11 Agosto 2026
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“Occhiuto il friulano”, l’emodinamica e la mappa politica dell’infarto: Stasi tiene aperti i casi di Corigliano Rossano e Vibo Valentia

Dopo l’inchiesta di Calabria7, il sindaco di Corigliano Rossano torna sulla cancellazione della sala di elettrofisiologia e punta il dito contro la Regione: "Il documento sulla Rete SCA è stato copiato dal Friuli". Nel mirino anche Azienda Zero e il futuro del nuovo ospedale

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La vicenda dell’emodinamica calabrese si arricchisce di un nuovo capitolo e torna a incrociare apertamente la politica. Al centro c’è ancora la nuova Rete SCA, il documento approvato dalla Giunta regionale il 21 luglio 2026 che ridisegna l’organizzazione dell’emergenza per le sindromi coronariche acute.
L’inchiesta di Calabria7 aveva messo in evidenza un passaggio preciso: rispetto alla programmazione contenuta nel DCA 78/2024, l’emodinamica prevista per Corigliano Rossano e Vibo Valentia non compare più nella nuova rete. Per il nuovo ospedale della Sibaritide, una struttura da circa 300 milioni di euro e 376 posti letto, significa partire senza uno dei servizi più delicati per la gestione dell’infarto.
Ora interviene Flavio Stasi. Il sindaco di Corigliano Rossano allarga il campo e mette insieme la cancellazione dell’emodinamica, la struttura della nuova Rete SCA e un altro elemento emerso dall’analisi del documento: il percorso diagnostico-terapeutico allegato alla rete calabrese presenta ampie coincidenze con un documento della Regione Friuli Venezia Giulia del 2019.
Non si tratta soltanto della struttura generale del testo. Nel documento calabrese sono rimasti riferimenti a organismi e strutture friulane, fino a Gemona.
Stasi parte proprio da lì: “Se così non fosse, allora il nostro documento prevedrebbe il trasferimento di parenti fragili a Gemona, cittadina di 10 mila abitanti in provincia di Udine”.
La battuta potrebbe far discutere, ma dietro c’è una questione concreta: chi ha predisposto, controllato e approvato il documento che dovrebbe organizzare la cura dell’infarto in Calabria?

La promessa del 2024 e la cancellazione del 2026

Il DCA 78/2024 prevedeva per il Giannettasio di Rossano il potenziamento delle attività cardiologiche e l’implementazione dell’emodinamica, anche ai fini dell’inserimento nella Rete SCA. La nuova programmazione regionale, due anni più tardi, alla voce Corigliano Rossano mette invece un “no”.
La stessa situazione riguarda lo Jazzolino di Vibo Valentia.
È questo il punto dal quale parte l’affondo di Stasi. Il sindaco parla di una promessa fatta alle comunità prima delle elezioni e poi cancellata una volta terminata la campagna elettorale. Non prima, però, di partire con un attacco diretto vestito da battuta: “Occhiuto il friulano e l’azienda Azzerante della sanità calabrese”.
“Dopo aver preso per i fondelli le comunità di Corigliano-Rossano, Paola, Lamezia Terme e Vibo Valentia prima delle elezioni regionali, con il DCA 78/2024 che prevedeva in questi ospedali uno dei servizi salvavita più importanti che esiste, cioè l’emodinamica inserita nella rete SCA, con la Delibera Friulana del 21 luglio 2026 questo servizio è stato improvvisamente cancellato”, sostiene Stasi.
La “spiegazione” a cui giunge è che “la campagna elettorale è passata”.
È un’accusa politica, e come tale va considerata. Resta però un dato che la Regione dovrà spiegare: quale istruttoria ha portato a modificare una previsione inserita nella programmazione sanitaria del 2024?
Lo ha chiesto Vittoria Baldino dopo l’inchiesta sulla nuova Rete SCA. La deputata M5S aveva sottolineato anche la coincidenza politica tra le due esclusioni: Corigliano Rossano e Vibo Valentia sono amministrate da coalizioni progressiste.

Una geografia che continua a far discutere

Guardando la rete nel suo complesso, il caso diventa ancora più difficile da liquidare come una semplice questione di numeri.
Il documento regionale calcola un fabbisogno di circa 3.848 angioplastiche all’anno e indica in sette il numero di laboratori necessari. Nella rete, però, vengono individuate sette strutture pubbliche per complessivi otto laboratori, ai quali si aggiunge la struttura privata accreditata di Belvedere Marittimo.
Il tema dei volumi minimi, quindi, non sembra sufficiente da solo a spiegare le scelte. La stessa Rete SCA riconosce infatti che le caratteristiche territoriali e la viabilità calabrese possono rendere necessaria l’attivazione di strutture anche al di sotto delle soglie standard, quando la distanza rischia di compromettere la tempestività del trattamento.
È il criterio utilizzato per realtà come Castrovillari, Crotone, Locri e Polistena.

