La clamorosa sconfitta incassata dal governo sulla riforma della legge elettorale continua a produrre scosse nella maggioranza. Dopo il voto segreto alla Camera che ha affossato l’emendamento sulle preferenze, Giorgia Meloni è impegnata a individuare i circa trenta franchi tiratori che avrebbero votato contro le indicazioni dell’esecutivo. Sul tavolo, intanto, torna anche l’ipotesi di un ricorso anticipato alle urne già nella primavera del 2027.
Secondo quanto ricostruisce il Corriere della Sera, la presidente del Consiglio sarebbe particolarmente irritata per quanto accaduto e avrebbe già avvertito gli alleati che un’eventuale nuova prova di forza potrebbe avere conseguenze politiche pesanti, fino allo scioglimento anticipato delle Camere.
I sospetti dentro la maggioranza
Le attenzioni di Palazzo Chigi si concentrano soprattutto su Forza Italia, ma anche su alcuni settori della Lega e dell’area riconducibile al generale Roberto Vannacci.
Nel partito azzurro, riferisce il quotidiano di via Solferino, avrebbe pesato anche il dissenso di numerose parlamentari contrarie all’introduzione delle preferenze, posizione già manifestata pubblicamente nei giorni precedenti al voto.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono i numeri. Secondo il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, i voti mancanti sarebbero stati addirittura 31, mentre il responsabile Organizzazione del Pd, Igor Taruffi, stima una distribuzione trasversale dei dissidenti: circa un terzo provenienti da Forza Italia, un terzo dalla Lega e una quota più contenuta da Fratelli d’Italia.
L’ombra di Marina Berlusconi
Un ulteriore retroscena arriva da La Stampa, che riferisce dei sospetti maturati negli ambienti della maggioranza nei confronti dell’area più vicina a Marina Berlusconi. Al centro dell’attenzione ci sarebbe anche la presenza in Aula di Marta Fascina, considerata politicamente molto vicina alla presidente di Fininvest.
Secondo il quotidiano torinese, la preoccupazione di alcuni esponenti di Forza Italia sarebbe quella di evitare un ulteriore rafforzamento di Fratelli d’Italia in vista delle future partite istituzionali, a partire dall’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Si tratta, tuttavia, di ricostruzioni giornalistiche e non di elementi confermati.
Meloni torna a valutare il voto anticipato
Nel frattempo, secondo la Repubblica, la presidente del Consiglio sarebbe tornata a ragionare sull’ipotesi di elezioni anticipate già nel giugno 2027, con l’eventualità di un breve governo di transizione qualora l’attuale maggioranza non fosse più in grado di garantire compattezza parlamentare.
La convinzione che emerge dai retroscena è che una parte della coalizione stia ormai puntando a un equilibrio politico che impedisca a Fratelli d’Italia di consolidare ulteriormente la propria leadership.
La legge elettorale resta in bilico
La riforma, comunque, non è ancora definitivamente tramontata. Come ricordato anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa, a Palazzo Madama il voto sulle preferenze sarà palese e questo potrebbe ridurre il rischio di nuovi franchi tiratori.
Secondo diverse ricostruzioni parlamentari, la maggioranza sarebbe inoltre orientata ad attendere i sondaggi dell’autunno prima di decidere se rilanciare definitivamente la riforma. In particolare, verrà monitorato l’andamento del consenso di Roberto Vannacci: una sua eventuale crescita potrebbe indurre gli alleati a congelare il progetto, mentre un ridimensionamento riaprirebbe la strada all’approvazione della nuova legge elettorale.












