30 Giugno 2026
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“Maltrattò e picchiò la compagna”: chiesti 4 anni e mezzo, ma il Tribunale di Vibo lo assolve perché il fatto non sussiste

Il caso era nato dalle denunce della donna e da un presunto pestaggio con trauma facciale. Il giudice ha assolto il 42enne “perché il fatto non sussiste”, non accogliendo la richiesta della Procura.

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Si è concluso con un’assoluzione il processo a carico di M.B.C., 42enne di nazionalità romena, accusato di maltrattamenti in famiglia e di ripetute violenze nei confronti della compagna. Il giudice Tiziana Macrì ha assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste”, non accogliendo la richiesta di condanna avanzata dalla Procura, che aveva chiesto una pena di quattro anni e sei mesi di reclusione.

Le accuse e il processo

L’uomo, difeso dall’avvocato Francesca Comito, era finito sotto processo in seguito alle denunce della donna, che aveva riferito di essere stata vittima, nel tempo, di violenze psicologiche e fisiche consumate tra le mura domestiche.
In particolare, uno degli episodi contestati riguardava un presunto pestaggio che, secondo l’accusa, avrebbe provocato un trauma facciale tale da rendere necessario un successivo intervento chirurgico.

La linea difensiva

Nel corso del procedimento, la difesa ha sostenuto una ricostruzione alternativa dei fatti, contestando l’attendibilità della persona offesa. Secondo l’avvocato Comito, le lesioni riportate dalla donna sarebbero state la conseguenza di una caduta accidentale e non di un’aggressione da parte del compagno.
A sostegno della propria tesi, la difesa ha prodotto documentazione sanitaria relativa alle condizioni psichiatriche della donna, evidenziando precedenti ricoveri e pregresse criticità cliniche, elementi che – secondo la prospettazione difensiva – avrebbero inciso sull’affidabilità delle sue dichiarazioni.

Le misure di prevenzione e la sentenza

La vicenda aveva già avuto rilevanza sul piano della prevenzione. Lo scorso anno, infatti, nei confronti dell’uomo il Tribunale aveva disposto la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con divieto di soggiorno e divieto di avvicinamento alla persona offesa, accogliendo la proposta formulata congiuntamente dalla Procura della Repubblica e dalla Questura di Vibo Valentia sulla base degli elementi investigativi allora raccolti.
Con la sentenza pronunciata dal Tribunale di Vibo Valentia, le contestazioni penali non hanno tuttavia trovato conferma nel giudizio dibattimentale, conclusosi con l’assoluzione dell’imputato “perché il fatto non sussiste”.

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