Le telefonate alle forze dell’ordine, le richieste di controlli, i post pubblicati su Facebook e quella pressione che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe diventata con il passare del tempo sempre più insistente. Fino al drammatico episodio che avrebbe visto uno dei due commercianti coinvolti tentare di togliersi la vita.
È la vicenda al centro dell’indagine condotta dalla Questura di Catanzaro e sfociata nell’applicazione di una misura cautelare nei confronti di un’avvocatessa del Foro cittadino. La professionista è stata sottoposta al divieto di avvicinamento alle persone offese, con l’applicazione del braccialetto elettronico, nell’ambito di un procedimento per una presunta condotta persecutoria ai danni dei titolari di due attività commerciali situate nei pressi della sua abitazione, nel centro storico del capoluogo.
Le segnalazioni e i controlli nei due locali
All’origine della vicenda ci sarebbe la presenza, ritenuta molesta dalla professionista, di ragazzi e ragazze che frequentavano i due locali. Un movimento serale che l’avvocatessa non avrebbe tollerato e contro il quale avrebbe intrapreso una lunga serie di iniziative. Secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe contattato ripetutamente le forze dell’ordine, chiedendo verifiche e interventi nei confronti delle due attività. I controlli effettuati dagli operatori, tuttavia, si sarebbero conclusi senza fare emergere irregolarità o violazioni.
Alle segnalazioni si sarebbero aggiunti alcuni interventi sui social network. Post pubblicati su Facebook che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero stati diretti a screditare i gestori e le loro attività. Una sequenza di comportamenti che avrebbe alimentato nei due commercianti una condizione di crescente esasperazione.
Il dramma sulla Tangenziale
Il momento più grave si sarebbe verificato quando uno dei due imprenditori, provato dalla situazione, avrebbe deciso di compiere un gesto estremo. L’uomo sarebbe stato individuato sulla Tangenziale di Catanzaro proprio dagli agenti della Polizia di Stato, che riuscirono a raggiungerlo e ad aiutarlo a desistere dal proposito suicidario.
L’episodio è entrato nel fascicolo investigativo insieme alle segnalazioni, ai controlli effettuati nei locali e agli ulteriori elementi raccolti dalla Questura. Il quadro complessivo è stato quindi sottoposto all’autorità giudiziaria, che ha ritenuto sussistenti i presupposti per l’adozione della misura cautelare.
I dispositivi consegnati ai commercianti
Oltre al braccialetto elettronico applicato all’avvocatessa, a ciascuna delle due persone offese è stato consegnato un apposito dispositivo. Il telefono emette un segnale di allarme qualora la professionista dovesse avvicinarsi oltre la distanza stabilita nel provvedimento giudiziario, consentendo così l’attivazione immediata dei controlli.
L’ordinanza è stata eseguita dalla Polizia di Stato al termine dell’attività investigativa coordinata dall’autorità giudiziaria. Le contestazioni si trovano ancora nella fase delle indagini preliminari: la responsabilità dell’indagata dovrà essere accertata nel corso del procedimento e soltanto attraverso un’eventuale sentenza definitiva, nel rispetto del principio costituzionale di presunzione d’innocenza.











