23 Agosto 2026
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Smartphone ai minori e ansia da social: la sfida educativa al Meeting di Rimini

Stefania Garassini e Antonio Affinita affrontano il nodo del digitale tra la necessità di porre limiti prima dei 13 anni e la richiesta di piattaforme più sicure

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Al Meeting di Rimini, la riflessione sul rapporto tra giovanissimi e tecnologia ha riacceso il dibattito sulla necessità di un cambio di rotta pedagogico. Durante l’incontro ospitato nella sala Conai A2, Stefania Garassini, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore e membro del cda della Fondazione Patti Digitali, ha posto l’accento sulla deriva performativa dei social network.
La quotidianità degli adolescenti, trasformata ormai in un’esibizione continua, impone ai più giovani ritmi e pressioni psicologiche insostenibili. Secondo l’esperta, è diventato fondamentale ritrovare una dimensione reale e protetta, superando la logica dell’apparenza a tutti i costi.
Garassini ha infatti sottolineato come “necessitiamo di un limite per riscoprire la propria realtà”. Nel suo intervento ha poi chiarito le dinamiche che travolgono i ragazzi, spiegando che “diventa un obbligo essere sui social. Sono mondi in cui si è giudicati sotto ogni punto di vista: dal numero di followers a quello dei like, fino alle visualizzazioni”.

Niente smartphone prima dei 13 anni: l’alleanza educativa tra genitori e ragazzi

Per contrastare l’impatto negativo dei dispositivi sulle nuove generazioni, la docente ha lanciato un preciso appello operativo alle famiglie. L’obiettivo non è isolare i giovani dal progresso, ma guidarli gradualmente verso una piena consapevolezza digitale. In quest’ottica, la Garassini suggerisce di ritardare l’accesso allo schermo personale, investendo sull’affiancamento e sul dialogo.
La docente ha raccomandato che “sarebbe meglio aspettare di dare il telefono ai ragazzi almeno fino ai 13 anni, utilizzando quel tempo per poterli aiutare a prepararli all’uso del digitale accompagnandoli con curiosità e aiutandoli a scoprire cosa c’è di positivo e a poterlo seguire, come scoprire ciò che è dannoso e poterlo evitare”.
Per sintetizzare questo approccio empatico e non repressivo, l’esperta ha richiamato il celebre insegnamento di Don Bosco, ricordando che “vorrei che gli educatori amassero ciò che piace ai ragazzi, allora i ragazzi ameranno ciò che piace agli educatori”.

Sicurezza e responsabilità: l’appello del MOIGE alle grandi piattaforme

Accanto al ruolo fondamentale della famiglia e della scuola, emerge con forza la questione della responsabilità diretta dei colossi del web. A tracciare le conclusioni del confronto è stato Antonio Affinita, direttore generale del MOIGE, che ha invocato una maggiore tutela attiva per i minori da parte dell’industria tecnologica. Gli ambienti digitali non possono essere trattati come zone franche, ma devono trasformarsi in spazi protetti capaci di prevenire i rischi per i più vulnerabili.
Affinita ha ribadito con fermezza che “le piattaforme devono aiutare i ragazzi ed essere rispettose e tutelanti. Perché il servizio che offrono deve essere sicuro”.

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