3 Luglio 2026
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Processo “Propaggine”: quattro assoluzioni e quattro condanne in appello nel feudo della cosca Alvaro

Si chiude il secondo troncone del maxiprocesso nato dalla sinergia tra le Direzioni distrettuali antimafia di Roma e Reggio Calabria. I giudici di secondo grado ribaltano quattro verdetti di colpevolezza e rideterminano una pena a dodici anni di reclusione

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La Corte d’Assise d’Appello ha pronunciato il dispositivo di sentenza che ridefinisce gli esiti del maxiprocesso “Propaggine”, l’importante operazione giudiziaria incentrata sulle ramificazioni della criminalità organizzata calabrese. Il verdetto pronunciato dai magistrati di secondo grado ha introdotto significative riforme rispetto alla pronuncia emessa in prima istanza dal Tribunale di Palmi, deliberando quattro assoluzioni totali in favore di imputati che erano stati precedentemente condannati.

I giudici hanno scagionato dalle accuse Antonio Alvaro (difeso dagli avvocati Maria Teresa Caccamo e Fortunato Schiava), Alfredo Ascrizzi (assistito dai legali Luca Cianferoni e Fortunato Schiava), Francesco Luppino (tutelato dall’avvocato Giovanni Piccolo) e Carmelo Versace (difeso dal collegio composto da Antonino Lupini e Carmelo Antonio Pirrone). Per queste quattro posizioni, i rilievi penali sollevati dall’accusa sono caduti in sede di gravame.

Le conferme dei proscioglimenti e il ricorso della Dda

Il collegio giudicante ha inoltre vagliato i ricorsi presentati dalla Procura Generale presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che aveva impugnato le sentenze di proscioglimento emesse in primo grado. I giudici d’appello hanno rigettato l’istanza della magistratura inquirente, confermando le precedenti assoluzioni nei confronti di Carmelo Alvaro (difeso dagli avvocati Luca Cianferoni e Sissi Barone), Giovanni Penna (assistito da Guido Contestabile e Silvia Forestieri) e Carmela Penna (tutelata dal legale Giacomo Iaria).

Medesima sorte per la posizione di Maurizio Rustico (difeso dall’avvocato Maria Grazia Salerno), per il quale è stata disposta l’esclusione dell’aggravante di stampo mafioso, con il conseguente subentrare della prescrizione del reato addebitato.

Condanne confermate e le radici dell’inchiesta tra Roma e Reggio

Il dispositivo ha invece mantenuto l’impianto sanzionatorio per gli altri imputati, confermando le condanne espresse in primo grado a carico di Domenico Alvaro (difeso dagli avvocati Tonino Curatola e Marina Mandaglio), Antonino Penna (assistito dal legale Elisabetta Ascone) e Carmine Penna (tutelato dall’avvocato Giacomo Iaria). È stata invece rideterminata la sanzione detentiva nei confronti di Francesco Carmelitano (difeso dai legali Giovanni Piccolo ed Elisabetta Ascone), la cui pena è stata ricalcolata in dodici anni di reclusione.

L’intera vicenda giudiziaria affonda le proprie radici in una complessa e articolata attività investigativa condotta in stretta sinergia tra la Dda di Roma e la Dda di Reggio Calabria. L’inchiesta si era mossa sull’ipotesi della sussistenza di un’associazione a delinquere di stampo mafioso attiva tra le province di Reggio Calabria e la Capitale, riconducibile alla storica famiglia di ‘ndrangheta nota come “cosca Alvaro”.

Un primo troncone processuale, già celebrato a Roma, si era concluso con severe condanne per i membri della cellula criminale che operava direttamente nel Lazio. Questo secondo filone, focalizzato sulla sponda calabrese dell’organizzazione, attende ora il deposito delle motivazioni della sentenza, che la Corte ha fissato entro il termine di novanta giorni.

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