31 Agosto 2026
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Processo “Radici”, in Corte d’Assise d’Appello regge il teorema della ‘ndrangheta negli affari della Riviera romagnola

A Bologna confermata, con alcune limitate modifiche, le condanne emesse nell'ambito del procedimento nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo emiliano sui presunti investimenti della 'ndrine nei settori alberghiero e dolciario

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La Corte d’Assise d’Appello di Bologna, presieduta dalla giudice Anna Mori, ha pronunciato la sentenza di secondo grado nel processo “Radici”, confermando sostanzialmente il verdetto emesso dal Tribunale di Ravenna nel gennaio 2025.

La decisione mantiene in piedi l’impianto accusatorio costruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, riconoscendo la sussistenza dell’associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso, contestata dagli inquirenti anche in assenza di un’organizzazione ritenuta stabilmente radicata sul territorio emiliano-romagnolo.

Rispetto alla sentenza di primo grado, la Corte ha disposto alcune assoluzioni relative a capi di imputazione residuali, ha rideterminato alcune pene e ha ridotto le provvisionali riconosciute ai Comuni costituitisi parte civile.

L’inchiesta della Dda e i sequestri milionari

Il procedimento trae origine dall’indagine coordinata nel 2022 dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, che aveva portato all’arresto di 23 persone e all’esecuzione di sequestri preventivi per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Secondo l’impostazione accusatoria, accolta nei primi due gradi di giudizio, il gruppo avrebbe operato attraverso investimenti nei comparti alberghiero e dolciario della Riviera romagnola. Tra i reati contestati figurano, oltre all’associazione aggravata dal metodo mafioso, anche caporalato, reati finanziari ed estorsione.

Confermate le condanne principali

Tra le pene più rilevanti confermate in Appello figura quella inflitta a Saverio Serra, originario della provincia di Vibo Valentia e residente a Cervia, condannato a 13 anni e tre mesi di reclusione.

La Corte ha inoltre confermato la condanna a 11 anni e due mesi nei confronti di Francesco Patamia, già candidato alla Camera dei Deputati con la lista Noi Moderati, e quella a 10 anni e sei mesi nei confronti del padre Rocco Patamia.

Secondo la ricostruzione sostenuta dalla Procura, i due avrebbero operato al servizio della cosca Piromalli. Tale ricostruzione costituisce l’ipotesi accusatoria accolta nei primi due gradi di giudizio e sarà eventualmente oggetto di ulteriori valutazioni nelle successive fasi processuali.

Tra le condanne confermate figura anche quella di Alessandro Di Maina, destinatario di una pena di sei anni e otto mesi di reclusione, mentre per gli altri imputati sono state confermate pene comprese tra due e quattro anni.

Le motivazioni entro novanta giorni

La Corte d’Assise d’Appello di Bologna depositerà le motivazioni della sentenza entro 90 giorni. Sarà da quel provvedimento che emergeranno nel dettaglio le ragioni giuridiche che hanno portato alla conferma dell’impianto accusatorio e alle limitate modifiche apportate rispetto al giudizio di primo grado.

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