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14 Maggio 2026
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Habanero, ‘ndrangheta nelle Preserre Vibonesi: in nove a giudizio (NOMI)

Due le date per l'inizio del processo dibattimentale, quella del 10 luglio davanti alla Corte di Assise di Catanzaro e quella del 16 luglio davanti al Tribunale collegiale di Vibo

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A giudizio dieci imputati coinvolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro Habanero, che ruota attorno alla gestione di attività illecite nella zona delle Preserre vibonesi, ingerenze su appalti, da parte di un’organizzazione criminale radicata tra Acquaro, Soriano Calabro, Gerocarne e Dasà, con legami che si sarebbero estesi in altre province italiane e all’estero. Il gup distrettuale del Tribunale di Catanzaro Piero Agosteo ha mandato a processo Luciano Barone, 51 anni di Atri; Giuseppe Chiera, 36 anni, Soriano Calabro (VV);  Cosmo Damiano Inzitari, 47 anni, Acquaro (VV); Angelo Maiolo, 40 anni, Montesilvano (PE); Francesco Maiolo, 45 anni, Montesilvano (PE); Francesco Maiolo, 41 anni, Brandizzo (TO); Filippo Monardo, 28 anni, Soriano Calabro (VV);  Francesco Sorleto, 45 anni, Acquaro (VV); Pasquale Rottura, 30 anni, Acquaro (VV). Il processo dibattimentale avrà inizio il prossimo 10 luglio davanti alla Corte di Assise di Catanzaro per coloro che rispondono di omicidio (Angelo Maiolo, 40 anni, Montesilvano, Francesco Maiolo, 45 anni e Francesco Maiolo, 41 anni) e il 16 luglio davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Vibo per tutti gli altri reati. Tra le parti civili costituite i familiari di Barilaro, difesi dall’avvocato Michele Gigliotti, il Ministero dell’Interno, il Commissario straordinario per le vittime di racket e usura e diversi Comuni delle Preserre vibonesi (Acquaro, Arena, Dasà, Gerocarne, Sorianello, Vazzano). 

Il filone degli abbreviati

Il 29 settembre inizierà la requisitoria  del pubblico ministero Andrea Buzzelli per i quindici imputati che hanno scelto il rito abbreviato, discussione che proseguirà il prossimo 6 ottobre.  Si tratta di Luciano Barone, 50 anni, Montesilvano (PE); Cosimo Bertucci, 50 anni, Orbassano (TO); Francesco Bertucci, 51 anni, Nichelino (TO); Cristian Domenico Capomolla, 36 anni, Acquaro (VV); Francesco Capomolla, 41 anni, Gerocarne (VV); Francesco Antonio Ciconte, 28 anni, Mazzè (TO); Domenico Fusca, 43 anni, Dasà (VV); Giorgio Galiano, 49 anni, Vibo Valentia (VV); Sandro Ganino, 40 anni, Acquaro (VV); Nicola Antonio Papaleo, 65 anni, Rosarno (RC); Rodolphe Pinto, 63 anni, San Salvo (CH); Vincenzo Pisano, 30 anni, Gerocarne (VV); Francesca Silipo, 39 anni, Acquaro (VV);  Giuseppe Taverniti, 47 anni, Brandizzo (TO), Francesco Tarzia, 42 anni, Acquaro (VV), posizione quest’ultima stralciata e poi riunita.

Le accuse 

Gli imputati rispondono a vario titolo di associazione mafiosa, triplice omicidio plurimo con l’aggravante mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata, sequestro di persona, detenzione illegale di armi e munizioni, spari in luogo pubblico, coltivazione di sostanze stupefacenti, narcotraffico, concorrenza illecita, turbata libertà degli incanti e rapina.

Il contesto criminale

Le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia avrebbero permesso di delineare la gerarchia interna e i ruoli degli affiliati, portando alla contestazione di numerosi reati. Tra le contestazioni, la ‘strage dell’Ariola’ avvenuta il 25 ottobre 2003 a Gerocarne, frazione di Ariola, nella quale vennero uccise tre persone, Francesco Gallace, Giovanni Gallace e Stefano Barilaro e ferita una quarta, che si è salvata gettandosi in un fosso. La strage sarebbe stata compiuta per volontà dei tre Maiolo, definiti gli esecutori materiali, mentre Francesco Capomolla sarebbe stato il presunto mandante, una strage compiuta con le aggravanti della premeditazione, della crudeltà, dei futili motivi, e soprattutto con l’intento di rafforzare l’associazione mafiosa della ’ndrina di Acquaro. Un’azione di sangue nata – secondo l’accusa – per vendicare le scomparse, con il metodo delle lupare bianche, negli anni ’90 di Rocco e Antonio Maiolo, uccisi in uno scontro tra clan per il predominio mafioso della zona.

I rapporti tra cosche

L’inchiesta ha evidenziato anche i rapporti tra la locale criminalità organizzata e le cosche di Limbadi, Vibo Valentia e Sant’Onofrio, confermando un sistema di gestione mafiosa del territorio basato su intimidazione, violenza e collusione con ambienti economici e istituzionali, rivelando l’esistenza di un “direttorio criminale” che decideva le strategie operative della cosca, risolvendo conflitti interni e regolando gli equilibri tra le diverse ‘ndrine.

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel processo gli avvocati Vincenzo Cicino (del Foro di Catanzaro), Giuseppe Gervasi (Locri)Alice Massara, (del foro di Catanzaro) Pamela Tassone (Foro di Vibo), Cataldo Domenico Intrieri (Roma), Giuseppe Antonio Damini (Torino), Luigi Chiappero (Torino), Luca Cianferoni(Roma), Ermenegildo Massimo Scuteri (Catanzaro), Antonio Barilaro (Vibo Valentia), Beatrice Biamonte (Catanzaro), Sandro D’Agostino (Vibo Valentia), Nicola Loiero (Catanzaro), Alessandro Diddi (Roma), Giuseppe Di Renzo (Vibo Valentia), Francesco Schimio (Palmi), Sergio Rotundo (Catanzaro), Michelangelo Miceli (Vibo Valentia), Giuliana De Nicola (Pescara), Giuseppe La Rana (Milano), Ilario Tripodi (Catanzaro), Vincenzo Sorgiovanni (Locri), Lucio Canzoniere (Lamezia Terme), Laura Castellano (Pescara), Francesco Lojacono (Roma).

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