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19 Giugno 2026
19 Giugno 2026
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‘Ndrangheta, nuove ombre sull’alleanza mafiosa a processo a Milano: un imprenditore svizzero indicato come finanziatore dei Senese

Nuovi elementi finiscono agli atti del maxi procedimento in corso in Lombardia che ruota attorno al presunto sistema di alleanze tra esponenti di 'ndrangheta, camorra e Cosa nostra

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Nuovi elementi finiscono agli atti del processo Hydra, il maxi procedimento in corso a Milano che ruota attorno al presunto sistema di alleanze tra esponenti di ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra. Al centro delle ultime dichiarazioni depositate dai pubblici ministeri ci sono i rapporti tra alcuni presunti referenti del clan Senese e un imprenditore svizzero che, secondo il racconto di un collaboratore di giustizia, avrebbe avuto un ruolo chiave negli affari del gruppo.
Le dichiarazioni sono contenute in un verbale reso il 13 febbraio scorso da William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”, collaboratore di giustizia già condannato con rito abbreviato nell’ambito dello stesso filone investigativo.

Il presunto ruolo dell’imprenditore svizzero

Secondo Cerbo, Giancarlo Vestiti e Antonio Sorrentino, entrambi imputati nel procedimento e ritenuti dagli investigatori vicini al clan romano dei Senese, avrebbero intrattenuto rapporti con un importante imprenditore elvetico.
“Giancarlo Vestiti e Antonio Sorrentino avevano un rapporto con un imprenditore svizzero che gli consegnava somme di denaro che venivano da loro utilizzate per commettere usura”, ha dichiarato il collaboratore. Lo stesso imprenditore sarebbe stato, sempre secondo il suo racconto, “socio nelle loro attività lecite e illecite”.
Le dichiarazioni sono state depositate insieme ad altri verbali del collaboratore Francesco Bellusci nel procedimento ordinario che vede alla sbarra oltre quaranta imputati.

Affari tra usura, immobili e moda

Nel racconto di Cerbo emergono presunti interessi economici sviluppati su più fronti. Il collaboratore ha riferito che Sorrentino avrebbe vantato “un credito di circa 700mila euro” nei confronti dell’imprenditore svizzero, del quale ha precisato di non conoscere l’identità.
“Mi dissero che avevano insieme investimenti nel settore dell’abbigliamento con un logo che avevano creato”, ha spiegato il pentito, aggiungendo di essere venuto a conoscenza anche di “un investimento immobiliare in territorio elvetico di una intera palazzina”.
Secondo il collaboratore, il gruppo dei Senese avrebbe avuto “interessi con un personaggio importante, un imprenditore importante svizzero”, che avrebbe fornito capitali e opportunità per nuovi investimenti.

“Era la loro gallina dalle uova d’oro”

Nel verbale, Cerbo descrive l’imprenditore come una figura centrale per gli affari del gruppo. “Il contatto diretto era Antonio Sorrentino”, ha raccontato, sostenendo inoltre che l’uomo sarebbe finito in passato anche nell’attenzione di un’indagine romana riguardante il clan Senese.
Il denaro proveniente dalla Svizzera sarebbe stato utilizzato, secondo il collaboratore, per operazioni di usura e per attività commerciali legate allo stoccaggio di merci.
“Mi ricordo che avevano pure investimenti nel settore dell’abbigliamento, un logo tipo Ralph Lauren, che valeva un sacco di soldi, e sempre c’era di mezzo questo svizzero”, ha dichiarato Cerbo. Poi la sintesi più significativa del suo racconto: “Erano in società, era il loro socio finanziatore”. Per questo motivo, ha aggiunto, l’imprenditore veniva considerato “la gallina dalle uova d’oro”.

Il racconto sulle auto di lusso

Tra gli episodi riportati nei verbali compare anche un aneddoto legato alle auto sportive. Cerbo ha ricordato che, parlando di vetture di lusso con Vestiti e Sorrentino, sarebbe emerso il riferimento a una Porsche 997 Turbo.
“Parlavamo di macchine, perché ho sempre avuto delle belle macchine. All’epoca avevo una Ferrari 458 Italia a noleggio”, ha raccontato il collaboratore. In quell’occasione, riferendosi alla Porsche, Sorrentino gli avrebbe detto: “È dell’amico nostro in Svizzera”.
Elementi che ora entreranno nel dibattimento del processo Hydra, uno dei più rilevanti procedimenti giudiziari in corso sul presunto coordinamento tra organizzazioni mafiose operanti nel Nord Italia.

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