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21 Aprile 2026
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Porti e mafie, il rapporto “Diario di Bordo” di Libera considera Gioia Tauro hub mondiale del narcotraffico

Presentata la terza edizione del dossier di Libera. Negli ultimi dieci anni, nello scalo calabrese sono state sequestrate oltre 54 tonnellate di cocaina. Il rapporto nazionale viene dedicato alla memoria del giornalista Michele Albanese.

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I porti italiani si confermano snodi cruciali dove l’economia legale e i flussi illeciti si intrecciano in modo pervasivo. Secondo i dati elaborati da Libera, il 2025 ha segnato un record negativo: 131 casi di criminalità registrati negli scali nazionali, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente. Il fenomeno non è più circoscritto a poche aree, ma coinvolge capillarmente 38 porti da Nord a Sud. Nel quadriennio 2022-2025, la frequenza degli eventi criminali è stata impressionante, con una media di un episodio ogni tre giorni. Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, sottolinea la gravità della situazione evidenziando che “dentro questi numeri c’è una realtà precisa: i porti sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, a partire dal narcotraffico, ma anche della contraffazione, del contrabbando, del riciclaggio”.

Gioia Tauro: tra record di movimentazione e infiltrazioni record

In Calabria, il porto di Gioia Tauro consolida il suo ruolo di hub strategico per le rotte transatlantiche della cocaina. Nonostante lo scalo abbia festeggiato un 2025 da primato con 4,5 milioni di container movimentati, i dati sulla sicurezza sono allarmanti: 13 eventi criminali nell’ultimo anno, segnando un aumento del 62,5%. La capacità di adattamento delle organizzazioni criminali è testimoniata dalle fantasiose tecniche di occultamento dello stupefacente, rinvenuto tra bobine di carta, banane, gamberi surgelati e persino pellet. Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera, ricorda come questa doppia natura dello scalo sia stata spesso denunciata da Michele Albanese: “È stato anche quello dove viene registrato un importante aumento dei casi di criminalità, confermandosi crocevia di opportunità e di contraddizioni, di ricchezza possibile e di infiltrazioni criminali”.

Le ‘ndrine e il business legale: dai servizi portuali ai mercati pubblici

L’influenza della ‘ndrangheta non si limita al traffico di droga, ma si estende capillarmente alle attività economiche lecite collegate agli scali. Tra il 1994 e il 2024 sono stati censiti 56 clan operanti in 10 porti calabresi, con proiezioni d’interesse anche sui grandi porti nazionali come Genova, Trieste e Napoli. Esempi paradigmatici sono le infiltrazioni del clan La Rosa e del clan Mancuso a Tropea per i trasporti marittimi, o quelle degli Arena a Isola Capo Rizzuto nel settore edile. Questa strategia mira a trasformare le infrastrutture portuali in occasioni di sfruttamento economico diretto, inquinando il mercato legale.

L’asse internazionale: il ponte tra Santos e la Calabria

Il rapporto volge lo sguardo oltre i confini nazionali, analizzando il legame ombelicale tra il porto brasiliano di Santos e Gioia Tauro. L’Italia si colloca ai vertici mondiali per quantità di stupefacente sequestrato in partenza dal Brasile, con 18 operazioni e oltre 5 tonnellate di cocaina intercettate tra il 2016 e il 2025. Le recenti collaborazioni con la giustizia, come quella del broker Vincenzo Pasquino estradato nel 2024, stanno svelando i dettagli della cooperazione logistica tra gli ‘ndranghetisti e il Primeiro Comando da Capital (PCC), l’organizzazione dominante a San Paolo. Per contrastare questa deriva, la ricetta di Libera è chiara: «Serve una strategia più ampia: più trasparenza nei processi decisionali, più strumenti di prevenzione della corruzione, più cooperazione internazionale».

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