. Il 34enne, secondo l’accusa, sarebbe stato colpito con pugni e calci e sarebbe poi caduto violentemente a terra, battendo la testa. Una sequenza durata probabilmente pochi istanti, ma con conseguenze irreversibili.

Il trauma cranico, l’intervento e la morte

Le condizioni di Antonio Perrotta erano apparse subito disperate. Trasportato inizialmente all’ospedale di Cetraro, era stato successivamente trasferito in elisoccorso all’Annunziata di Cosenza. I medici gli avevano riscontrato un ematoma epidurale acuto e una frattura composta della base cranica. Il 34enne era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla testa e ricoverato in Rianimazione. Ogni tentativo di salvarlo, però, si è rivelato inutile. Perrotta è morto nelle prime ore del 10 agosto. La Procura dovrà adesso stabilire con esattezza il rapporto tra i colpi contestati, la caduta e le lesioni che hanno provocato il decesso. Un passaggio fondamentale sarà rappresentato dall’autopsia, fissata per il 13 agosto.

L’identificazione attraverso le telecamere

Le indagini sono state affidate alla Squadra mobile di Cosenza, al Commissariato di Diamante e ai carabinieri delle Compagnie di Paola e Scalea, sotto il coordinamento della Procura guidata da Fiordalisi. Gli investigatori hanno acquisito le registrazioni dell’impianto di videosorveglianza della discoteca e ascoltato numerose persone presenti nel locale. Dall’incrocio tra filmati e testimonianze sarebbe arrivata l’identificazione dei due giovani indicati come protagonisti della colluttazione. Gli accertamenti hanno portato ai fratelli Orsino, originari del Tirreno cosentino ma residenti da anni in Lussemburgo, dove lavorerebbero nel settore della ristorazione. I due sono stati rintracciati in un’abitazione di Belvedere Marittimo, dove tornavano periodicamente.

Gli indumenti e la macchia di sangue

Durante la perquisizione, gli investigatori hanno sequestrato alcuni indumenti e diverse calzature. Secondo quanto riportato nel decreto di fermo, si tratterebbe di capi ritenuti compatibili con quelli indossati dalle persone riprese dalle telecamere la notte dell’aggressione. Su una delle camicie sarebbe stata inoltre individuata una macchia di sangue, nonostante l’indumento, nella ricostruzione della Procura, fosse stato precedentemente lavato. Saranno gli accertamenti scientifici a chiarire la natura della traccia e a stabilire a chi appartenga. È uno degli elementi sui quali gli inquirenti concentrano l’attenzione, ma che dovrà essere sottoposto alle verifiche tecniche e al contraddittorio con la difesa.

Il silenzio davanti al procuratore

Convocati negli uffici della Procura di Paola, Umberto e Domenico Orsino hanno scelto di non rispondere alle domande del procuratore. Una facoltà prevista dalla legge, che non può essere interpretata come ammissione di responsabilità. La difesa potrà contestare la ricostruzione degli investigatori, l’identificazione attraverso i filmati, la dinamica della colluttazione e il collegamento tra l’aggressione e la morte di Perrotta.

L’inchiesta entra ora nella sua fase più delicata. Dopo l’autopsia, la Procura potrà disporre ulteriori esami sugli indumenti e sulle tracce sequestrate, mentre il giudice sarà chiamato a pronunciarsi sul fermo. Umberto e Domenico Orsino sono indagati e devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Il provvedimento emesso dalla Procura fotografa soltanto l’attuale ipotesi accusatoria, che dovrà superare il vaglio del giudice e delle successive fasi del procedimento.

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