Una svolta di grande rilievo giudiziario arriva dai banchi della giustizia calabrese. Si chiude con un’importante assoluzione il processo d’appello bis che vedeva imputato l’ex consigliere regionale Domenico Creazzo, uscito definitivamente scagionato dall’accusa di scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza, emessa a Reggio Calabria, ridisegna i contorni di un procedimento giudiziario complesso nato da anni di indagini e dibattimenti.
Le assoluzioni e la posizione dei coimputati
Il verdetto emesso nelle scorse ore dalla corte reggina ha sancito l’estraneità ai fatti contestati non solo per l’ex esponente politico, ma anche per il fratello Antonino Creazzo. Il giudizio di assoluzione ha coinvolto ulteriori posizioni chiave, tra cui quelle di Bruno Modafferi, per il quale cade la pesante condanna a tredici anni inflitta in primo grado d’appello, e di Giuseppe Crea. Un’articolata rimodulazione delle responsabilità penali che accoglie in larga parte le tesi difensive sostenute dai collegi di avvocati impegnati nel procedimento.
Il nodo della Cassazione e le condanne rimaste ferme
Il nuovo processo d’appello si era reso obbligatorio a seguito della pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, che aveva annullato con rinvio le precedenti condanne a dieci anni di reclusione emesse a carico dei fratelli Creazzo, accogliendo complessivamente cinque ricorsi presentati dalle difese. Nonostante l’alleggerimento complessivo del quadro accusatorio per diversi imputati, alcune posizioni restano tuttavia cristallizzate: per Domenico Alvaro, ad esempio, pur cadendo l’accusa di scambio elettorale, rimane ferma la condanna principale a venti anni e tre mesi di reclusione per associazione di stampo mafioso.
La rimodulazione delle pene per gli altri imputati
Il provvedimento della corte ha inoltre riguardato la rideterminazione delle sanzioni per altri soggetti coinvolti nell’inchiesta. Nello specifico, la pena per Rocco Laurendi è stata ridotta a un anno e sei mesi, mentre per Carmine Quartuccio sono state riconosciute le attenuanti generiche, modificando così l’entità della sanzione originaria. Un’articolata sentenza che segna una tappa fondamentale nella complessa disamina giudiziaria delle infiltrazioni criminali e dei rapporti politico-economici nel territorio reggino.














