21 Agosto 2026
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Operazione Ostro, ai domiciliari il presunto “postino” del clan di Guardavalle: per l’accusa consegnava cellulari ai detenuti

Accolta l’istanza della difesa di Moreno Rocco Riitano, assistito dagli avvocati Vincenzo Cicino e Natale Ferraiuolo. Disposti braccialetto elettronico e divieto di contatti con estranei

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Il gup accoglie l’istanza della difesa di Moreno Rocco Riitano, assistito dagli avvocati Vincenzo Cicino e Natale Ferraiuolo. Disposti braccialetto elettronico e divieto di contatti con estranei. Per l’accusa era l’uomo incaricato di far arrivare i cellulari oltre le sbarre, mantenendo aperto il canale di comunicazione tra il carcere e i presunti affari del clan. Ora, però, per Moreno Rocco Riitano, 39 anni, di Guardavalle, si aprono le porte degli arresti domiciliari.

Il giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro, Gilda Danila Romano, ha accolto la richiesta della difesa, rappresentata dagli avvocati Vincenzo Cicino e Natale Ferraiuolo, sostituendo la custodia in carcere con i domiciliari e il braccialetto elettronico. Una decisione arrivata nonostante il parere contrario del pubblico ministero. L’impianto accusatorio non viene cancellato: il giudice scrive che la gravità indiziaria non è stata “completamente scalfita”. A pesare sulla scelta sono stati, però, il periodo circoscritto nel quale si collocano le condotte contestate e soprattutto l’estraneità di Riitano alle ulteriori dinamiche criminali che, negli anni successivi, avrebbero coinvolto altri imputati dell’operazione Ostro.

Il carcere non è più ritenuto necessario

L’ordinanza è stata depositata il 19 agosto 2026. La difesa aveva chiesto una gradazione delle esigenze cautelari, sostenendo che il carcere potesse essere sostituito con una misura meno afflittiva e comunque capace di evitare il pericolo di nuovi reati o di contatti con l’esterno. Il pubblico ministero aveva espresso parere contrario, definito nel provvedimento “non ulteriormente motivato”. Il gup ha invece ritenuto che, pur restando in piedi le esigenze cautelari, queste possano essere fronteggiate attraverso gli arresti domiciliari.

Nella decisione vengono valorizzate la “ristretta collocazione temporale” dei fatti, la loro concretezza e materialità e soprattutto l’assenza di successive dinamiche criminali attribuite a Riitano. Il giudice ha considerato anche le risultanze emerse nel corso dell’udienza preliminare e la posizione detentiva degli altri imputati.

Il ruolo attribuito dalla Dda a Moreno Riitano

Riitano figura tra i 57 imputati raggiunti dalla richiesta di rinvio a giudizio della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. L’accusa gli contesta la partecipazione all’associazione mafiosa individuata nel cosiddetto “locale di Guardavalle”, ritenuto riconducibile alla cosca Gallace. Secondo la ricostruzione della Dda, il 39enne avrebbe eseguito alcune disposizioni di Cosimo Damiano Gallace, consegnando telefoni cellulari a persone detenute. Quegli apparecchi, sostiene l’accusa, sarebbero serviti a mantenere attive le comunicazioni su questioni e presunti affari illeciti anche dall’interno del carcere.

I presunti aiuti durante la latitanza

Nel secondo capo d’imputazione la Dda contesta a Riitano il concorso nella procurata inosservanza della pena nei confronti di Cosimo Damiano Gallace e Cosmo Leotta, che si sarebbero sottratti all’esecuzione di provvedimenti di carcerazione. Le condotte attribuite al 39enne sono circoscritte a episodi collocati tra la fine del 2020 e i primi mesi del 2021. In particolare, secondo l’accusa, il 27 novembre 2020 Riitano avrebbe fornito supporto logistico, occupandosi dello spostamento di un veicolo utilizzato da Gallace e di quello destinato a Leotta. Il 2 dicembre 2020 avrebbe inoltre dato sostegno alla compagna di Gallace. Gli viene infine contestato di avere contribuito, il 5 gennaio e il 6 marzo 2021, allo spostamento dei familiari del presunto latitante dal rifugio alla loro abitazione. Sono proprio la delimitazione temporale e la specificità di queste condotte ad avere assunto un peso nella decisione del Gup.

L’ordinanza sottolinea infatti come Riitano non risulti coinvolto nelle ulteriori dinamiche criminali che avrebbero interessato altri coimputati nel periodo successivo. Le contestazioni nei confronti di Riitano rappresentano, allo stato, la ricostruzione formulata dall’accusa e dovranno essere vagliate nel corso del procedimento. Per tutti gli imputati vale il principio costituzionale di non colpevolezza fino a una sentenza definitiva.

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