23 Giugno 2026
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Strage di Amendolara, i legali degli indagati al Riesame: “Nessun legame con il caporalato, il movente è personale”

La difesa dei due trentunenni pakistani in carcere per la morte dei quattro braccianti propone una ricostruzione alternativa: "C'era stato un alterco molto violento la mattina stessa". La Procura chiede la conferma del carcere

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La complessa vicenda giudiziaria legata al drammatico rogo dello scorso primo giugno nell’alto Ionio cosentino si sposta nelle aule del capoluogo di regione, dove i giudici sono chiamati a valutare la tenuta delle misure cautelari a carico dei presunti responsabili.
Davanti al Tribunale del riesame di Catanzaro i legali hanno chiesto un’attenuazione della misura restrittiva per i due trentunenni pakistani Safeer Ahmed e Ali Raza. I due indagati si trovano attualmente in carcere con la pesante accusa di omicidio nei confronti dei braccianti Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad, rimasti uccisi ad Amendolara.

La ricostruzione della difesa: “Lite cruenta prima del fatto”

Il fulcro della strategia difensiva si basa sull’esclusione della pista legata allo sfruttamento della manodopera agricola, spostando l’asse delle indagini su un violento scontro privato avvenuto poche ore prima della tragedia.
“Nel corso dell’udienza abbiamo fornito una diversa ricostruzione relativamente al movente, che non c’entra niente con i motivi di lavoro e con il caporalato – spiega l’avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena, che insieme alla collega Giulia Montilli assiste i due indagati – e il movente, per quanto abbiamo ricostruito nelle nostre indagini difensive, non riguarda motivi lavorativi o sfruttamento del lavoro, ma fatti personali tra di loro”.
Secondo quanto emerso dall’attività dei legali, i rapporti tra i soggetti coinvolti erano tesi per motivi estranei ai contesti professionali.
“Si è trattato di incomprensioni molto cruente tra gli indagati e le vittime, fatti molto cruenti per i quali – sottolinea l’avvocato – avevano litigato la mattina, lanciandosi pietre e bottiglie. Insomma c’è stato un alterco molto violento. Anche dalle persone che abbiamo intervistato sul posto, dagli elementi che abbiamo raccolto nelle indagini difensive, abbiamo ricostruito una diversa motivazione dei fatti”.

La Procura di Castrovillari chiede la linea dura

Di parere diametralmente opposto è l’ufficio inquirente coordinato dalla magistratura della cittadina del Pollino, che spinge per il mantenimento della massima custodia cautelare a causa della gravità delle contestazioni.
La Procura di Castrovillari ha chiesto la conferma della detenzione in carcere e di tutte le aggravanti. I giudici del Riesame si sono riservati la decisione finale sul ricorso, che con ogni probabilità verrà resa nota nella giornata di domani.

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