Donald Trump annuncia una possibile svolta sul fronte della guerra tra Russia e Ucraina, ma da Kiev arriva subito una richiesta precisa: servono garanzie affinché la tregua sulle infrastrutture energetiche venga effettivamente rispettata. Il presidente americano ha annunciato che Mosca e Kiev hanno accettato di non colpire reciprocamente gli obiettivi energetici, dopo aver criticato nei giorni scorsi gli attacchi ucraini alle raffinerie russe.
“L’Ucraina ha accettato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare lo stesso!”, ha scritto Trump sul social Truth. Il tycoon ha collegato inoltre l’aumento del prezzo del diesel negli Stati Uniti al conflitto russo-ucraino, sostenendo che l’incremento sia stato causato “principalmente dalla guerra tra Russia e Ucraina, non dall’Iran”.
Trump guarda al caro carburanti e alle elezioni di midterm
La questione energetica assume un peso particolare negli Stati Uniti anche in vista delle elezioni di midterm. Trump ha fatto propria la lettura già espressa nei giorni scorsi dal segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo cui l’aumento dei prezzi dei carburanti americani sarebbe legato anche agli attacchi ucraini contro gli impianti russi di raffinazione.
Il diesel negli Usa ha raggiunto una media di 6,23 dollari al gallone, un livello molto superiore ai circa 3,8 dollari di fine febbraio, poco prima degli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Il presidente americano ha inoltre ribadito che il conflitto con Teheran terminerà subito dopo il voto di metà mandato e ha assicurato che, sul mercato interno, i prezzi della benzina sono destinati a scendere.
Zelensky apre alla tregua ma chiede garanzie
Da Kiev non arriva un rifiuto dell’intesa, ma una condizione precisa. Volodymyr Zelensky ha spiegato su Telegram che l’Ucraina è pronta a fermare gli attacchi contro le infrastrutture russe se riceverà garanzie sul comportamento di Mosca.
“Non è sicura che la Russia abbia la volontà di rispettare qualsiasi accordo”, ha scritto il presidente ucraino. Zelensky ha quindi spiegato che, se i partner internazionali saranno in grado di garantire che Mosca smetterà di colpire “la nostra rete elettrica, le nostre altre infrastrutture energetiche, le infrastrutture critiche e il flusso di cibo”, Kiev è pronta a fare altrettanto.
“Ci aspettiamo che i partner forniscano dettagli concreti”, ha aggiunto il presidente ucraino, lasciando intendere che l’annuncio americano dovrà essere accompagnato da meccanismi di garanzia e verifica.
Il Cremlino accoglie la richiesta di Trump
Nei giorni scorsi Zelensky aveva già proposto uno stop agli attacchi contro le infrastrutture energetiche in vista dell’inverno. La Russia aveva respinto quella proposta, mentre il Cremlino ha accolto con favore l’invito di Trump a Kiev a concentrare i propri attacchi su obiettivi diversi dalle raffinerie.
“Naturalmente, non possiamo che accogliere con favore qualsiasi richiesta al regime di Kiev di interrompere gli attacchi contro le infrastrutture economiche pacifiche”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.
La possibilità di un accordo, tuttavia, resta tutt’altro che definita. Secondo il Financial Times, fonti vicine al Cremlino ritengono che Vladimir Putin sia riluttante a raggiungere un’intesa prima dell’inverno. L’ipotesi è che la prosecuzione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine possa aumentare la pressione su Kiev e spingerla ad accettare concessioni.
Trump: “Putin vuole un accordo”, ma il vertice con Zelensky resta lontano
La tregua energetica arriva dopo che Trump, la scorsa settimana, aveva riferito di aver avuto una “ottima conversazione” con Putin, sostenendo che il leader russo vuole arrivare a un accordo per mettere fine alla guerra.
“Vuole raggiungere un accordo e, se anche Zelensky volesse farlo, sarebbe un’ottima cosa”, aveva dichiarato il presidente americano ai giornalisti.
Zelensky, sempre nei giorni scorsi, aveva manifestato la disponibilità a incontrare Putin al vertice del G20, previsto a dicembre al resort di Trump a Doral, a Miami. Il Cremlino aveva inizialmente escluso questa possibilità, salvo successivamente aprire alla prospettiva di un incontro con la mediazione degli Stati Uniti nel mese di ottobre.
Petrolio verso i 110 dollari e la pressione sui prezzi
L’annuncio della possibile tregua energetica tra Mosca e Kiev arriva mentre il prezzo del petrolio continua a salire. Il Brent si avvicina ai 110 dollari al barile, nel settimo mese del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Trump ha nuovamente sostenuto che la guerra con Teheran terminerà dopo le elezioni di metà mandato, assicurando al tempo stesso che i prezzi della benzina negli Stati Uniti torneranno a scendere.
La questione energetica resta quindi intrecciata con quella geopolitica, ma anche con la pressione interna sui consumatori americani. Il costo dei carburanti rappresenta infatti uno dei temi più sensibili in vista del voto di metà mandato.
Sanzioni alla Russia prorogate solo per sette giorni
Sul fronte europeo, intanto, il Coreper ha deciso di prorogare per soli sette giorni, fino alla mezzanotte di martedì 22 settembre, il regime delle sanzioni individuali contro la Russia.
“Al fine di concedere agli Stati membri più tempo per esaminare in modo approfondito le proposte di rinnovo, il Coreper ha deciso di prorogare il regime per un periodo di 7 giorni”, ha comunicato la presidenza di turno irlandese dell’Ue.
La scadenza era prevista per domani e, senza un accordo sul rinnovo, quasi 3.000 persone rischierebbero di essere rimosse dalla lista nera.
Le consultazioni proseguiranno nelle prossime ore. Secondo la presidenza, il rinnovo delle designazioni è considerato fondamentale per continuare a esercitare pressione sulla macchina bellica russa e sulle persone e società che la sostengono o ne traggono vantaggio.












