La Calabria vive già una forma di autonomia differenziata, ma solo negli svantaggi. È da questa convinzione che parte l’intervento della Cgil Calabria dopo il voto della Camera sugli atti di indirizzo relativi agli schemi di intesa tra Governo, Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto per il trasferimento di ulteriori competenze nelle cosiddette materie “No Lep”.
Per il segretario generale Gianfranco Trotta, l’approvazione rappresenta un ulteriore passo verso una riforma che rischia di ampliare il divario tra Nord e Sud.
“La Calabria è già penalizzata”
Secondo Trotta, il governo prosegue nel percorso verso l’autonomia differenziata mentre la Calabria continua a scontare ritardi strutturali che la collocano in una posizione di forte svantaggio rispetto al resto del Paese.
“Se il governo continua la sua corsa verso l’autonomia differenziata, noi non allentiamo minimamente la presa e continuiamo a sostenere con forza che la Calabria vive già, di fatto, una ‘differenziazione’ dal resto del Paese. Sono i numeri e i dati a dirlo. La nostra terra è penalizzata su sanità, infrastrutture e trasporti, istruzione. Non ha bisogno di nuovi modelli di governo che andranno inevitabilmente a peggiorare ulteriormente la qualità della vita dei calabresi“.
Il riferimento alla preintesa firmata da Occhiuto
La Cgil esprime forte preoccupazione anche per la posizione assunta dalla Regione Calabria nel percorso che potrebbe condurre all’autonomia.
“Preoccupa che il presidente Occhiuto abbia firmato la preintesa e che esponenti del Governo dichiarino che la Calabria potrebbe essere la prossima ad avere la ‘sua sanità’. La Calabria ha già un suo personale modello di sanità pubblica. Un modello in cui i Lea sono al di sotto dell’assistenza territoriale. I dati del Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute, riferiti al 2024 e basati sul monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, la pongono all’ultimo posto in Italia. Una fotografia drammatica”.
“L’uscita dal commissariamento non ha cambiato nulla”
Per il segretario della Cgil, i diritti fondamentali non possono essere condizionati dal territorio in cui si vive e l’esperienza calabrese dimostrerebbe che il problema non è la quantità di autonomia, ma la qualità dei servizi garantiti ai cittadini.
“I diritti sociali e civili non possono dipendere dal luogo in cui si è nati, si lavora o si vive. Il presidente Occhiuto ci ripensi, esca da logiche politiche e pensi al bene dei calabresi”.
Trotta punta poi il dito contro la gestione della sanità regionale.
“L’uscita dal commissariamento non ha prodotto alcun beneficio e il persistere del piano di rientro ne è un’ampia dimostrazione. Di fatto è stata solo un’operazione propagandistica, dietro la quale potrebbe esserci l’accordo alla preintesa sull’autonomia differenziata. Uno scambio politico in cui la Calabria farebbe solo da sfondo”.
“Così si frammenta il Servizio sanitario nazionale”
Secondo la Cgil, concedere nuove competenze alle Regioni in un quadro caratterizzato da profonde disuguaglianze territoriali significherebbe accentuare le distanze già esistenti.
“Concedere margini di autonomia significa accentuare la frammentazione del Servizio sanitario nazionale, indebolire i principi di uguaglianza e universalità dei diritti sociali, rendere ancora più profondi gli attuali divari territoriali. Non possiamo permetterlo. Il Servizio sanitario nazionale va rinforzato e non smantellato“.
La proposta della Cgil: una legge popolare sulla salute
Il sindacato rilancia infine la propria proposta di legge di iniziativa popolare dedicata alla sanità pubblica, indicando questa come la strada per invertire la rotta.
“Ecco perché portiamo avanti con forza la nostra proposta di legge di iniziativa popolare sulla salute. Crediamo nello Stato sociale, crediamo nel servizio pubblico e ancora di più siamo convinti che esistano i margini per ricostruirlo e risollevarlo, abbattendo l’incidenza della sanità privata, diventata una scelta obbligata per tanti cittadini”.











