Si chiude con una sentenza di non luogo a procedere la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Francesco Zungri, finito nell’estate del 2024 al centro di un’indagine dopo un sequestro di circa 100mila euro eseguito dalla Guardia di Finanza di Tropea. Il caso era stato raccontato, anche a livello nazionale, come quello del presunto “falso cieco” che, secondo l’impostazione accusatoria iniziale, pur essendo ritenuto abile al lavoro avrebbe truffato lo Stato. Una vicenda che aveva provocato un forte clamore mediatico e numerosi commenti sui social, soprattutto per il riferimento al presunto svolgimento di attività lavorativa come bagnino. A distanza di due anni, il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Alessio Maccarone, ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Zungri.
Accolta la tesi della difesa
Il giudice ha accolto integralmente la tesi difensiva, secondo cui non è emersa alcuna “falsa attestazione” dello stato di cecità finalizzata a trarre in inganno la commissione collegiale che, nel 2018, aveva riconosciuto Zungri quale cieco assoluto. Già nella fase cautelare, la difesa era riuscita a ottenere una riduzione dell’importo del sequestro, dimezzato rispetto alla somma inizialmente indicata. La decisione del gup, secondo quanto sostenuto dalla difesa, ha escluso la presenza di elementi tali da sostenere una ragionevole probabilità di condanna.
L’avvocato D’Agostino: “Necessaria massima prudenza”
Soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Sandro D’Agostino, difensore di Zungri. “La vicenda processuale vissuta dal Sig. Zungri ci ricorda ancora una volta quanto sia necessaria la massima prudenza nell’analizzare l’applicazione di misure cautelari personali o, come nel caso di specie, reali. Prima ancora che il Sig. Zungri potesse esercitare il proprio diritto di difesa, l’opinione pubblica lo aveva già condannato senza pietà”, ha dichiarato il legale.
L’avvocato ha quindi ricordato la linea seguita fin dall’inizio dalla difesa: “Fin dal primo momento abbiamo manifestato la piena volontà del mio assistito a sottoporsi a qualsiasi accertamento medico. Nel corso dell’udienza preliminare, sviluppatasi su più sedute, abbiamo chiesto con fermezza sia di specificare quale fosse la presunta falsa attestazione che avrebbe raggirato la commissione medica, sia di far verificare l’intera documentazione investigativa da un perito nominato dal Giudice”.
“Sottratto a un processo lungo e faticoso”
Per il difensore, la sentenza rappresenta un passaggio decisivo dopo due anni di esposizione giudiziaria e mediatica. “Esprimiamo grande soddisfazione per una sentenza che ha stabilito l’assenza di qualsiasi ragionevole probabilità di condanna e che – grazie all’attenzione del Giudicante – ha sottratto il Sig. Zungri a un processo che si prospettava lungo e faticoso”, ha concluso l’avvocato D’Agostino.










