4 Novembre 2026
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Plenum Csm dispone il trasferimento “punitivo” del procuratore di Paola Fiordalisi: fuori dal distretto di Catanzaro

Diciannove voti per il trasferimento, otto per l’archiviazione della pratica e un astenuto. Negli atti del Csm il verbale contestato dai quattro sostituti, le tensioni con la Dda e le ragioni della difesa

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Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha disposto il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale di Domenico Fiordalisi, procuratore della Repubblica di Paola, in provincia di Cosenza. Nella seduta del 4 novembre 19 consiglieri hanno votato per il trasferimento e 8 per l’archiviazione della pratica. Un solo astenuto.

Il caso era arrivato al Csm con la relazione del 30 ottobre 2025 del procuratore generale di Catanzaro, Giuseppe Lucantonio. Il documento segnalava scelte investigative contestate e presunte anomalie nella gestione dell’ufficio. Descriveva la frattura tra il procuratore e i suoi sostituti e le tensioni nei rapporti con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e con la polizia giudiziaria. Fiordalisi sarà destinato a un’altra procura di primo grado, fuori dal distretto di Catanzaro. La Terza commissione dovrà individuare la nuova sede. Il magistrato si era insediato a Paola il 15 marzo 2025, tornando nell’ufficio in cui aveva già lavorato da sostituto.

Il dibattito in plenum e il voto

La seduta è durata oltre tre ore. Bernadette Nicotra ha illustrato le ragioni dell’archiviazione della pratica, Michele Forziati quelle del trasferimento. Il plenum ha ascoltato Fiordalisi e il suo avvocato, Nicola Carratelli. Sono poi intervenuti altri sette consiglieri. Quattro si sono espressi per il trasferimento e tre per l’archiviazione. Al termine del dibattito il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ha messo ai voti le due proposte.

Il verbale del 1° settembre e la rottura con i sostituti

Il punto di rottura è un verbale del 1° settembre 2025. Il documento dava conto di una riunione nella quale i quattro sostituti avrebbero condiviso all’unanimità il progetto organizzativo della Procura per il quadriennio 2026-2029. Il 23 ottobre i magistrati hanno segnalato al procuratore generale Giuseppe Lucantonio che quella riunione non si era mai tenuta. La bozza, hanno riferito, era arrivata per e-mail soltanto il 9 settembre. Il giorno dopo era stata sottoposta loro una dichiarazione di rinuncia a presentare osservazioni.

Fiordalisi ha parlato di un errore materiale nella data e ha sostenuto di avere discusso la bozza con i sostituti separatamente il 10 settembre, salvo una collega che era in congedo. Per i consiglieri favorevoli al trasferimento, la vicenda ha fatto venir meno la fiducia nel capo dell’ufficio. Una delle sostitute, sentita dalla Prima commissione, ha detto che in Procura si viveva da “separati in casa”. Lucantonio ha raccontato che i magistrati si rivolgevano così spesso al suo ufficio che la Procura generale era diventata “il pronto soccorso della Procura di Paola”.

Il coordinamento con la Dda e il caso Losardo

Nella relazione inviata al Csm il 30 ottobre 2025, Lucantonio aveva segnalato anche difficoltà di coordinamento con la Dda di Catanzaro. Uno degli episodi riguarda un’inchiesta per usura ed estorsione. La Procura di Paola dispose i fermi il 22 aprile 2025 e trasmise il fascicolo alla Dda il 27 maggio, su richiesta dell’ufficio distrettuale. Fiordalisi ha ricordato che la successiva sentenza di condanna non aveva riconosciuto l’aggravante mafiosa, sostenendo che questo confermasse la competenza della Procura di Paola. L’istruttoria ha esaminato anche le apparecchiature per intercettazioni ambientali installate negli uffici nell’ambito dell’inchiesta riaperta sull’omicidio di Giovanni Losardo. Secondo gli accertamenti richiamati nella proposta di archiviazione, gli apparati sono rimasti spenti fino alla rimozione, avvenuta dopo il passaggio del fascicolo alla Dda.

La commissione divisa e i numeri della difesa

La Prima commissione era arrivata al plenum divisa tre a tre. La proposta di Bernadette Nicotra, Roberto Romboli e Isabella Bertolini riconosceva la gravità della crisi interna, ma riteneva che mancassero elementi per considerarla ancora attuale e tale da compromettere l’esercizio delle funzioni. I tre consiglieri citavano la ripresa della collaborazione con la Dda, i trasferimenti a domanda disposti per due dei quattro sostituti e i dati del servizio esecuzioni penali. Nel settore delle pene detentive, i provvedimenti erano passati da 735 nel 2024 a 1.123 nel 2025. Fiordalisi, nell’audizione del 5 maggio, aveva rivendicato di avere messo in esecuzione 526 sentenze rimaste in arretrato.

Per Michele Forziati, Tullio Morello e Maria Luisa Mazzola, anche a fronte dei risultati dell’ufficio, la rottura del rapporto di fiducia e le criticità nei rapporti con la Dda, la Procura generale e la polizia giudiziaria incidevano ancora sull’esercizio delle funzioni. La proposta approvata dal plenum giudica “assoluta e non più riparabile” l’incompatibilità di Fiordalisi con l’ufficio di Paola. A motivare la scelta di una sede fuori dal distretto di Catanzaro sono le criticità nei rapporti con la Dda e con la Procura generale.

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