Un investimento da 148,4 milioni di euro, il futuro della depurazione di Catanzaro e una polemica sui meriti che accompagna il progetto prima ancora della sua realizzazione. Antonio Daffinà, subcommissario del Governo per la depurazione, interviene dopo i recenti post del sindaco Nicola Fiorita e mette in chiaro chi fa cosa. La sua è una precisazione istituzionale che diventa un affondo politico: “È inutile tentare di piantare bandierine con obiettivi peraltro ben riconoscibili”.
Il destinatario della nota è il primo cittadino, intervenuto sui social sul piano di riassetto del sistema depurativo. Daffinà rivendica il lavoro della struttura commissariale, sottolinea il sostegno della Regione e riconosce al Comune soprattutto il contributo degli uffici. Con un’aggiunta: quella collaborazione viene anche dalle amministrazioni precedenti.
La regia dell’investimento è commissariale
Il primo punto riguarda la titolarità dell’intervento. Daffinà ricorda che il soggetto attuatore è l’ufficio del commissario alla depurazione e richiama la presentazione del Documento di indirizzo alla progettazione (Dip), avvenuta la scorsa estate.
È su questo presupposto che il subcommissario costruisce la propria replica: il piano per completare e rinnovare il sistema cittadino nasce dal lavoro dei tecnici della struttura calabrese per la depurazione, affiancati dallo stesso Daffinà.
Nella nota c’è anche una puntualizzazione destinata ad alimentare il confronto: secondo il subcommissario, il progetto non è stato ancora reso noto neppure agli uffici e all’amministrazione comunale. Un passaggio con cui Daffinà rimarca la distanza tra il lavoro progettuale svolto e le rivendicazioni politiche che contesta.
Il ruolo della Regione e il riconoscimento agli uffici comunali
Nel ricostruire il percorso, Daffinà attribuisce un ruolo centrale all’assessorato regionale all’Ambiente, guidato da Antonio Montuoro, e al direttore generale del Dipartimento, Salvatore Siviglia. Sono loro, insieme al Mase, gli interlocutori indicati dal subcommissario per arrivare alla trasformazione annunciata per il capoluogo.
Al Comune viene riconosciuta una “proficua collaborazione”, legata soprattutto alla disponibilità del personale degli uffici competenti. Ma il riconoscimento contiene un’altra stoccata: quel contributo, precisa Daffinà, è arrivato “non solo in questa consiliatura ma anche e soprattutto nel passato”.
Il messaggio politico è leggibile: nella ricostruzione del subcommissario, il lavoro sull’emergenza depurativa attraversa più amministrazioni e coinvolge istituzioni diverse.
Il piano vale 148,4 milioni, per partire ce ne sono 14,5
Accanto alla disputa sui meriti c’è la questione concreta delle risorse e dei tempi. Daffinà indica in 14,5 milioni di euro la disponibilità dalla quale si partirà, rispetto ai 148,4 milioni previsti per l’investimento complessivo.
L’obiettivo è arrivare, nel giro di qualche anno, a un sistema depurativo articolato sui due poli di Germaneto e Castace. Nel percorso viene collocata anche la futura disattivazione delle linee di trattamento del depuratore di Verghello, con la loro contestuale bonifica integrale.
La nota descrive dunque un intervento da sviluppare nel tempo. Lo stesso subcommissario lo definisce “lungo e complesso”.
L’affondo sulle “bandierine”
È proprio la complessità del lavoro da affrontare a sostenere la conclusione polemica di Daffinà. Il subcommissario contesta il tentativo di intestarsi politicamente l’operazione e chiede di concentrare gli sforzi sulla collaborazione tra gli enti.
L’invito a costruire “sinergie istituzionali” arriva dopo una netta rivendicazione della regia commissariale e del rapporto con la Regione. Il traguardo, scrive Daffinà, “potrebbe cambiare la vita dei cittadini di Catanzaro”. Per raggiungerlo serviranno risorse, progettazione e anni di lavoro. La contesa sui meriti è già cominciata.














