“Ho letto la nota con cui il Rettore Cuda ha risposto alle censure del consigliere Antonello Talerico sull’Università Magna Graecia. E ho letto, nelle stesse ore, il comunicato con cui l’Ateneo annuncia il nuovo Corso di Laurea Magistrale in Healthcare Management. Messi uno accanto all’altro, i due testi raccontano il problema meglio di qualunque polemica”. E’ quanto afferma Sergio Costanzo, consigliere comunale di Catanzaro.
“Dati parziali, ma dati”
Costanzo aggiunge: “Il Rettore replica a Talerico sostenendo che si tratta di dati parziali. Bene: parziali finché si vuole, ma dati. Non invenzioni, non fantasie, non calcoli di parte. Ammettendo che siano parziali, il Rettore ammette che esistono. E allora la questione si sposta, e diventa più seria: chi governa un ateneo pubblico non è chiamato a contestare l’aggettivo, ma a spiegare il numero. Prendiamo proprio il corso che l’Ateneo presenta come il proprio fiore all’occhiello. Interamente in inglese, con moduli su digital health, big data, health technology assessment, cybersecurity, presentato come la punta della strategia di internazionalizzazione dell’Ateneo. Su cinquanta posti disponibili, allo stato non si arriva neanche a dieci iscritti. È qui che si misura la capacità manageriale di un’università, non nei comunicati stampa. E se il dato è sbagliato, la smentita è a portata di mano: l’Ateneo pubblichi i numeri, corso per corso, posti banditi e immatricolati. Nessuno chiede altro. Il punto non è il singolo corso. Il punto è il metodo. Da anni assistiamo ad annunci di percorsi formativi che dovrebbero rilanciare l’Ateneo e attrarre studenti da fuori regione, e che poi restano sulla carta o partono con numeri da corso di aggiornamento”.
“I documenti ci sono”
Costanzo dice ancora: “Nel frattempo Medicina Veterinaria è ferma dal 2010, la riattivazione bocciata dall’ANVUR nel 2023 non ha prodotto in tre anni un cronoprogramma, e le proposte concrete arrivate dal territorio, compresa la disponibilità della Regione a finanziare l’Ospedale Veterinario Universitario, non hanno avuto risposta. Vorrei allora capire, e con me lo vorrebbe capire la città, in base a quali criteri si decide che un corso va attivato e un altro no. Quali analisi di domanda formativa, quali dati occupazionali, quale valutazione della sostenibilità del corpo docente. Sono documenti che esistono, perché la legge li impone, e che nessuno ha mai visto discussi pubblicamente. Se l’Ateneo li mette sul tavolo, il dibattito finisce in mezz’ora. Se non li mette sul tavolo, le domande restano, e ognuno è libero di darsi le risposte che ritiene. Trovo poi singolare il richiamo del Rettore al latino e all’invito a occuparsi ciascuno del proprio mestiere. L’Università Magna Graecia si regge su risorse pubbliche e sorge in una città che le ha dato tutto: terreni, infrastrutture, un ospedale. Chiedere conto dei risultati non è invadere un campo altrui: è il mestiere di chi siede in un Consiglio comunale. Il mestiere del Rettore, semmai, sarebbe spiegare che cosa ha in mente per l’Ateneo di Catanzaro nei prossimi cinque anni. Perché, a oggi, non lo ha capito la città e ho il sospetto che non lo abbia del tutto chiaro neppure lui.
Nel merito, del resto, quanto sostiene il Rettore non è smentito da Talerico né da me. È smentito dai report nazionali e internazionali, compresi i dati Censis, la cui pubblicazione da parte di alcune testate evidentemente ha dato molto fastidio al Rettore, che ogni anno fotografano un divario crescente rispetto all’Unical e all’Università Mediterranea di Reggio Calabria”.
Costruire una strategia credibile
Poi conclude: “E allora, una considerazione al professor Cuda, nella sua qualità di Rettore dell’Università Magna Graecia: forse, prima di dedicare tempo ed energie a rispondere a mezzo stampa alle legittime osservazioni di figure importanti di questa città, sarebbe più utile concentrarsi sul lavoro che attende l’Ateneo.
Un lavoro enorme, perché i risultati delle classifiche e dei report nazionali e internazionali raccontano da anni di un’università che ha perso terreno e che oggi si trova in fondo a diverse graduatorie, con un gap sempre più evidente rispetto agli altri atenei calabresi.
Non credo che il problema dell’Università Magna Graecia sia la quantità di dichiarazioni rilasciate dal suo Rettore. Il problema è la capacità di costruire una strategia credibile per recuperare il terreno perduto. E, francamente, in una situazione del genere, qualche volta sarebbe preferibile che il Rettore tacesse sulle polemiche e parlasse, invece, dei risultati che intende raggiungere. Meno repliche sulla stampa, dunque, e più lavoro per riportare l’Ateneo di Catanzaro al livello che questa città, questa Regione e soprattutto la sua comunità accademica meritano. Perché un Rettore non viene giudicato per la capacità di rispondere ai propri critici, ma per la capacità di lasciare l’università che amministra migliore di come l’ha trovata”.












