Dunque, ricapitoliamo con la dovuta calma. Secondo i pm della Procura di Milano, Rocchi avrebbe “combinato” la designazione di Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile 2025 “siccome arbitro gradito alla squadra ospite, l’Inter, impegnata nella lotta alla corsa scudetto”. E avrebbe “combinato” o “schermato” la designazione di Daniele Doveri per il derby di Coppa Italia, ritenuto “poco gradito” ai nerazzurri, in modo da evitargli le partite successive che contavano davvero. Ormai questo pare il cuore dell’impianto accusatorio. Peraltro, come sembra agli inquirenti, nell’ambito di un sistema rodato, efficiente, pensato nei minimi dettagli.
Questione di dettagli
Questo è uno. La sera del 2 aprile 2025, mentre Milan e Inter si giocano la semifinale d’andata di Coppa Italia al Meazza, in un’altra parte dello stadio si sarebbe svolto un incontro molto diverso. Un vertice, diciamo così, di rara eleganza logistica: presunte combinazioni di designazioni mentre sotto si gioca la partita per cui le combinazioni vengono decise. L’efficienza teutonica applicata alla presunta frode sportiva.
Con chi parlava Rocchi?
La madre di tutte le domande sull”inchiesta, di quelle che potrebbero scatenare una nuova “Calciopoli” è: con chi parlava Rocchi?
“Si può capire con chi parla — dicono gli inquirenti — il focus è quello del mondo arbitrale”. Benissimo. Arbitri tra arbitri, quindi. Autonomia assoluta. Spontaneismo puro. Il disegno partirebbe dall’Aia, si svilupperebbe nell’Aia, si concluderebbe nell’Aia. L’Inter non c’entra niente, non sa niente, semmai, è vittima: e nelle partite incriminate ha pure perso. Il che non sarebbe un deterrente nel caso fossero accertate delle responsabilità.
Ora, a noi comuni mortali privi di dottorato in dietrologia potrebbe sembrare strano che un designatore arbitrale sviluppi, spontaneamente, una predilezione sentimentale per una squadra specifica, e che questa predilezione si traduca in un sistema di designazioni costruito su misura, con arbitri “graditi” e arbitri da “schermare”, discusso di persona a San Siro durante una semifinale di Coppa Italia.
Il tutto, si badi, senza che nessuno lo avesse chiesto. Per pura vocazione, insomma. Si badi bene anche che i dubbi sollevati – ça va sans dire – sono di esclusiva natura logico-giornalistica.
Il punto che distinguerebbe questa inchiesta dai precedenti scandali arbitrali italiani — da Calciopoli in poi — sarebbe precisamente il seguente: non ci sarebbe un soggetto esterno che compra o condiziona gli arbitri. Stavolta gli arbitri si organizzano da soli. Autarchici. Autosufficienti.
I club e i loro responsabili non c’entrano, al momento — precisano gli inquirenti — anche se dipenderà dallo sviluppo delle indagini l’eventuale allargamento del perimetro.
“Al momento”. Due parole piccole piccole, infilate lì quasi per caso, che pesano quanto un macigno.
Il punto sull’inchiesta
Nel frattempo, l’indagine della Procura di Milano si è allargata a 29 club tra Serie A e Serie B, sottoposti a verifica, sebbene nessuna società — Inter inclusa — e nessun dirigente o tesserato risultino attualmente iscritti nel registro degli indagati.
Gli indagati restano cinque, tutti appartenenti al mondo arbitrale: il designatore Gianluca Rocchi e il suo vice Andrea Gervasoni, entrambi autosospesi, i Var Nasca e Di Vuolo per concorso in frode sportiva, e il Var Paterna per false dichiarazioni rese ai pm.
Le imputazioni a carico di Rocchi sono tre: le cosiddette “bussate” al vetro della sala Var durante Udinese-Parma del 1° marzo 2025; la designazione dell’arbitro Colombo — definito nelle carte “gradito” all’Inter — per la trasferta di Bologna del 20 aprile 2025; e un presunto accordo a San Siro per escludere Doveri, ritenuto “poco gradito” ai nerazzurri.
Secondo quanto riferito da Repubblica, gli inquirenti starebbero esaminando una rete di relazioni definita “fittissima” tra Rocchi e i dirigenti di numerose società, per stabilire se i contatti abbiano superato il confine della formalità istituzionale, influenzando designazioni o decisioni Var.
Rocchi non si presenterà all’interrogatorio fissato per oggi, giovedì 30 aprile, su consiglio del suo legale, che ritiene di non avere ancora elementi sufficienti per costruire la difesa. Si presenterà invece Gervasoni. Nel frattempo l’Aia ha nominato Dino Tommasi designatore ad interim per il finale di stagione.
La altre domande
Rocchi, convocato per il 30 aprile alla caserma della Guardia di finanza di via Oglio, ha deciso di non presentarsi. Legittimo, per carità. Ma uno che è “certo di aver agito sempre correttamente” e che annuncia di voler uscire “indenne e più forte di prima”, di solito, corre a spiegarlo ai magistrati. Non diserta il primo appuntamento utile. Però, sceglie la strategia del silenzio in attesa di leggere le carte. Una mossa che, tuttavia, alimenta il dibattito pubblico sulla trasparenza del sistema.
Insomma, la favola che ci viene raccontata è questa: un uomo solo, mosso da oscure simpatie calcistiche personali, architetta un sistema di designazioni pilotate per favorire una squadra specifica — operando nel cuore del calcio italiano, tra San Siro e Lissone, con la complicità di colleghi, bussando alle porte delle sale Var — senza che nessuno, fuori dal mondo arbitrale, lo sapesse, lo volesse o lo chiedesse. È possibile. Tecnicamente, è possibile.
È anche possibile che Babbo Natale esista e abbia semplicemente problemi di logistica.
Ps. Le posizioni di Rocchi e dell’Inter sono quelle dichiarate pubblicamente; l’inchiesta è in corso e nessuno è colpevole fino a prova contraria, il che, sia chiaro, non rende meno interessanti le domande che ci siamo posti.






