Il grande Filippo Panseca, coreografo delle maxi convention craxiane, non avrebbe potuto concepire di meglio.
Il Cannizzaro Day celebrato nel magico scenario dello Stretto, non è stata solo “n’americanata”, ma la dettatura in pubblico di un manifesto politico in piena regola, scritto con l’inchiostro indelebile della legittima, quantunque debordante, ambizione del neo sindaco.
Il “vasto programma” del neo sindaco
Vaste programma avrebbe chiosato De Gaulle innanzi a tanta abbondanza con la quale Cannizzaro si è presentato anche a quei molti calabresi che lo conoscevano solo di nome, per lanciare qualche messaggio.
Una giunta dal peso regionale
A partire dalla composizione della giunta municipale che, in quanto a prestigio dei nomi, non avrebbe nulla da invidiare all’attuale esecutivo regionale, nel quale pur figura qualche elemento di improvvisazione.
La finezza Franchini
L’inserimento di Marco Franchini poi, l’uomo che venne dal lontano Veneto per resuscitare l’aero-morto di Reggio, è una finezza concordataria tra califfi azzurri, Cannizzaro e Occhiuto.
Un modo per dire alla gente dello Stretto “vidistivu cu vi portai aru turismu? Marcu u Sarvaturi!”.
Catalfamo, Fio e Iatì
E ancora, la Catalfamo che nel primo centrodestra di governo regionale non sfigurò affatto, la Fio e la Iatì, donne attrezzate per sfide importanti, forse meno preparate in liturgie e camarille politiche, ma sapranno apprendere dal capo squadra che, in materia, è docente universitario.
Vedremo se lo diventerà anche nell’altra disciplina: l’amministrazione quotidiana.
Il cantiere della centralità reggina
Il Cannizzaro Day è stato anche l’apertura di un cantiere politico nel quale costruire la centralità reggina nelle scelte dei governi calabrese e nazionale.
Due papi azzurri
Taiani, con la sua vicinanza fisica e operativa a Francesco, assevera la strategia, la quale, a lungo andare finirà inevitabilmente per creare due papi azzurri, uno alla Cittadella, l’altro sulla punta dell’italico Stivale.
Un dualismo che già si legge in filograna e che consente all’attuale ministro degli esteri di tenere a bada la brama di leadership nazionale mai sopita negli ambienti presidenziali.










