Un farmaco somministrato, secondo l’ipotesi accusatoria, senza aver prima verificato un’allergia che sarebbe stata già registrata nella documentazione sanitaria. È attorno a questo passaggio che ruota il procedimento per la morte di Gianfranco Pascariello, 63 anni, operatore della Polizia Locale di Acquappesa, deceduto il 14 dicembre 2024 all’ospedale Annunziata di Cosenza.
Per la vicenda è stato rinviato a giudizio un medico del Pronto Soccorso, indicato con le iniziali F.J.C.P. e difeso dall’avvocato Maurizio Dioguardi, del Foro di Roma. L’ipotesi di reato contestata è omicidio colposo nell’esercizio della professione sanitaria.
La decisione è stata assunta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza, Claudia Pingitore, al termine dell’udienza preliminare, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Marco Mattia. Il dibattimento è fissato per il 10 dicembre 2026, davanti al giudice monocratico Carmen Ciarcia.
Le circostanze contestate al sanitario dovranno essere esaminate nel corso del processo, nel quale saranno valutati gli elementi raccolti durante le indagini e le consulenze tecniche acquisite.
Il trasferimento da Cetraro a Cosenza
Nella ricostruzione della Procura, basata anche sulle valutazioni medico-legali dei consulenti Berardo Silvio Cavalcanti, Guglielmo Cordasco e Vannio Vercillo, la gestione iniziale del paziente al Pronto Soccorso di Cetraro sarebbe avvenuta con modalità diligenti e appropriate.
Un possibile profilo di criticità riguarderebbe invece il trasferimento verso l’ospedale di Cosenza. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il paziente sarebbe stato accompagnato in un’ambulanza non medicalizzata, mentre la presenza di un medico a bordo sarebbe stata, secondo i consulenti, una precauzione opportuna.
Durante il tragitto, tuttavia, non sarebbero stati documentati peggioramenti delle condizioni cliniche. All’arrivo all’Annunziata, Pascariello presentava difficoltà respiratorie, ma i parametri vitali risultavano nella norma, secondo la documentazione esaminata nell’ambito dell’inchiesta.
È nella fase successiva che si colloca il principale elemento contestato dalla Procura: la somministrazione di un antibiotico senza una preventiva consultazione della scheda di triage.
Il ceftriaxone e l’allergia riportata nella scheda sanitaria
Il medicinale utilizzato sarebbe stato Fidato, un antibiotico a base di ceftriaxone. Nella scheda di triage, secondo la ricostruzione accusatoria, era già annotata un’allergia al Rocefin, anch’esso contenente il medesimo principio attivo.
L’accusa ipotizza che la documentazione non sia stata consultata prima della somministrazione. Il farmaco sarebbe stato somministrato per via endovenosa, nella quantità di due grammi, diluiti in 100 millilitri di soluzione.
Per gli inquirenti, proprio questa terapia avrebbe innescato una grave reazione anafilattica, seguita da un arresto cardiorespiratorio. La ricostruzione medico-legale evidenzierebbe inoltre che, prima della somministrazione, lo spazio respiratorio a livello otorinolaringoiatrico risultava conservato.
Il rapporto tra il farmaco, la reazione clinica e il decesso costituisce uno dei punti centrali del procedimento. La valutazione definitiva spetterà al giudice, sulla base delle prove che saranno esaminate in aula.
Il peggioramento in pochi minuti e i tentativi di rianimazione
La sequenza temporale ricostruita attraverso la documentazione sanitaria descrive un rapido deterioramento delle condizioni del paziente.
La somministrazione dell’antibiotico sarebbe avvenuta alle 19. Circa dieci minuti più tardi, alle 19.10, Pascariello avrebbe perso conoscenza, andando incontro a un arresto cardiorespiratorio.
I sanitari avrebbero avviato le manovre di rianimazione, proseguite per circa trenta minuti anche con la somministrazione di adrenalina. Gli interventi non avrebbero avuto esito positivo e il decesso sarebbe stato constatato alle 19.40 del 14 dicembre 2024.
Nel corso dei soccorsi sarebbe stata tentata anche la manovra di Heimlich. Secondo l’interpretazione dei consulenti medico-legali, tuttavia, l’ostruzione respiratoria non sarebbe stata provocata da un corpo estraneo, ma da un edema della laringe conseguente alla presunta reazione anafilattica.
Anche il medico legale Mirko Massimilla, consulente tecnico dei familiari, avrebbe condiviso le conclusioni dei consulenti nominati dalla Procura, sia sulle cause del decesso sia sulla possibile responsabilità professionale e sul nesso causale tra la somministrazione dell’antibiotico e la morte.
Tali valutazioni saranno sottoposte al vaglio processuale insieme alla restante documentazione clinica.
I familiari chiedono il coinvolgimento dell’Azienda ospedaliera
Nel corso dell’udienza preliminare, i familiari di Pascariello si sono costituiti parte civile, assistiti dagli avvocati Emilio Enzo Quintieri e Simona Socievole.
I legali hanno inoltre annunciato l’intenzione di chiedere la citazione dell’Azienda ospedaliera di Cosenza come responsabile civile. La richiesta mira a consentire l’eventuale coinvolgimento dell’ente nella risposta risarcitoria per i fatti contestati al proprio dipendente, qualora ne ricorrano i presupposti giuridici e processuali.
Al procedimento partecipano anche alcune associazioni costituite parte civile. Si tratta di Codici – Centro per i Diritti del Cittadino, rappresentata dall’avvocato Pierfrancesco Fazzolari; Codici Calabria – Centro per i Diritti del Cittadino, con l’avvocata Alessia Cellini; e Codici Salute, rappresentata dall’avvocato Ivano Giacomelli.
La loro partecipazione si affianca all’iniziativa giudiziaria promossa dai familiari per fare accertare le circostanze della morte.
Il processo al via il 10 dicembre 2026
Con il rinvio a giudizio, la vicenda entra nella fase dibattimentale. Al centro dell’udienza saranno le condizioni cliniche di Pascariello, le modalità del trasferimento da Cetraro a Cosenza, la gestione della documentazione relativa alle allergie e la terapia antibiotica somministrata all’Annunziata.
Il tribunale dovrà valutare le consulenze medico-legali, la documentazione sanitaria e gli altri elementi probatori per stabilire se vi siano state condotte professionalmente colpose e se queste abbiano avuto un ruolo causale nel decesso.
Occorre ricordare che il rinvio a giudizio non equivale a una dichiarazione di colpevolezza. Le contestazioni formulate dalla Procura restano ipotesi accusatorie, da verificare nel contraddittorio processuale. L’accertamento delle eventuali responsabilità del medico e dei presupposti per il coinvolgimento dell’Azienda ospedaliera sarà affidato alle valutazioni del giudice.















