La discussione politica attorno al caso di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo nel 2021, si sposta sul delicato tema dei risarcimenti civili ai familiari dei malviventi. Ad accendere il dibattito è la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che affida alla piattaforma X una presa di posizione netta a favore delle vittime di rapina, annunciando un preciso correttivo legislativo inserito nel nuovo disegno di legge Sicurezza.
“Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto. Con l’ultimo ddl Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari. Chi viola la legge non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali”, scrive la premier nel post, a cui allega un’immagine con il fermo slogan “Basta paradossi! Chi commette un reato non può pretendere un risarcimento per i danni subiti mentre delinque”.
Il centrodestra si mobilita per la grazia: le reazioni di Tajani e FdI
Mentre la presidenza del Consiglio interviene sul fronte dei risarcimenti, i partiti della maggioranza di governo si muovono compatti per chiedere un provvedimento di clemenza a favore del commerciante settantaduenne. Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, pur riconoscendo l’errore commesso dal gioielliere, invoca il perdono sociale in considerazione delle circostanze drammatiche in cui è maturato il fatto di sangue.
“Dipende dal presidente della Repubblica, però io credo che quest’uomo abbia sbagliato, però ha sbagliato anche per difendere la propria famiglia e credo che, avendo 72 anni, possa avere il perdono della nostra società. In Italia si può perdonare una persona che ha reagito con eccesso di legittima difesa, però ritengo che sia giusto a questo punto perdonare, credo che sia un sentimento che alberga nella nostra grande maggioranza”, sottolinea Tajani. Sulla stessa linea d’onda si colloca il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che annuncia formalmente la propria iniziativa a sostegno del commerciante piemontese: “Ho appena firmato per chiedere la grazia a Mario Roggero, il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per aver difeso la sua famiglia da dei criminali”.
A delineare i contorni psicologici e giuridici della vicenda interviene anche la senatrice della Lega ed ex magistrata Simonetta Matone, che evidenzia lo stato di forte alterazione emotiva vissuto dall’uomo durante il tragico assalto in gioielleria.
“Chi ha subito traumi simili a quello del gioielliere Mario Roggero vive in uno stato di costante allerta. Quando la minaccia si è ripresentata, è del tutto plausibile che sia scattato un meccanismo psicologico di difesa, dettato dal terrore di vedere in pericolo la vita dei propri cari. Roggero, in preda ad uno stress emotivo estremo, non poteva valutare lucidamente se il pericolo era cessato. L’attuale legge in vigore in Italia prevede che la grave turbativa psichica attenua la responsabilità in caso di eccesso colposo, ma non cancella il reato se diventa un’azione d’attacco deliberata. La mia umana solidarietà va a Mario Roggero e alla sua famiglia aggredita con lui per l’ennesima volta da una banda di criminali. Al netto di quella che sarà la decisione del Presidente della Repubblica sulla eventualità di concedere la grazia, avrei auspicato per un uomo di 72 anni, onesto lavoratore, una pena meno pesante. Con 14 anni e più di carcere da scontare il percorso di riabilitazione previsto dalla Costituzione, diventa quasi impossibile”, dichiara la senatrice.
Le opposizioni respingono la “giustizia fai da te” della destra
Di tutt’altro tenore le reazioni che giungono dai banchi delle opposizioni, che accusano la maggioranza di voler strumentalizzare una vicenda drammatica a fini puramente elettorali e di propaganda politica, rischiando di danneggiare lo stesso iter della richiesta di grazia presso il Quirinale. L’europarlamentare del Partito Democratico Matteo Ricci contesta aspramente la lettura offerta dal centrodestra, invitando alla massima cautela istituzionale.
“La mia impressione è che dopo la bocciatura della legge elettorale il caso Roggero diventato, per la destra, un modo per parlare d’altro siccome è una notizia che ha impatto sull’opinione pubblica. La cosa peggiore di questa vicenda è farla diventare una bandierina politica. Non penso che ciò faccia bene nemmeno al gioielliere stesso perché se l’obiettivo è la grazia più si politicizza il caso e peggio è. Nel film ‘La Grazia’ di Sorrentino si evince il tormento del presidente della Repubblica nel valutare tutti gli aspetti per concedere la grazia, per cui penso che sia difficile per un cittadino comune, o anche per chi, come me fa politica, esprimersi su un tema del genere, proprio per la delicatezza. Vanno però respinte tutte le strumentalizzazioni politiche, la vicenda è complicata e a mio parere non si fa un grande servizio, neanche a coloro che sperano nella grazia, politicizzando la vicenda e facendola diventare una battaglia della giustizia fai da te della destra italo-americana”, attacca l’esponente dem.
Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona il vicepresidente di Italia Viva-Casa Riformista, Davide Faraone, che ricorda come la condanna di Roggero sia scaturita dall’applicazione di norme varate proprio dallo stesso centrodestra, evidenziando le carenze strutturali del governo sul tema dei risarcimenti alle vittime e del rafforzamento dei presidi di sicurezza sul territorio.
“Comprendere il dramma umano vissuto dalla famiglia Roggero è doveroso, ma la condanna definitiva della Cassazione non è il frutto di una legge ‘buonista’: è l’applicazione della legge sulla legittima difesa voluta da Matteo Salvini nel 2019. Ancora più grave è ciò che sta accadendo in queste ore. Con il ministro della Giustizia Carlo Nordio che tenta di trasformare questa vicenda in un’iniziativa politica, costringendo il Capo dello Stato a intervenire. Altro problema: è difficile spiegare ai cittadini perché una famiglia che ha subito per anni rapine debba pagare risarcimenti milionari ai familiari dei rapinatori, mentre migliaia di vittime di reati non ricevono alcun risarcimento perché i responsabili sono nullatenenti. Il Fondo di rotazione per le vittime dei reati esiste, ma il governo Meloni lo ha lasciato insufficiente e incapace di dare risposte adeguate. Se davvero si vuole stare dalla parte delle vittime, si rafforza quel Fondo. Così come si rafforza la sicurezza aumentando gli organici delle forze dell’ordine. Oggi servirebbero circa dodicimila tra carabinieri e poliziotti in più per garantire una presenza efficace sul territorio. La sicurezza si costruisce con più uomini, più prevenzione e più Stato, non alimentando l’illusione che gli slogan possano sostituire il diritto”, conclude Faraone.











