Il Rendiconto 2025 del Comune di Lamezia Terme finisce al centro di una durissima contestazione politica e contabile sollevata dal gruppo consiliare del Partito Democratico. Secondo il consigliere Gennarino Masi, l’analisi dei dati ufficiali dell’ente evidenzia uno scenario di estrema gravità, caratterizzato da documenti contraddittori, controlli deficitari e dall’assenza di una strategia concreta per arginare un passivo che ha superato la soglia critica dei 50 milioni di euro. L’esponente dem definisce l’imminente voto d’aula come un atto di enorme responsabilità, parlando di un documento privo di solidità, basato su coperture apparenti e previsioni fin troppo ottimistiche.
La tensione si concentra in particolare su una grave anomalia procedurale che avrebbe privato il Consiglio comunale di elementi conoscitivi fondamentali. Sebbene il Collegio dei Revisori abbia espresso parere favorevole a maggioranza, la formale approvazione nasconderebbe una profonda frattura interna. Le osservazioni tecniche e fortemente critiche messe a verbale da un componente dell’organo di controllo, il dottor Gabriele Docimo, non sarebbero mai state trasmesse ai consiglieri comunali, determinando una palese lesione del loro diritto-dovere di controllo e riducendo il parere di garanzia a una formalità vuota.
Disavanzo record e liquidità vincolata: l’allarme sui conti
Il quadro finanziario descritto dall’opposizione sulla base dei rilievi tecnici del dottor Docimo delinea una situazione strutturale definita allarmante. Al 31 dicembre 2025 il Comune di Lamezia Terme registra un disavanzo record di 50 milioni di euro, un dato peggiorato di oltre 8 milioni rispetto all’anno precedente a causa dei rilievi della Corte dei Conti, che ha costretto l’amministrazione a riconoscere passività non iscritte per anni.
A gravare sul quotidiano funzionamento dell’ente è anche la fortissima rigidità della cassa. A fronte di un fondo complessivo superiore ai 30 milioni di euro, circa 28 milioni risultano vincolati a specifiche destinazioni. La liquidità reale e immediatamente disponibile per le spese correnti della macchina comunale è quantificata in appena 2.825.257,09 euro, un limite oltre il quale l’utilizzo di fondi vincolati integrerebbe una violazione di legge. Parallelamente viene contestata la congruità del fondo contenzioso: l’amministrazione ha accantonato a bilancio 8,5 milioni di euro a fronte di un fabbisogno minimo di 12 milioni certificato dalla magistratura contabile, esponendo l’ente a un rischio di ulteriore dissesto in caso di esiti giudiziari sfavorevoli.
Il fallimento delle alienazioni e l’assenza di un piano di rientro
Un capitolo centrale della contestazione riguarda la scarsa attendibilità delle voci di entrata, con particolare riferimento al piano delle vendite immobiliari. Il rendiconto evidenzia che a fronte di una previsione di 5,6 milioni di euro, gli incassi reali si sono fermati ad appena 72.902 euro, registrando un tasso di realizzo dello 0,65%. Una discrepanza che il Partito Democratico bolla come fantafinanza finalizzata esclusivamente a posticipare i nodi strutturali, richiamando una critica già espressa in aula il 15 aprile 2026. Secondo i consiglieri di minoranza, ci si trova davanti a un metodo sistematico volto a strutturare i bilanci su coperture fittizie.
L’affondo finale si concentra sul rispetto del Testo Unico degli Enti Locali. L’articolo 188 del Tuel impone infatti l’applicazione immediata del disavanzo all’esercizio in corso contestualmente all’approvazione del rendiconto, pena l’equiparazione alla mancata approvazione dello stesso. Al contrario, la proposta di delibera numero 1839 si limiterebbe ad accertare il passivo di 50 milioni, annunciando in modo generico il ricorso a future procedure di ripiano senza definire quote, coperture o un orizzonte temporale certo, spingendo l’opposizione a chiedere un’inversione di rotta immediata all’insegna della trasparenza verso i contribuenti.










