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7 Dicembre 2025
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Coperture e tassa sull’oro al centro del dibattito sulla Manovra. La Meloni prova a trovare la quadra

Vertice di maggioranza per sbloccare l'intesa sugli emendamenti "segnalati", scesi a 414. La principale fonte di gettito, stimata fino a 2 miliardi, è legata all'aliquota agevolata del 12,5% sull'oro da investimento, mentre Forza Italia boccia il concetto di extra-profitto.

Il dibattito sulla Manovra finanziaria entra nella sua fase cruciale con un nuovo passaggio in Commissione Bilancio previsto per martedì, focalizzato sulla scrematura degli emendamenti ammessi. Dei circa 5.700 emendamenti iniziali, solo 414 – i cosiddetti “segnalati”, di cui 238 della maggioranza – rimarranno in gioco. Tra le proposte che mantengono l’impatto economico ci sono le modifiche su affitti brevi, previdenza, sostegno alle forze dell’ordine, rottamazione delle cartelle, fondi per piccole imprese, una tassa sui piccoli pacchi e la riforma dei dividendi societari, oltre alla richiesta di Fratelli d’Italia per la riapertura della sanatoria edilizia del 2003. La principale incognita, tuttavia, che vale un gettito atteso di quasi due miliardi di euro, rimane la procedura di rivalutazione fiscale dell’oro da investimento.

La leva della “tassa sull’oro” e il getto atteso

La proposta, che ha l’appoggio di tutta la maggioranza e il benestare del MEF, riguarda la rivalutazione fiscale dell’oro da investimento. I contribuenti che al 1° gennaio 2026 posseggono oro da investimento e sono privi della documentazione attestante il costo o il valore di acquisto, potranno chiederne la rivalutazione fiscale entro il 30 giugno 2026. La misura prevede l’applicazione di un’aliquota agevolata del 12,5%, in netta riduzione rispetto al 26% ordinario, per facilitare l’emersione e garantire un significativo incremento del gettito. Le stime sul gettito atteso oscillano tra 1,67 e 2,08 miliardi di euro (secondo la Lega) e 1,8 miliardi (secondo Forza Italia). Resta in corso una valutazione da parte della Ragioneria dello Stato sulla fattibilità tecnica dell’operazione.

Intanto, nel dibattito più ampio sui prelievi, il vicepresidente del Consiglio e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha espresso una ferma presa di posizione ideologica: «L’extra-profitto è un concetto da Unione Sovietica».

Il controllo statale sulle riserve auree

Sempre tra gli emendamenti di Fratelli d’Italia, riemerge una proposta che stabilisce che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengano allo Stato, «in nome del Popolo Italiano». Il partito ha presentato mozioni analoghe in passato, sottolineando come l’oro rappresenti una ricchezza nazionale che deve rimanere sotto il controllo dello Stato per garantirne autonomia e indipendenza. L’Italia è il quarto detentore mondiale di oro con 2.452 tonnellate, suddivise tra via Nazionale, Fort Knox, Svizzera e Gran Bretagna.

Le altre priorità della Mìmaggioranza

Mentre Fratelli d’Italia insiste sulla riapertura del condono edilizio 2003 (avendo ritirato l’emendamento sul preavviso di sette giorni per gli scioperi nei trasporti), le altre forze di maggioranza spingono su obiettivi distinti: la Lega mira all’allargamento della platea per la rottamazione delle cartelle e al congelamento dell’aumento dell’età pensionabile fino al 2028Forza Italia, invece, concentra i suoi sforzi sull’abrogazione dell’incremento dell’aliquota al 26% per gli affitti brevi.

Coperture: il veto del Mef

Tutte le proposte di modifica dovranno superare l’attento vaglio del MEF, che ha ribadito l’obbligo di mantenere invariato l’impianto generale della Manovra. Ogni emendamento dovrà dunque avere una copertura certa e sufficiente: quella principale, come accennato, dovrebbe derivare proprio dalla rivalutazione dell’oro da investimento. Al contrario, la possibilità di aumentare il prelievo sulle banche, come proposto dalla Lega, appare più difficile da concretizzare.

Dettagli tecnici sulla rivalutazione dell’oro privato

Secondo alcune stime, l’oro privato detenuto in Italia ammonterebbe a circa 4.500-5.000 tonnellate, con un valore stimato tra 499 e 550 miliardi di euro. La procedura di rivalutazione richiederà la certificazione da parte di una società iscritta al registro degli operatori professionali in oro. L’imposta sostitutiva dovrà essere versata entro il 30 settembre 2026, con possibilità di rateizzazione in un massimo di tre rate annuali (con interessi al 3%). La rivalutazione si intenderà perfezionata al momento del pagamento dell’unica soluzione o della prima rata. Le modalità applicative definitive saranno fissate da un provvedimento dell’Agenzia delle entrate entro trenta giorni dall’entrata in vigore della norma.

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