Il tribunale di Verbania ha condannato a tre anni un uomo di 64 anni che, il 28 dicembre scorso, aveva aggredito l’ex compagna rovesciandole addosso due flaconi di acido muriatico mentre la donna lavorava nel proprio salone da parrucchiera. Secondo il giudice Mauro D’Urso, il gesto, pur “gravissimo”, non rientra nella fattispecie del tentato sfregio permanente.
Il motivo del verdetto
Nelle motivazioni, il gup spiega che il liquido – contenente acido cloridrico al 6,5% – era «inidoneo» a causare deformazioni poiché, nel contesto in cui l’aggressione è avvenuta, era possibile eseguire immediati risciacqui. Un intervento tempestivo che ha evitato la “cristallizzazione della lesione”, generalmente possibile solo dopo circa 15 minuti di contatto con l’epidermide.
Lesioni evitate grazie al pronto intervento
La donna, colpita su capelli, viso e collo, non ha riportato cicatrici né danni profondi, proprio grazie al lavaggio abbondante effettuato subito. Un elemento determinante che – afferma il gup – “colloca i fatti al di fuori del reato di tentata deformazione dell’aspetto”.
Le accuse riqualificate
Pur confermando la richiesta del pm, il giudice ha riqualificato i reati: da tentata deformazione dell’aspetto a tentate lesioni gravissime, dalle contestazioni di stalking a minacce, considerate le frasi intimidatorie inviate nei giorni precedenti, tra cui: «L’acido brucia bene» e «quegli occhi potrebbero non vedere più».
Un comportamento definito comunque “gravissimo”
Il gup sottolinea che la scelta giuridica non attenua “la gravità della condotta delittuosa”, ma fotografa la reale capacità lesiva del liquido usato e il ruolo decisivo dell’intervento immediato.








