Incroci, verifiche sui dispositivi informatici e perquisizioni a tappeto in tutta Italia per smantellare un presunto sistema di certificazioni mediche fittizie, strutturato per impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio. Gli agenti della Squadra Mobile di Ravenna, coordinati dallo Servizio Centrale Operativo di Roma, stanno dando esecuzione a decine di decreti di perquisizione locale, personale e informatica disposti dalla Procura della Repubblica ravennate. L’attività giudiziaria vede coinvolti oltre venti professionisti distribuiti capillarmente sul territorio nazionale, nelle città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. I medici destinatari dei decreti, fatta eccezione per un singolo caso, risultano al momento non iscritti nel registro degli indagati.
I precedenti dell’inchiesta e le misure interdittive
Il nuovo blitz rappresenta la prosecuzione di un’ampia filiera investigativa scattata nei mesi scorsi su delega del Sostituto Procuratore Angela Scorza. Il primo filone dell’indagine aveva già portato a perquisizioni nei confronti di otto medici all’epoca tutti in servizio presso il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna. Per quel nucleo di professionisti le accuse formali sono di falso e interruzione di pubblico servizio, in relazione a 34 certificati ritenuti non veritieri. Il quadro indiziario aveva spinto la Giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek ad emettere un’ordinanza di interdizione dalla professione della durata di 10 mesi per tre dei sanitari coinvolti, applicando per i restanti il divieto di redigere certificazioni destinate alle procedure di ingresso nei Cpr.












