L’Italia si ferma per ricordare una delle ferite più profonde della sua storia repubblicana. A trentaquattro anni di distanza dalla strage di via D’Amelio, l’intero Paese rende omaggio alla memoria del magistrato Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, falciati dall’esplosione mafiosa del 19 luglio 1992. Alle ore 16.58 di quel tragico pomeriggio, un’autobomba posizionata davanti al civico 19 di via Mariano D’Amelio, a Palermo, stroncò la vita del giudice e dei poliziotti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
L’unico a scampare alla morte fu l’agente Antonino Vullo, investito dalla deflagrazione mentre era intento a parcheggiare una delle vetture di servizio. Quell’attentato, consumatosi a soli cinquantasette giorni dalla strage di Capaci, rappresentò il momento di massima tensione nella sfida lanciata da Cosa Nostra allo Stato. Oggi, a distanza di oltre tre decenni, il doloroso anniversario non costituisce soltanto un momento di raccoglimento, ma si conferma un richiamo perenne alla ricerca della verità giudiziaria e all’impegno civile da trasmettere alle nuove generazioni.
Il messaggio di Mattarella: lo Stato è più forte del cancro mafioso
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto sottolineare la reazione ferma e democratica delle istituzioni dinanzi alla violenza stragista, rimarcando come la Repubblica abbia saputo resistere all’attacco frontale della criminalità organizzata.
“La strage di via D’Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese. Rappresentò il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani”. Lo dichiara il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Con il “contributo” di “uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni”, quel “disegno eversivo” è “stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte. Catturando e condannando carnefici e mandanti”.
“Paolo Borsellino pagò con la vita il proprio impegno di magistrato, e con lui vennero uccisi cinque servitori dello Stato, i cui nomi sono iscritti per sempre nella memoria della Repubblica: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina”, afferma ancora Mattarella.
“A trentaquattro anni dall’eccidio restano intatti i nostri sentimenti di solidarietà e di vicinanza con i familiari di tutti coloro – uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni – che hanno difeso la nostra comunità dal cancro mafioso”.
“Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese. Con la loro professionalità e il loro coraggio hanno istruito processi che prima non si riuscivano a celebrare. Con il loro impegno nelle istituzioni hanno dato allo Stato nuovi e più avanzati strumenti nella lotta alle mafie. Con il loro passione hanno seminato la cultura di legalità, insegnando ai giovani che la logica mafiosa va contrastata fin dai comportamenti quotidiani e dalla scuola. Il loro impegno è parte della coscienza democratica della Repubblica”.
Il ricordo di Giorgia Meloni e l’eredità per i giovani
Il valore ideale del sacrificio di Borsellino è stato richiamato anche dalla presidenza del Consiglio, che ha evidenziato l’impatto profondo che quegli eventi hanno esercitato sulla coscienza politica e personale di intere generazioni di italiani.
“Il 19 luglio è una data che ha segnato la storia d’Italia. E ha segnato anche la mia vita. Paolo Borsellino ci ha lasciato un’eredità fatta di coraggio, amore per la Patria e fiducia nei giovani: ‘Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo’. Nel suo ricordo continuiamo a percorrere la strada che ci ha indicato, con lo stesso impegno nella lotta alla criminalità organizzata e in difesa della legalità”. Lo scrive sui social la presidente del consiglio, Giorgia Meloni.
Il fronte del Viminale e il tributo di Roberta Metsola
La solennità della ricorrenza trova eco sia nelle parole del ministro dell’Interno, incentrate sul sacrificio quotidiano dei servitori dello Stato, sia nelle dichiarazioni dei vertici del Parlamento europeo, che elevano la figura del magistrato a modello universale di giustizia.
“La strage di via d’Amelio rappresenta una ferita indelebile nella storia del nostro Paese. E allo stesso tempo ci ricorda con forza il valore della libertà. Ci racconta di eroi silenziosi che a rischio della vita hanno scelto di combattere la criminalità organizzata e le sue logiche di prevaricazione e violenza. Magistrati, uomini delle Forze dell’ordine, imprenditori, giornalisti che hanno difeso fino all’estremo sacrificio i valori più alti su cui si fonda la nostra democrazia. Un coraggio mai ostentato che ha permesso di tracciare una strada diversa. Il loro esempio ispira ancora oggi tutti coloro che senza risparmiarsi mettono le proprie energie al servizio del bene comune, facendo della lotta alle mafie una scelta di vita”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“Il magistrato Paolo Borsellino ha incarnato i valori su cui si fonda l’Europa: coraggio, integrità e libertà. Conosceva i rischi della lotta alla mafia, eppure non si è mai sottratto al suo dovere. Rendiamogli omaggio, a 34 anni dal suo assassinio, scegliendo ogni giorno di stare dalla parte della giustizia”. Lo dichiara sui social la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.