Il nodo, dunque, resta la fascia ionica settentrionale ed il Tirreno vibonese. Tra Crotone e il confine lucano rimane un tratto di oltre 170 chilometri senza una sala di emodinamica, mentre Corigliano Rossano dispone di Cardiologia e Unità coronarica ma non viene inserita tra le strutture della Rete SCA dotate del servizio.
Nel frattempo proprio a Crotone è stato attivato una nuova emodinamica. Le prime coronarografie sono state eseguite il 22 luglio, il giorno dopo l’approvazione della nuova rete, mentre il 28 luglio è arrivata l’inaugurazione ufficiale.
Anche questo dato è entrato nel confronto politico, e fatto notare da chi sta partecopando al dibattito politico, soprattutto per la coincidenza con il risultato delle amministrative. Vincenzo Voce è stato rieletto sindaco di Crotone alla guida di una coalizione di centrodestra dopo aver saltato la staccionata civica.
La coincidenza, da sola, naturalmente non dimostra alcun collegamento tra voto e programmazione sanitaria. Ma rende ancora più importante conoscere i criteri utilizzati dalla Regione per decidere dove collocare i servizi.

Stasi: “Il mirabolante ospedale parte già senza emodinamica”

Per Stasi, la questione non finisce con la sala che manca. Il sindaco inserisce la vicenda dentro una critica più ampia al modello di organizzazione sanitaria regionale e punta direttamente su Azienda Zero.
“Esattamente come fu per le aziende sanitarie provinciali, il cui disastroso bilancio contabile, amministrativo e sanitario è sotto gli occhi di tutti, questa ennesima centralizzazione dell’organizzazione sanitaria non ha nulla a che vedere con la nostra salute”, sostiene.
Secondo Stasi, la centralizzazione sarebbe destinata a creare “un altro centro di potere, facile da gestire e difficile da controllare”.
È una valutazione politica e non una conclusione contenuta negli atti della Rete SCA. Ma il tema è chiaro: chi decide la distribuzione dei servizi sanitari e sulla base di quali criteri?
Per la Sibaritide, inoltre, l’emodinamica arriva dopo un’altra vicenda ancora aperta, quella della Medicina nucleare.
Nel parere dell’Asp di Cosenza era stata evidenziata anche la funzione della Medicina nucleare nel completamento del percorso cardiologico.
Stasi mette collega tutti i puntini e parla di un ospedale che rischia di nascere già depotenziato.
“Il mirabolante ospedale della Sibaritide, l’ospedale più costoso d’Italia, che sarà gestito da un privato lautamente pagato con i soldi nostri per decenni, parte già senza medicina nucleare e senza emodinamica”, sottoliena.
La questione è quindi destinata a fare ulteriromente discutere.
Un nuovo ospedale può essere moderno sul piano strutturale, ma se per alcune prestazioni salvavita il paziente deve essere trasferito altrove, il problema riguarda il modello assistenziale nel suo complesso.

Il documento calabrese e quelle tracce rimaste del Friuli

È probabilmente questo il passaggio più curioso dell’intera vicenda.
Il percorso diagnostico-terapeutico allegato alla Rete SCA calabrese presenta una sovrapposizione molto ampia con il documento omonimo della Regione Friuli Venezia Giulia pubblicato nel 2019. E soprattutto sono rimasti alcuni riferimenti che in Calabria non hanno alcuna ragione di trovarsi.
Nella matrice dedicata al paziente fragile compare, per esempio, l’indicazione al trasferimento verso “Medicina d’Urgenza, Medicina, DIP Gemona”. Gemona, appunto, è in provincia di Udine.
Nel glossario sopravvivono inoltre sigle proprie dell’organizzazione sanitaria friulana, come SORES, CREU e PEU.
Alcune modifiche al testo originale sono state effettuate. In un passaggio la “Centrale SORES” è stata sostituita con la “Centrale 112”; altrove sono stati cambiati alcuni riferimenti organizzativi. Ma proprio queste correzioni rendono evidente che il testo friulano è stato utilizzato come base senza essere completamente adattato.
C’è poi un’altra anomalia segnalata nell’inchiesta: il documento calabrese attribuisce a linee guida europee del 2024 alcuni criteri che nel testo friulano erano riferiti alle raccomandazioni del 2015. Le raccomandazioni dell’European Society of Cardiology sulle sindromi coronariche acute sono invece del 2023.
Anche in questo caso Stasi utilizza questo elemento per attaccare frontalmente la Regione. Ma il problema, al di là del tono politico, è molto concreto: un percorso diagnostico-terapeutico dovrebbe indicare con precisione a un medico dove inviare un paziente e quali strutture coinvolgere.
Ecco perché la presenza di riferimenti friulani dentro un atto destinato alla sanità calabrese innesca più di un interrogativo.

