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17 Giugno 2026
17 Giugno 2026
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Aesontium, fiumi di droga nel fortino rom di Catanzaro: sei condanne nell’appello bis. Una posizione stralciata (NOMI)

I giudici di secondo grado, chiamati a pronunciarsi dopo l'annullamento con rinvio della Cassazione hanno ridotto le pene per cinque imputati

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Sei condanne rideterminate e una posizione stralciata per i sette imputati, giudicati con rito abbreviato, nell’ambito del processo Aesontium, nato da un’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha scoperchiato un fiorente mercato di marijuana, hashish, cocaina e eroina, nel fortino rom di viale Isonzo, zona a sud del capoluogo di regione. La Corte di appello, presidente Giancarlo Bianchi, a latere Pietro Scuteri e Michele Ciociola, chiamata a pronunciarsi dopo gli annullamenti con rinvio stabiliti dalla Corte Cassazione, ha sentenziato condanne tra i 15 e i 5 anni di reclusione.

Il verdetto

In particolare ha ridotto la pena per Marco Bevilacqua, infliggendo 6 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione, mentre nel primo processo di secondo grado aveva incassato 7 anni e 6 mesi di reclusione. Una condanna più pesante a 15 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione per Fabio Bevilacqua, in luogo dei 12 anni e 2 mesi incassati nel precedente processo di appello la cui sentenza è stata annullata con rinvio dalla Cassazione; per Gianluca Bevilacqua 7 anni di reclusione, otto mesi in meno rispetto al primo verdetto di appello. Sconto di pena anche per Cosimo Bevilacqua, che passa da 7 anni e 6 mesi di reclusione a 5 anni, 6 mesi e 20 giorni; Silvana Vecceloque Pereloque, (in secondo grado inflitti 7 anni e 8 mesi). Pena dimezzata per Francesca Martelli che passa da  14 anni e 8 mesi di reclusione a 7 anni e 4 mesi.  Stralciata la posizione di Antonietta Passalacqua che verrà discusso il 26 giugno.  Nell’appello bis in sostanza sono state accolte le istanze difensive degli avvocati  Salvatore Iannone, Mary Aiello, Antonio Larussa, Francesco Ansani, Arturo Bova, Piero Chiodo, che sono riusciti ad ottenere un nuovo processo dopo che i giudici di Piazza Cavour, quarta sezione penale, avevano annullato con rinvio la sentenza emessa dalla Corte di appello di Catanzaro a settembre del 2024. Un annullamento con rinvio limitato alla circostanza aggravante del numero degli associati a cui si aggiunge per Francesca Martelli anche un annullamento con rinvio per il ruolo di organizzatrice del narcotraffico e per Antonietta Passalacqua un nuovo giudizio “sul bilanciamento fra le circostanze”. 

 Baby pusher al servizio dell’organizzazione

L’inchiesta Aesontium, che ha portato il 12 ottobre del 2021 i carabinieri del Reparto operativo di Catanzaro e gli uomini della Squadra mobile, a notificare un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 21 indagati, di cui 9 in carcere e 12 ai domiciliari è scaturita da due distinte attività investigative, condotte rispettivamente dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, confluita poi in un’unica indagine, nata da un sequestro di droga avvenuto nel settembre del 2016. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire i ruoli di ogni componente dei due sodalizi, uno riconducibile ai “Muntanaro” e l’altro ai “Diddi”, spesso in conflitto e in competizione tra di loro ma capaci anche di allearsi e di collaborare quando uno dei due viveva un momento di difficoltà. dal vertice fino alla manovalanza. Ognuno di loro avrebbe avuto un compito ben delineato per gli approvvigionamenti e per la distribuzione al dettaglio della droga spesso affidata a minorenni, in alcuni casi anche baby-pusher. Nel quartiere dello spaccio c’era di tutto: marijuana, hashish, cocaina, eroina. Una sorta di centro commerciale all’area aperta dedito al traffico illecito di sostanze stupefacenti

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