× Sponsor
21 Maggio 2026
21 Maggio 2026
spot_img

Sempre più lontana la pensione anticipata: nel 2035 serviranno oltre 44 anni di contributi

Secondo l'emendamento dell'Esecutivo alla manovra di Bilancio, chi ha cominciato a lavorare nel 1991 e percepisce retribuzione bassa dovrà aspettare per lasciare il lavoro in anticipo

spot_img

Diventa sempre più difficile andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia. Nel 2035, secondo l’emendamento del Governo alla manovra di Bilancio, un uomo che ha cominciato a lavorare nel 1991 e che ha una retribuzione bassa dovrà aspettare per lasciare il lavoro in anticipo rispetto all’età di vecchiaia, dopo 44 anni e due mesi di attività.

Quando si potrà andare in pensione

Nel 2035 infatti oltre ai 43 anni e 8 mesi di contributi necessari per lasciare il lavoro, cresciuti con l’aumento dell’aspettativa di vita prevista nel 2025 secondo le ultime indicazioni della Ragioneria generale, si aggiungeranno sei mesi di finestra mobile (rispetto ai tre attuali). Se lo stesso lavoratore avrà compiuto a gennaio 2036 già 67 anni e 10 mesi (è nato quindi prima del marzo 1967) potrà uscire in pensione di vecchiaia. Il calcolo non vale per le lavoratrici che dovranno aspettare invece 43 anni e due mesi (42 anni e 8 mesi di contributi + sei mesi di finestra mobile). Quindi in pratica la pensione anticipata può essere raggiunta solo se si è cominciato a lavorare prima dei 23 anni né può essere troppo utile a questo fine il riscatto della laurea dato che dal 2035 al fine del conteggio degli anni dei contributi non varranno più 30 mesi. Se si è riscatta la laurea varrà naturalmente tutto quanto versato per il montante contributivo.

La pensione anticipata

Nel 2035 sarà possibile uscire in anticipo rispetto all’età di vecchiaia senza aspettare oltre 44 anni nel caso di una carriera interamente contributiva (se si è cominciato a versare dopo il 1995) però, nel caso di retribuzioni più sostanziose a fronte di una pensione maturata di almeno 3,2 volte l’assegno sociale (1.723 euro al mese secondo gli importi 2025), un’età di 64 anni e 10 mesi e almeno 30 anni di contributi (ora sono 25) oltre a sei mesi di finestra mobile (ora è di tre). L’importo soglia è più basso per le donne con figli: 2,8 volte l’assegno minimo per quelle con un figlio, 2,6 con due o più figli.

La pensione anticipata indipendente

Tornando alla pensione anticipata indipendente dall’età anagrafica nel 2070 saranno necessari 46 anni di contributi oltre a una finestra mobile di 6 mesi. In pratica quindi per chi ha cominciato a lavorare nel 2023 per utilizzare questa misura sarà necessario attendere il 2069 una volta raggiunti i 46 anni di contributi a meno di non aver già compiuto i 70 anni e due mesi di età. E dovrà peraltro aggiungere a questi anni di contributi versati sei mesi di attesa di finestra mobile per avere la pensione. Per chi è nato a ridosso degli anni duemila il percorso per la pensione appare accidentato anche grazie alle nuove norme sul riscatto della laurea per chi è interamente nel sistema contributivo. Dal 2035 non varranno ai fini degli anni di contributi accreditati per la pensione 30 mesi tra quelli riscattati per le lauree ottenute a partire dalle nuove regole introdotte nel 1990.

Quando i lavoratori potranno riposarsi

Per chi è nato all’inizio del 1981 e quindi sta già lavorando da 15/20 anni d’anni la pensione di vecchiaia arriverà nel 2049 a 68 anni e 11 mesi mentre quella anticipata, avendo cominciato a lavorare nel 2001 a vent’anni, alla fine del 2045 o all’inizio del 2046 dopo 44 anni e cinque mesi di contributi versati e altri sei mesi di attesa per la finestra mobile. Questi lavoratori potranno andare a riposo a 65 anni e sette mesi avendo maturato un importo di pensione pari ad almeno 3,2 volte l’importo minimo e avendo versato almeno 30 anni di contributi. Per le donne è necessario un anno di contributi in meno per l’anticipata. (ANSA)

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img