I minuti che possono cambiare l’esito

La Rete SCA fissa, quindi, anche i tempi entro i quali dovrebbe essere effettuato il trattamento. Dalla diagnosi elettrocardiografica alla disostruzione della coronaria non dovrebbero trascorrere più di 120 minuti. Il documento individua inoltre tempi specifici per il passaggio dal pronto soccorso e per il trasferimento verso l’hub.
In caso di mancato rispetto della finestra temporale, entra in gioco la trombolisi.
È qui che la distanza è deisiva. La questione dell’emodinamica non riguarda soltanto quanti laboratori ci siano sulla carta regionale, ma quanto tempo impiega un paziente a raggiungere quello più vicino.
Per un territorio come la Sibaritide, con una fascia costiera molto estesa e una popolazione che durante l’estate aumenta sensibilmente, il problema della distanza resta quindi centrale.
L’alternativa individuata dalla Regione per Corigliano Rossano e Vibo Valentia è rappresentata da protocolli operativi con i centri Hub ed équipe itineranti di emodinamica.
Una soluzione che dovrà essere valutata soprattutto in termini di orari, personale disponibile, organizzazione, volumi e capacità di garantire il trattamento dell’infarto quando serve, non semplicemente quando è programmato.

Campana: “Ai cittadini serve un medico, non la propaganda”

Nel dibattito si è insito anche Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde/AVS, che da tempo contesta le scelte sulla sanità della Sibaritide.
Campana aveva già denunciato il ridimensionamento dell’emodinamica di Castrovillari, arrivata a operare con una copertura giornaliera limitata, e aveva collegato la vicenda alla più generale difficoltà della rete sanitaria del nord-est calabrese.
La sua critica riguarda soprattutto la distanza tra programmazione e servizi realmente disponibili. “Ai cittadini serve un medico in corsia quando ne hanno bisogno. Tutto il resto è propaganda”, aveva sintetizzato.
Nel caso dell’emodinamica il concetto è particolarmente semplice: quando si parla di una patologia tempo-dipendente, la vicinanza della struttura non è un dettaglio amministrativo. Fa parte della cura.

Madeo: “Ogni chilometro in meno può fare la differenza”

Anche Rosellina Madeo ha sollevato il problema dell’emodinamica al Giannettasio. La consigliera regionale del Pd ha evidenziato la particolare situazione della fascia ionica, sulla quale tra Crotone e Taranto resta una vasta area priva di una rete di emodinamiche. Il ricorso all’elisoccorso e ai trasferimenti in ambulanza, secondo la sua impostazione, non può diventare la risposta ordinaria a un’emergenza cardiaca.
Il principio indicato da Madeo è quello del tempo: “Ogni chilometro in meno può fare la differenza”.
Oggi quella posizione acquista un significato diverso. Non si tratta più soltanto di chiedere che venga aperto un servizio. La domanda è diventata anche un’altra: perché una previsione inserita nella programmazione del 2024 è scomparsa da quella del 2026?
È questo il punto sul quale la Regione è chiamata a fornire una risposta documentata.

Una mappa che la Regione dovrà spiegare

Il caso dell’emodinamica, alla fine, mette insieme diversi livelli della sanità calabrese: la programmazione ospedaliera, i tempi dell’emergenza, la distribuzione territoriale dei servizi, il ruolo di Azienda Zero e il futuro del nuovo ospedale della Sibaritide.
C’è poi il dato della coincidenza politica: le due emodinamiche cancellate dalla nuova Rete SCA riguardano Corigliano Rossano e Vibo Valentia, entrambe amministrate dal centrosinistra.
Crotone, invece, ha visto partire il servizio proprio nei giorni successivi all’approvazione della rete ed è oggi amministrata dal centrodestra.
Sono fatti. Il nesso politico, se esiste, dovrà essere dimostrato.
Quel che certamente resta è una domanda sulla programmazione. Se la Regione ritiene che i servizi itineranti e il collegamento con gli Hub siano sufficienti a garantire la sicurezza dei pazienti, dovrà spiegare come saranno organizzati e con quali tempi. Se invece la distanza rappresenta un problema, dovrà chiarire perché proprio il territorio della Sibaritide è rimasto fuori dalla rete delle emodinamiche.
La questione, insomma, non riguarda soltanto Stasi, Baldino, Campana o Madeo.
Riguarda chiunque possa avere un infarto in quella parte della Calabria.
Perché la sanità può essere oggetto di polemiche, campagne elettorali, inaugurazioni e discussioni sulla percezione. Un’angioplastica, invece, ha bisogno soprattutto di una cosa: arrivare in tempo.
E possibilmente senza passare da Gemona.

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