L’escalation militare nel conflitto russo-ucraino si sposta sul fronte delle infrastrutture logistiche ed economiche. In un’intervista rilasciata alla mittente Vesti, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’imminente avvio di attacchi di ritorsione nei confronti dell’Ucraina, definiti come una risposta “proporzionata” ai recenti blitz condotti da Kiev contro le strutture della catena di distribuzione russe. Nel mirino delle forze armate di Mosca finiranno “i nodi logistici più importanti dello Stato ucraino”.
La replica del Cremlino arriva a seguito dei raid che hanno colpito il centro logistico del colosso dell’e-commerce Ozon nella regione di Samara. Il leader russo ha argomentato la posizione di Mosca sostenendo che le decisioni strategiche di Kiev finiscono per ritorcersi sul Paese stesso: “Il regime di Kiev si è posto l’obiettivo di danneggiare la nostra economia. E cosa ha fatto? Ha aperto lui stesso il vaso di Pandora. Ebbene, riceverete una risposta nei settori più sensibili della vostra economia, che, a dire il vero, già versano in condizioni estremamente precarie. Questo riguarda anche la produzione agricola, dalle cui esportazioni il regime di Kiev ricava le proprie principali entrate”. Sul fronte operativo terrestre, Putin ha ribadito la fermezza dell’avanzata russa: “Le nostre truppe non solo continuano l’avanzata in tutte le direzioni, ma hanno anche aumentato il ritmo del loro movimento in avanti. Le Forze armate russe stanno risolvendo con sicurezza i compiti necessari per raggiungere pienamente gli obiettivi dell’operazione militare speciale”.
Gli attacchi ai colossi dell’e-commerce e il bilancio sui cieli
La strategia ucraina di portare la pressione economica e psicologica all’interno del territorio russo si è concentrata recentemente sui giganti del commercio digitale. Dopo i raid condotti a metà luglio e inizio agosto contro i centri di Wildberries, le forze di Kiev hanno preso di mira gli stabilimenti di Ozon, secondo operatore del settore. Uniti, i due gruppi rappresentano l’8,5% del PIL russo e gestiscono la quasi totalità del mercato delle vendite online nazionali. Oggetto dell’ultimo attacco è stato il polo logistico di Samara, un impianto di oltre 100 mila metri quadrati. Se da un lato il presidente Volodymyr Zelensky ha giustificato i raid sostenendo che tali strutture rappresentino “elementi della logistica russa e utilizzati per distribuire equipaggiamenti destinati alla guerra: sistemi di navigazione, componenti per la produzione di droni e altre forniture per l’esercito russo”, il Cremlino rigetta con fermezza ogni addebito circa l’uso militare dei siti.
Nel frattempo, la guerra dei droni continua a mietere vittime nei centri urbani. I recenti bombardamenti russi su Kiev e Zaporizhzhia hanno provocato due morti e numerosi feriti, cui si aggiunge il tragico bilancio dell’attacco al centro commerciale di Kryvyi Rih, costato la vita ad almeno 16 civili.
La risposta dell’Occidente e la diplomazia della Santa Sede
I drammatici sviluppi sul campo accelerano le iniziative della diplomazia internazionale e degli alleati occidentali. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso “orrore e commozione” in un colloquio telefonico con Zelensky, condannando duramente i raid russi sui centri abitati. Attraverso i propri canali ufficiali, il capo dell’Eliseo ha accusato Mosca di “intensificare il crimine della sua aggressione” mediante tattiche di “intimidazione ed escalation” che rivelano “un’ammissione di debolezza”. Considerato “fondamentale” dotare l’Ucraina degli strumenti idonei alla protezione dello spazio aereo, Macron ha confermato l’invio di nuovi intercettori e il potenziamento dell’impegno nell’ambito della Coalizione antimissile, esortando i partner internazionali a incrementare la pressione sulla Russia.
I nuovi aiuti militari e le future garanzie di sicurezza saranno al centro della riunione della Coalizione dei Volenterosi, prevista per lunedì in formato ibrido. Sul versante umanitario e diplomatico si muove anche il Vaticano: il presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi, ha confermato l’intenzione di tornare in missione ufficiale a Mosca, indicando che la visita avverrà “spero a fine settembre”. L’inviato pontificio ha assicurato che la Santa Sede “farà tutto il possibile per favorire la fine della guerra”, confermando la linea del dialogo costante promossa dal Papa.












