La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva confermato, a maggio, la custodia cautelare in carcere per Marianna Raimondo, 54 anni, di Gerocarne. La decisione riguarda uno dei filoni dell’operazione antimafia “Conflitto”, l’inchiesta della Dda di Catanzaro sulla faida nelle Preserre vibonesi. Raimondo, vedova di Giuseppe Loielo e madre di Rinaldo Loielo, classe 1991, è assistita dagli avvocati Pamela Tassone, Guido Contestabile e Francesca Alati. Con l’annullamento, la Suprema Corte ha rinviato gli atti al Tribunale di Catanzaro, che dovrà decidere nuovamente sulla misura alla luce delle indicazioni della Cassazione.
Le accuse sulle armi
La Dda contesta a Raimondo l’occultamento, la detenzione e il porto illegale di armi clandestine e da guerra, con l’aggravante della finalità di agevolazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe contribuito a custodire armi che il gruppo dei Loielo avrebbe avuto a disposizione. Tra gli elementi su cui si fonda l’ipotesi accusatoria figurano le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Walter Loielo e alcune conversazioni intercettate durante le indagini.
La faida e l’omicidio di Antonino Zupo
L’inchiesta “Conflitto” ricostruisce, secondo la Dda, lo scontro tra i gruppi dei Loielo e degli Emanuele nell’area di Gerocarne. Tra gli episodi al centro delle indagini c’è l’omicidio di Antonino Zupo, ucciso il 22 settembre 2012 in contrada Comunella. Per il delitto la Procura ha mosso contestazioni nei confronti di altri indagati.














