25 Agosto 2026
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Strage di Cutro, il pg chiede pene più alte per i tre presunti scafisti del “Summer Love”

Davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro nuova udienza sul naufragio del 26 febbraio 2023, La Procura generale insiste sulle responsabilità degli imputati: il 14 ottobre le discussioni delle difese e poi la sentenza

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Il procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro, Salvatore Di Maio, ha chiesto l’inasprimento delle pene per i tre presunti scafisti del “Summer Love”, il caicco naufragato il 26 febbraio 2023 davanti a Steccato di Cutro, provocando la morte di 94 persone, tra cui 35 minori, oltre a un numero imprecisato di dispersi. Il processo di secondo grado è in corso davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi. Al centro del giudizio ci sono le responsabilità contestate ai tre imputati già condannati in primo grado dal Tribunale di Crotone.

Chieste pene più severe e multe milionarie

La Procura generale ha chiesto la condanna a 12 anni di reclusione e 3 milioni di euro di multa per il pakistano Khalid Arslan, 28 anni, già condannato in primo grado a 11 anni, un mese e dieci giorni. Pene ancora più pesanti sono state sollecitate per gli altri due imputati: 17 anni di reclusione e 4 milioni di euro di multa ciascuno per il pakistano Hasab Hussain, 24 anni, e per il cittadino turco Sami Fuat, 53 anni, entrambi condannati in primo grado a 16 anni. La richiesta del Pg segna dunque un passaggio centrale nel processo d’Appello: non una semplice conferma dell’impianto del primo grado, ma un aggravamento del trattamento sanzionatorio.

Il nodo del naufragio colposo

In primo grado i tre imputati erano stati condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per morte in conseguenza di altro reato, ma erano stati assolti dall’accusa di naufragio colposo. È proprio su questo punto che insiste la Procura generale. Secondo il Pg, infatti, i tre presunti scafisti dovrebbero rispondere anche del naufragio colposo, capo d’imputazione dal quale erano stati assolti dal Tribunale di Crotone. Una contestazione che, se accolta dalla Corte d’Appello, aggraverebbe ulteriormente il quadro giudiziario a carico degli imputati e inciderebbe sulla ricostruzione complessiva delle responsabilità per una delle tragedie più gravi avvenute nel Mediterraneo negli ultimi anni.

Le parti civili si associano alla Procura generale

Nel corso dell’udienza, gli avvocati delle parti civili si sono associati alle conclusioni formulate dal procuratore generale. Hanno concluso per le parti civili gli avvocati Salvatore Rossi, Roberto Stricagnoli, Massimiliano Manna, Pietro Vitale, Pina Notarianni e Barbara Ventura, insistendo sulla linea accusatoria e sulle responsabilità contestate agli imputati.

Udienza rinviata al 14 ottobre: poi la sentenza

La Corte ha rinviato il processo al 14 ottobre 2026, quando saranno ascoltate le conclusioni degli avvocati difensori Salvatore Perri, Arturo Bova e Domenica Maiuli. Nella stessa giornata dovrebbe arrivare anche la sentenza d’Appello. Il processo sui presunti scafisti del “Summer Love” resta così uno dei fronti giudiziari principali aperti dopo la strage di Cutro: da una parte la ricostruzione del viaggio e delle responsabilità di chi avrebbe condotto il caicco; dall’altra il tema, ancora apertissimo, delle vite spezzate a pochi metri dalla costa calabrese.

Il primo grado e le accuse

Il processo di primo grado era iniziato il 4 ottobre 2023 e si era sviluppato in 17 udienze. Le condanne pronunciate dal Tribunale di Crotone erano state diverse dalle richieste formulate dalla Procura. Alla lettura della sentenza, i due giovani imputati pakistani erano scoppiati in lacrime, protestando contro la decisione dei giudici. Uno di loro aveva urlato: “Cercavo un futuro in Italia e mi hanno condannato perché ho solo fatto da interprete”.

Per un altro degli scafisti del “Summer Love”, il turco Guy Ufuk, la condanna a 20 anni di reclusione è invece diventata definitiva nel giugno scorso. L’uomo è stato condannato per naufragio colposo, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte in conseguenza di altro reato.

L’altro processo sui soccorsi

Parallelamente al procedimento sugli scafisti, davanti al Tribunale di Crotone è partito anche il processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco “Summer Love”. In questo filone sono imputati sei militari, quattro della Guardia di finanza e due della Guardia costiera, in servizio la notte del naufragio. Le accuse sono di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.

Secondo le indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone, su delega della Procura, sarebbe emersa una presunta catena di negligenze, sottovalutazioni, carenze strumentali e inefficienze operative. Al centro dell’accusa c’è anche la presunta mancanza di coordinamento tra Guardia di finanza e Guardia costiera. Gli inquirenti contestano ai militari di essersi attenuti in modo rigido alla distinzione tra intervento di polizia e intervento di soccorso, prevista dal Regolamento Ue 656/2014 e dall’accordo tecnico operativo del 14 settembre 2005, riformulato nel giugno 2022 dal governo Draghi. Secondo l’accusa, quella lettura delle regole avrebbe impedito l’attivazione tempestiva di una delle due azioni, mentre in mare il principio primario avrebbe dovuto essere uno solo: salvare vite umane.

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