Un presunto supermercato della cocaina con base a Scalea, rifornito da due canali principali tra Calabria e Campania e una rete di corrieri che faceva la spola tra Lagonegro, Padula e Santa Maria del Cedro. Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Saverio Sapia ha chiuso l’inchiesta nei confronti di 27 indagati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, cessione di sostanze stupefacenti, tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti.
Vertici e partecipi
Al vertice, secondo l’accusa, Maria Grazia Cortese e Luigi Ricci, marito e moglie di Scalea, che avrebbero coordinato acquisti all’ingrosso e spaccio al dettaglio.In qualità di promotori, dirigenti e finanziatori dell’associazione, avrebbero ricoperto una posizione di vertice e sovraordinazione gerarchica all’interno della consorteria, assumendo tutte le decisioni di rilievo relative all’attività di approvvigionamento e commercializzazione dello stupefacente, impartendo ordini e direttive ai sodali, procurando all’associazione lo stupefacente da commercializzare, acquistando la droga dai fornitori e gestendo la cassa comune dell’associazione. Ferdinando Aliberti detto “Nando”, definito partecipe dalla Dda, secondo le direttive dei vertici, avrebbe coordinato l’opera dei singoli associati, mantenendo i contatti con i relativi fornitori, intervenendo in prima persona nella gestione dei comuni interessi illeciti, nonché all’esazione dei crediti vantati nei confronti dei vari acquirenti. Giovanni Condello, ritenuto il fornitore principale calabrese, al quale vengono contestati 15 capi, per oltre 40 cessioni di cocaina tra ottobre 2022 e luglio 2023. Condello avrebbe ceduto lo stupefacente non direttamente ai vertici ma tramite una catena di corrieri fedelissimi: Gildo Perrone, Alessio Palma, Emilio Arcuri, Giuseppe Sagario, Pasquale Annunziata e Paola Zito, Giovannina Montaspro. Fabio Marzico e Antonio Perrotta. La modalità ricorrente? Gli appuntamenti a Lagonegro e Sala Consilina, e in alcuni casi servizio di staffetta con doppia auto per eludere i controlli.
I nomi degli indagati
Sotto inchiesta Ferdinando Aliberti detto “Nando”, 44 anni, di Praia a Mare (CS); Pasquale Annunziata, 34 anni, di Nocera Inferiore (SA); Emilio Arcuri detto “il vecchio, lo zio”, 56 anni, di Seregno (MI); Viviana Bandiera, 37 anni, di Roma; Alessia Condello, 23 anni, di Napoli; Giovanni Condello, detto “Gianni”, 31 anni, di Napoli; Salvatore Coppola detto “Totò”, 46 anni, di Caserta; Elvira Cortese, 25 anni, di Catanzaro; Maria Grazia Cortese, 26 anni, di Chiaravalle Centrale; Salvatore Cortese, 24 anni, di Chiaravalle Centrale (CZ); Alessandro D’Amato, 50 anni, di Praia a Mare; Mikael Foresta, 34 anni, di Praia a Mare (CS); Emanuele Gasparro, 48 anni, di Napoli; Michele Giovale, 43 anni, di Caserta; Simone Iannotti, 43 anni, di Praia a Mare (CS); Gerardo Leo, 43 anni, di Salerno; Lucia Maratea, 61 anni, di Orsomarso (CS); Fabio Marzico, 49 anni, di Praia a Mare (CS); Giovannina Montaspro, 42 anni, di Praia a Mare (CS); Alessio Palma, 32 anni, di Belvedere Marittimo (CS); Gildo Perrone detto “Eugenio”, 46 anni, di Milano; Antonio Perrotta, 41 anni, di Capua (CE); Alexandra Emanuela Ricci, 18 anni, di Belvedere Marittimo (CS); Luigi Ricci, 39 anni, di Praia a Mare; Giuseppe Sagario, 46 anni, di Praia a Mare; Carmelo Zito detto “Carmine”, 45 anni, Germania e Paola Zito, 28 anni, di Cava dei Tirreni (SA). Nel canale campano il fornitore secondo le ipotesi di accusa era Gerardo Leo, con cessioni a Mercato San Severino, Padula e Siano tra ottobre 2022 e gennaio 2023. A fare da corriere per Cortese e Ricci, Carmelo Zito, Elvira Cortese e Ferdinando Aliberti, mentre nel canale di Scalea Emanuele Gasparro e Salvatore Coppola, sono accusati di aver ceduto cocaina e hashish a maggio-giugno 2023, sia direttamente a Ricci e Cortese che tramite Ferdinando Aliberti, con consegne a Santa Maria del Cedro.
“Ti schianto in corpo a mamma tua se non mi paghi“
Sono quattro le tentate estorsioni contestate per recuperare i soldi dello spaccio e attraverso dialoghi spiati Maria Grazia Cortese avrebbe minacciato il suo interlocutore: “se entro domani mattina non ho i soldi, vengo a prendere la macchina” e “se ne stanno occupando altre persone più grandi”. Intimidazioni messe in atto anche da Cortese tra agosto e dicembre 2023: “la schianto in corpo a mamma tua! E lo sai benissimo che lo faccio. La gente di Cetraro vanno da mamma tua… quindi regolati tu”, sfruttando la forza intimidatrice della ‘ndrangheta. Maria Grazia Cortese in concorso con Simone Iannotti avrebbe minacciato un altro acquirente: “Simone sa dove sta la tua ex moglie… Prendo e me li faccio dare da lei… faccio un macello. Ti schiatto, ti giuro sopra la Madonna ti prendo a schiaffi… non ti faccio mettere più piede a Scalea”. Secondo le ipotesi accusatorie Maria Grazia Cortese, Lucia Maratea e Alexandra Emanuela Ricci di aver portato nel carcere di Paola, dove era detenuto Luigi Ricci, smartphone e 5 SIM intestate fittiziamente a cittadini stranieri, consegnate durante i colloqui del 23 agosto e 8 e 27 settembre 2023. Sim che, secondo l’accusa, Ricci avrebbe poi usato per continuare a comunicare con l’esterno.
Il diritto alla difesa
Gli indagati (assistiti dagli avvocati difensori Francesco Mancuso, Emilia Lupia, Claudia Mandile, Antonio Ludovico, Giuseppe Bello, Pietro Russo, Tommaso Morelli, Giorgio Cozzolino) avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere sentiti, depositare memorie difensive, rilasciare dichiarazioni e compiere ogni altro atto utile per l’esercizio del diritto di difesa prima che la Dda proceda oltre con una richiesta di rinvio a giudizio.












