“Io ho indirizzo di fare multe. Quando il sindaco firma un’ordinanza sulla tolleranza, io avrò tolleranza“. È la risposta di un ausiliario del traffico a un genitore che ha trovato il verbale sotto il tergicristalli nei minuti dell’uscita dei bambini, nella zona della scuola primaria De Amicis e del Convitto, dove corso Umberto I e le vie adiacenti sono interamente contrassegnati da strisce blu. La frase è detta senza arroganza, quasi con rassegnazione, e proprio per questo colpisce. Dice che per fermarsi cinque minuti davanti a una scuola elementare ormai servirebbe un pezzo di carta con una firma in calce. Tutto il resto, cioè guardare la scena e capire cosa si ha davanti, non conta più.
Quello che si ha davanti
Quello che si ha davanti, tra le 13:15 e le 13:30, sono centinaia di bambini che escono e si riversano sui marciapiedi di corso Umberto I e delle vie vicine. Genitori con il motore acceso e le quattro frecce, uno che tiene per mano il più piccolo, un altro che carica zaino e sacca della palestra, il tempo di attraversare e ripartire. Non è sosta selvaggia. È la cosa più ordinaria che accade in qualunque città d’Italia davanti a qualunque scuola, ogni giorno, alla stessa ora.
Chi lavora su quella strada lo sa meglio di chiunque altro. Conosce gli orari, riconosce le auto, sente la campanella. Distinguere la fermata di un genitore da un’auto lasciata lì tutta la mattina non richiede un corso di formazione. Richiede di alzare lo sguardo. Se si rinuncia anche a questo, il ruolo di chi controlla si riduce a quello di una macchina che stampa fogli, e per quello sarebbero bastate le telecamere.
Famiglie che fanno i salti mortali
Va considerato anche da dove arrivano, quei genitori. Con i cantieri aperti in più punti della città, le strade chiuse e i percorsi allungati, arrivare nei pressi delle scuole tra le 13:15 e le 13:30 è diventata un’impresa quotidiana. Si chiede un permesso al lavoro, si prende una deviazione, si resta imbottigliati e si arriva con il fiato corto. Trovare un verbale al ritorno all’auto, dopo aver fatto tutto questo per non lasciare un bambino ad aspettare da solo sul marciapiede, ha un effetto che va ben oltre la somma da pagare. È il messaggio che passa a essere sbagliato. Al cittadino che si fa in quattro per rispettare un orario la città risponde con una sanzione, nel momento e nel luogo in cui chiunque capirebbe che serve misura. Così non si insegna il rispetto delle regole. Si insegna a sentirsi un bersaglio.
E la sicurezza dei bambini
C’è poi l’effetto che nessuno sembra aver messo in conto. Il genitore che teme il verbale smette di cercare lo stallo e si ferma in doppia fila, in curva, davanti al passo carrabile, con i bambini che scendono dal lato della carreggiata. Davanti a una scuola quello è il rischio vero, e nessuna multa sulla sosta breve lo riduce. Lo alimenta. Nessuno chiede impunità e nessuno contesta le strisce blu, che sono un servizio e vanno pagate. Si chiede una cosa più semplice, che nei pressi delle scuole, nel quarto d’ora in cui escono i bambini, qualcuno usi la testa. Se per ottenerlo serve un’ordinanza del sindaco, allora il problema non riguarda i genitori multati. Riguarda una città che ha smesso di fidarsi del proprio buon senso.













