10 Settembre 2026
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Legge elettorale, caos sulle preferenze: FdI valuta l’apertura, poi il centrodestra si ricompatta

Il Senato respinge gli emendamenti dell'opposizione e approva il testo della maggioranza. FdI festeggia con i cartelli: "Con noi le preferenze, con loro zero preferenze"

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Una sbandata, poi il ricompattamento. È questa la fotografia della giornata vissuta al Senato sulla legge elettorale, con la maggioranza che, dopo aver valutato la possibilità di aprire agli emendamenti dell’opposizione sulle preferenze, alla fine torna sulla linea concordata e vota compatta il proprio testo.

Il centrodestra respinge senza defezioni le proposte delle opposizioni e approva, sempre senza defezioni, il proprio emendamento unitario, che introduce le preferenze ma mantiene anche i capolista bloccati. Al termine del voto, Fratelli d’Italia festeggia in Aula mostrando cartelli con la scritta: “Con noi le preferenze, con loro zero preferenze”.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sui social, rivendica il risultato: “Le preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile”.

Le tensioni nella maggioranza sulle preferenze

La giornata era iniziata però in un clima tutt’altro che sereno. In mattinata si era diffusa in Transatlantico la notizia che Fratelli d’Italia stesse valutando gli emendamenti dell’opposizione sulle preferenze. Una possibilità che aveva riacceso il confronto all’interno della maggioranza.

Anche Roberto Vannacci aveva rilanciato la questione sui social, sfidando FdI alla coerenza: “Siano coerenti, le votino”. Dalle parti di Forza Italia e Lega, invece, la posizione era rimasta netta: o si votava l’emendamento frutto dell’accordo di maggioranza oppure sarebbe saltata l’intera legge.

Che il tema fosse realmente sul tavolo lo confermavano però le parole del sottosegretario Alberto Balboni, secondo il quale il sub-emendamento rappresentava “una provocazione”, ma il tema delle preferenze esisteva e non sarebbe stato contrario a “soluzioni che amplino” il ricorso alle preferenze.

La riunione di maggioranza e il ritorno alla linea comune

A quel punto viene convocata una riunione di maggioranza con la ministra Elisabetta Casellati, i capigruppo del centrodestra e gli sherpa dei partiti.

Le tensioni non sembrano inizialmente del tutto rientrate. Il governo, anche alla luce dell’incidente avvenuto alla Camera sulle preferenze, decide di rimettersi all’Aula. In quell’occasione era stato dato parere favorevole a un emendamento e l’esecutivo era tecnicamente “andato sotto”.

Poche ore dopo, però, arriva la conferma della ricomposizione. La maggioranza annuncia che voterà compatta contro gli emendamenti dell’opposizione.

“Tra un emendamento strumentale e mantenere gli accordi di maggioranza – scandisce Lucio Malan – che permettono la reintroduzione dal ’92 delle preferenze, non abbiamo dubbi: manteniamo la parola sulle preferenze e votiamo contro questo emendamento”.

Sulla stessa linea Maurizio Gasparri: “Noi siamo una coalizione che fa sintesi, mentre voi litigate su primarie, secondarie…”.

Dai banchi dell’opposizione arriva però la replica. Quelle previste dalla maggioranza vengono definite “preferenze farlocche”, proprio per la presenza dei capolista bloccati. In Aula partono le proteste e le urla di “Vergogna!”.

Anche Matteo Renzi interviene rileggendo un precedente discorso della premier a favore delle preferenze e conclude: “Dovete vergognarvi!”.

L’emendamento del centrodestra passa compatto

Poco dopo arriva il voto sull’emendamento della maggioranza, che viene approvato senza defezioni. Dai banchi di Fratelli d’Italia compaiono i cartelli celebrativi e il centrodestra rivendica il risultato.

Bene le preferenze, la sinistra e Vannacci fanno polemiche strumentali“, commenta Maurizio Lupi.

“Passa la nostra battaglia”, rivendica invece Antonio De Poli dell’Udc.

Per la maggioranza, dunque, il punto centrale della riforma è stato superato, ma il testo continua a presentare diversi elementi destinati ad alimentare lo scontro politico.

Quote di genere e capolista bloccati, un altro nodo della riforma

Tra i prossimi punti critici c’è quello delle quote di genere. L’emendamento approvato dalla maggioranza fa infatti saltare le quote previste per i capolista nel Rosatellum, una questione che in passato aveva provocato le proteste di diverse parlamentari, comprese esponenti della maggioranza.

Un altro passaggio destinato a suscitare polemiche riguarda la cancellazione della cosiddetta norma “anti-cespugli”, che elimina qualsiasi soglia di voti necessaria per contribuire al premio. Il testo prevede contestualmente un deciso aumento delle firme necessarie per le forze politiche che entrano per la prima volta in Parlamento.

È proprio su questo punto che arriva una delle accuse più dure dell’opposizione. Giuseppe Conte parla di una “norma truffa della casta” e denuncia nella riforma anche una norma che definisce “proteggi casta”.

L’opposizione resta sulle barricate

Il fronte delle opposizioni esce dalla giornata duramente critico nei confronti del testo approvato dal Senato.

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein commenta il voto sostenendo che, “per non perdere la legge perde la faccia”.

Conte rincara la dose e, parlando della questione delle firme, denuncia: “Nella legge truffa c’è anche una norma proteggi casta”.

Per Riccardo Magi, quello sulle firme è invece “un altro schifo di questa legge”.

Anche Avs attacca duramente il provvedimento e definisce la riforma un “danno alla democrazia”.

Il passaggio sulle preferenze, dunque, si chiude con la maggioranza nuovamente compatta. Ma le tensioni emerse nel corso della giornata mostrano come il percorso della riforma elettorale sia tutt’altro che privo di ostacoli.

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