Arrivano le richieste di pena della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano nel filone del processo ordinario nato dall’inchiesta Old Irons, l’indagine che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe fatto emergere l’esistenza di una struttura criminale armata, organizzata e gerarchizzata, attiva tra Milano e Monza, con ramificazioni in Calabria e contatti operativi anche all’estero.
Le richieste della Dda nel processo ordinario
Il cuore dell’udienza è rappresentato dalle richieste avanzate dalla pubblica accusa nel filone ordinario. La Dda ha chiesto la pena più alta, 30 anni, per Francesco Orazio Desiderato, 51 anni, nato a Vibo Valentia, originario di Nicotera ma trapiantato in Lombardia, nipote di Antonio Mancuso, detto “Zi ’Ntoni”, storico esponente della famiglia Mancuso di Limbadi. Desiderato, in particolare, è indicato dall’accusa in una posizione di vertice nell’ambito della presunta organizzazione attiva in Lombardia. La stessa pena, 30 anni di reclusione, è stata chiesta per Massimiliano Crocco, 48 anni, di Cosenza, al quale viene attribuito, sempre secondo l’impianto accusatorio, un ruolo nella gestione delle piazze di spaccio. Per Alessandro Martone, 46 anni, di Milano, la richiesta è di 21 anni e 2 mesi. Per Pietro Valente, 38 anni, di Carate Brianza, la Dda ha chiesto 18 anni e 3 mesi. Per Saverio Lo Mastro, originario di San Gregorio d’Ippona ma residente a Desio la richiesta è di 8 anni e 6 mesi. Richieste che fotografano la gravità attribuita dalla Procura al presunto sistema criminale ricostruito nell’inchiesta, ma che dovranno ora passare al vaglio del giudice.
L’inchiesta Old Irons e l’ipotesi della Procura
L’inchiesta Old Irons, coordinata dalla Dda di Milano, descrive il gruppo come una presunta organizzazione strutturata, capace di muoversi tra Lombardia e Calabria, con una rete di contatti e ruoli distinti. Secondo l’accusa, il sodalizio avrebbe utilizzato il sistema criptato SkyECC per sottrarsi alle intercettazioni e avrebbe gestito ingenti quantitativi di droga, nascosti anche in box auto e distributori di carburante.
Il traffico contestato viene stimato in oltre una tonnellata di droga al mese. Nel mirino degli investigatori sono finite partite di cocaina, hashish e marijuana, movimentate tra il 2020 e il gennaio 2024. Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe inoltre avuto disponibilità di armi cariche, utilizzate come strumento di protezione e intimidazione. Nell’ambito dell’operazione, Polizia e Carabinieri avevano eseguito 12 arresti e 17 fermi. L’indagine ipotizza anche il riciclaggio dei proventi illeciti in attività economiche e il coinvolgimento, secondo la Procura, del clan Mancuso di Limbadi. Le accuse comprendono, a vario titolo, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi, riciclaggio, autoriciclaggio e frodi fiscali mediante il presunto utilizzo di società cartiere.
Le difese e la prossima fase del processo
Sul fronte difensivo sono impegnati compaiono, tra gli altri, gli avvocati Francesco Capria, Chiara Zanotti e Adriana Fiormonti. Conclusa la requisitoria dei pubblici ministeri, la palla passa al loro per le rispettive discussioni finalizzate a contrastare l’impianto accusatorio della Dda di Milano. Terminate le arringhe difensive, il collegio giudicante si ritirerà in camera di consiglio per stabilire la sentenza prevista subito dopo l’estate.








