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15 Maggio 2026
15 Maggio 2026
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Calabria, terra fragile: 236 mila persone a rischio frane e alluvioni. Prevenzione frenata da ritardi e burocrazia

Oltre il 70% dei comuni calabresi è esposto al dissesto idrogeologico. Migliaia di cittadini vivono in aree pericolose e anche il patrimonio culturale è minacciato

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La Calabria presenta un elevatissimo rischio idrogeologico, una condizione che riguarda oltre il 70% dei comuni interessati da frane e alluvioni. Non si tratta di episodi isolati o emergenze occasionali, ma di una fragilità strutturale che accompagna il territorio da decenni e che oggi si manifesta con sempre maggiore frequenza e intensità.

Migliaia di persone vivono sotto minaccia

Sono oltre 236.000 le persone che risiedono in aree ad elevato rischio idraulico, con le province di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria particolarmente esposte. Comunità intere vivono in una condizione di vulnerabilità permanente, spesso consapevoli che basta un evento meteorologico intenso per trasformare la normalità in emergenza.

Quando il dissesto colpisce anche la storia

Il dissesto idrogeologico non risparmia neppure il patrimonio culturale. Circa il 20% dei siti storici, delle chiese e dei beni vincolati della Calabria si trova in zone a rischio, mettendo in pericolo non solo edifici e opere, ma anche l’identità storica e culturale della regione.

Le cause di una fragilità cronica

Alla base di questa situazione vi sono le caratteristiche morfologiche del territorio, la crescente incidenza di fenomeni atmosferici violenti e una gestione del suolo che, nel tempo, ha mostrato limiti evidenti. Una combinazione che rende il dissesto una costante e non un’eccezione.

Le strategie regionali e i ritardi attuativi

La Regione Calabria sta tentando di rispondere attraverso strategie di mitigazione, nuovi piani di intervento e una legge specifica per la difesa del suolo. Tuttavia, tra programmazione e realizzazione concreta degli interventi, si inseriscono spesso ritardi, vincoli burocratici e difficoltà amministrative che finiscono per rallentare o bloccare l’azione preventiva.

Il caso Maierato e i fondi restituiti

In questo contesto di pericolo diffuso, il Comune di Maierato non doveva restituire alla Regione Calabria 1 milione e 400 mila euro destinati alla messa in sicurezza del territorio maieratano. E invece è accaduto. La Regione ha chiesto la restituzione delle somme perché non potevano più essere utilizzate dal Comune a causa della mancanza del progetto esecutivo dei lavori.

Il documento che certifica la restituzione

Esiste un documento ufficiale in cui la Regione Calabria chiede formalmente la restituzione dei fondi. Un atto che pesa come un macigno se rapportato alla gravità del rischio idrogeologico che incombe sul territorio e che apre interrogativi sulla capacità del sistema di trasformare le risorse disponibili in interventi concreti e tempestivi.

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Un’emergenza che non può attendere

La combinazione tra fenomeni atmosferici sempre più intensi e la vulnerabilità del territorio rende la prevenzione una priorità assoluta. Per chi vuole verificare la situazione della propria zona, è possibile consultare la piattaforma Idrogeo dell’ISPRA, che fotografa in modo chiaro e aggiornato il livello di rischio. Ma i dati, da soli, non bastano più: servono decisioni rapide, progetti pronti e interventi reali.

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