26 Giugno 2026
26 Giugno 2026
spot_img

Strage di Viareggio, condanna definitiva a 5 anni. L’ex ad di FS Mauro Moretti si è costituito in carcere

La Corte di Cassazione respinge i ricorsi degli imputati e chiude il capitolo giudiziario sul disastro ferroviario del 2009. Confermate le responsabilità anche per altri dieci dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella manutenzione del convoglio

spot_img

La definitiva condanna per il disastro ferroviario di Viareggio segna la svolta giudiziaria più attesa dal giugno del 2009. L’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana, Mauro Moretti, si è costituito in carcere ieri, in tarda serata. L’ingresso in istituto di pena è avvenuto a poche ore dalla pronuncia dei giudici della Quarta sezione penale della Corte di Cassazione, i quali, accogliendo integralmente le richieste della procura generale della Suprema Corte, hanno rigettato i ricorsi presentati dai legali degli imputati contro la sentenza dell’appello ter. Quest’ultimo pronunciamento aveva confermato, tra gli altri, il provvedimento di condanna a cinque anni di reclusione a carico di Moretti per la strage che provocò la morte di 32 persone e il ferimento di oltre un centinaio di cittadini. Oltre alla posizione dell’ex amministratore delegato, gli ermellini hanno confermato in via definitiva le condanne per altri dieci imputati, tra ex dirigenti e tecnici delle società ferroviarie coinvolte a vario titolo nella gestione e nella manutenzione del convoglio deragliato.

Il percorso giudiziario e il calcolo delle attenuanti generiche

L’ultimo capitolo processuale, sfociato nel verdetto definitivo di ieri, rappresenta la conclusione dell’Appello Ter, un procedimento nato a seguito della precedente decisione della Corte di Cassazione datata gennaio 2024. In quell’occasione la Suprema Corte aveva già sancito irrevocabilmente la responsabilità penale degli imputati, disponendo tuttavia un rinvio parziale limitatamente alla quantificazione delle sanzioni detentive. Il nodo centrale attorno al quale si è sviluppata la battaglia legale riguardava l’esatta applicazione dell’entità delle attenuanti generiche: la difesa spingeva per ottenere la riduzione massima della pena pari a un terzo del totale, mentre la sentenza emessa nel 2022 le aveva concesse nella misura minima di un nono.

Le motivazioni dei magistrati d’appello e il sigillo della Suprema Corte

La Corte di Appello di Firenze, chiamata a pronunciarsi in terza istanza, aveva respinto le istanze difensive blindando l’impianto sanzionatorio originario. Nelle motivazioni della sentenza emessa nel maggio dello scorso anno, i giudici toscani avevano esplicitato con chiarezza i criteri adottati per il computo della reclusione: “Per mantenere sanzioni il più possibile adeguate alla gravità eccezionale dei fatti, arrivati ad un accertamento definitivo, questo collegio ritiene che la diminuzione da riconoscere a ogni imputato non possa esser superiore ad un nono della pena base determinata per ciascuno degli imputati”. Le argomentazioni espresse dalla magistratura fiorentina hanno trovato ieri sera il definitivo avallo della Corte di Cassazione, che ha respinto gli ultimi ricorsi rendendo i provvedimenti immediatamente esecutivi e conducendo all’arresto dei condannati.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img