Si terrà domani l’udienza davanti ai giudici del Riesame di Catanzaro nei confronti dell’avvocato Gennaro Pierino Mellea (difeso dagli avvocati Vitaliano Leone e Giovanni Merante) e degli imprenditori Danilo Abramo (difeso dall’avvocato Valerio Murgano) e Roberto Mercurio (codifeso dai legali Enzo De Caro e Arcangelo De Caro), tutti e tre destinatari di una misura cautelare agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Catanzaro che punta a far luce su un sodalizio criminale che oltre ad operare per realizzare profitti in proprio, avrebbe utilizzato società intestate fittiziamente a coniugi, compagne, persone di fiducia e prestanomi. Si tratta di società di persone e di capitale nel settore immobiliare e delle aste, che vedrebbe coinvolte diverse persone formalmente qualificate come imprenditori agricoli, ma in realtà intestatari fittizi di aziende dedite alla costante partecipazione di bandi pubblici nel settore dell’agricoltura per ottenere contributi a fondo perduto. Gli avvocati punteranno sull’esclusione dell’aggravante mafiosa, chiedendo la revoca della misura cautelare in atto e in seconda battuta una misura meno afflittiva.
Le ipotesi accusatorie
Avvocato e i due imprenditori sono indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla turbata libertà degli incanti al riciclaggio, all’autoriciclaggio e per tre capi di imputazione viene contestata loro anche l’aggravante mafiosa. Abramo, secondo le ipotesi accusatorie, titolare e amministratore di fatto di Crd Immobiliare e Grd, sarebbe l’uomo che avrebbe diretto le aste truccate, raccolto la liquidità, chiedendo soldi ai referenti delle cosche, che avrebbe dato ordini ai prestanome su come muovere i soldi sui conti, verificando i pagamenti Agea e Arte, tenendo la contabilità su un libro giallo. Mellea, viene individuato, dalla Dda come l’ideatore, l’organizzatore e il finanziatore del sistema delle truffe PAC: avrebbe individuato le teste di legno, finanziato l’acquisto dei terreni in Calabria e Toscana, dirigendo tutto, mentre Mercurio coordinato le aste con Abramo e Mellea, raccolto soldi dalla famiglia Salerno di Cutro con cui avrebbe avuto rapporti diretti, gestito i prestanome e tenuto la contabilità con Abramo. Quest’ultimo durante l’interrogatorio di garanzia, pur avvalendosi della facoltà di non rispondere aveva rilasciato dichiarazioni spontanee davanti al gip, così come aveva scelto il silenzio Mellea, mentre Mercurio aveva fornito la sua versione dei fatti, decidendo di rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari.













