Esplodono nuove tensioni nella costruzione dell’alleanza di centrodestra e centrosinistra in vista delle prossime scadenze elettorali. A riaccendere il dibattito politico è il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che contesta apertamente la linea di preclusione portata avanti dal Movimento 5 Stelle nei confronti del suo partito, rivendicando il peso elettorale registrato in diverse realtà regionali.
“I Cinque Stelle sanno che un veto su di noi è inspiegabile, specie dopo che abbiamo preso più voti di loro in alcune regioni come la Toscana e abbiamo comunque aiutato Fico in Campania col 7% o Tridico in Calabria col 5%. Noi ci siamo. E allora Conte ha detto che non vuole ‘dare centralità a IV e a Renzi'”, attacca il senatore attraverso la sua consueta newsletter settimanale.
L’apertura a due liste distinte e l’affondo su Ingroia
La spaccatura, secondo l’ex premier, nascerebbe dalla volontà dei vertici pentastellati di promuovere aggregazioni alternative di matrice giustizialista, prospettiva da cui Italia Viva prende nettamente le distanze.
“Questo spiega perché gli ex grillini stanno aiutando a costruire una nuova lista dove confluiscono alcuni amministratori ma anche alcuni giustizialisti come l’ex PM Ingroia. Mi sembra giusto a questo punto andare con due liste diverse: del resto noi con i giustizialisti non abbiamo niente a che spartire. E io sono uno di quelli che ricorda i danni che Ingroia ha fatto alle Istituzioni di questo Paese: vedi alla voce Giorgio Napolitano”, sottolinea Renzi.
La strategia per il centro e la corsa al voto
Nonostante le divergenze strategiche e programmatiche, la presenza di più opzioni sulla scheda elettorale potrebbe trasformarsi, secondo il leader di IV, in un fattore d’attrazione per un elettorato moderato ma distinto dalla sinistra radicale e dal M5s.
“Mi fa comunque piacere che i Cinque Stelle abbiano la forza e la generosità non solo di organizzarsi loro ma anche di organizzare il centro: per me il centro deve essere una cosa diversa dalla sinistra di AVS o dai Cinque Stelle. E tuttavia è anche vero che è un bene che ci siano più liste perché magari così facendo prendiamo più voti”, conclude il senatore.












